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Società

La mobilità sociale del basso Impero

a cura di Alessio Cittadini



La società tardo-antica si presenta a prima vista come una società rigidamente divisa in classi, quasi un immenso campo di concentramento dove ciascuno era tenuto, attraverso ferree disposizioni, ad assumere ereditariamente il ruolo già svolto dal padre.
Lo storico Arnold H. M. Jones illumina alcuni aspetti di questo “sistema delle caste”, giungendo tuttavia alla conclusione che le possibilità di trasformazione della propria condizione sociale, cioè la mobilità sociale, furono nel tardo impero assai più ampie che nei primi secoli del principato. Lo starebbe a dimostrare la continua riproposizione di leggi miranti a sancire l'eredità dei ruoli: segno – allora come oggi – che esse non trovavano applicazione.
Una delle caratteristiche più sgradevoli del tardo impero romano è costituita dal sistema delle caste, grazie al quale alcune categorie di persone erano legalmente obbligate a praticare certe attività e i loro figli erano tenuti a seguire le orme dei padri. […]
Le classi ereditarie si dividono in due categorie principali: coloro il cui servizio principale era richiesto dal governo – per esempio, soldati, lavoratori agricoli, operai delle zecche, delle fabbriche statali, del servizio postale – e coloro, come i decurioni, gli armatori – i navicularii – e gli appartenenti alle corporazioni di Roma, ai quali […] si chiedeva soprattutto di contribuire finanziariamente a diverse attività fondamentali.
L'esempio più cospicuo e meglio documentato di questa seconda categoria è costituito dai decurioni. […] Infatti, sotto il principato i decurioni erano eletti dal popolo, ovvero dai censori cittadini, i quali erano tenuti a scegliere ex-magistrati che erano stati eletti dal popolo. Per rivestire l'incarico erano richiesti diversi requisiti tra cui la cittadinanza della città interessata (origo) […] .
Durante il II secolo il declino del patriottismo civico, e l'incremento delle spese connesse al decurionato e alle magistrature, ne resero estremamente difficile la copertura completa. Oramai tali uffici non erano più oggetto di competizione in quanto onori ambiti, bensì accettati come un obbligo morale, oppure evitati dai meno scrupolosi perché gravosi. […] Già sotto i Severi è evidente dalle citazioni dei giuristi dell'epoca riportate nel Digesto che il ricorso alla coercizione è un fatto normale.
[…] La tendenza alla ereditarietà fu rafforzata dall'aumento del costo del decurionato. Solo le famiglie più ricche di ogni città potevano sostenerlo, e siccome normalmente la ricchezza passava di padre in figlio, lo stesso accadde per il servizio nella curia.
Così, Diocleziano e i suoi successori trovarono ormai formato un decurionato obbligatorio, l'appartenenza al quale era ereditaria ma che non escludeva la cooptazione di estranei in possesso dei requisiti richiesti. Tutto ciò che essi fecero non fu che chiudere, o tentare di chiudere, tutti i varchi attraverso i quali i decurioni e i loro figli cercavano di sfuggire ai loro obblighi. Il servizio nell'esercito era ovviamente incompatibile con quello della curia e, per estensione, nella burocrazia, considerata anch'essa una militia.
[…] Le legioni romane del principato tendevano sempre di più ad essere reclutate tra i figli dei soldati, nati durante la ferma paterna, e senza dubbio anche tra i figli dei veterani […] . Il governo indirettamente incoraggiava tale tendenza. […] Non sappiamo quando il servizio militare divenne obbligatorio per legge, ma si suppone che fosse tale già sotto Costantino, nel 313. In una legge posteriore, Costantino giustifica l'obbligarietà con questa affermazione : “Noi non permettiamo che i figli dei militari se ne stiano oziosi grazie ai privilegi concessi ai loro genitori”.
Dall'età di Costantino anche gli impiegati civili ebbero i gradi, in quanto milites, ma in questo caso Costantino legiferò specificamente nel 331 : “Coloro che sono nati da funzionari di qualsivoglia ufficio, sia che i loro genitori si trovino ancora sotto il vincolo del giuramento, sia che siano già stati congedati, devono occuparne il posto”. […]
La classe più numerosa e più importante alla quale fu imposta l'ereditarietà della condizione era costituita dalla popolazione agricola. […] Io ho supposto che la norma che fissava il contadino al suo luogo di origine, in quanto registrato nel censimento, risalisse probabilmente a Diocleziano, che inaugurò il nuovo sistema fiscale ed effettuò censimenti in tutto l'impero. Fin dall'inizio, l'effetto di questa norma fu di rendere ereditario il vincolo, dal momento che la origo del genitore era determinata dalla sua registrazione nel censimento e nel censimento stesso venivano inclusi anche i neonati, per quanto non ancora soggetti all'imposta. […]
Nonostante queste linee di tendenza, io oserei affermare che la mobilità sociale fu maggiore durante il tardo impero che non sotto il principato. Noi sappiamo di un numero sorprendentemente alto di persone di modesta condizione –decurioni, cohortales (pretoriani) e perfino lavoratori urbani e contadini – le quali raggiunsero gli strati più alti dell'aristocrazia imperiale, e perfino lo stesso trono imperiale, mediante la professione forense, il servizio nell'amministrazione civile o nell'esercito.
Il fiume di leggi che tentarono di fissare determinate categorie di persone e i loro discendenti alle rispettive occupazioni è indice esso stesso della forza del movimento che avrebbero dovuto imbrigliare, e vale semmai a dimostrare il loro fallimento.



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