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Storia

La riconquista romana dell'Italia

articolo a cura di Nicola Bergamo


Imperium unum est

L'esistenza di un unico Impero, era basata sulla concezione tipicamente romana di questa entità. L'impero universale degno di tale definizione doveva essere unico, e dopo la caduta del cugino occidentale non rimaneva che quello orientale.Un Imperatore come Giustiniano (forse l'ultimo imperatore veramente romano), intriso dal suo desiderio di grandezza, non poteva che puntare sulla riunificazione, raggiungendo cosi, l'apogeo, che gli avrebbe permesso un posto d'onore nell'Olimpo degli Imperatori. Per fare ciò aveva bisogno di un generale carismatico e leale,di una situazione politica favorevole, e di denaro, molto denaro. A capo delle truppe fu nominato, con il titolo di Magister Militum , Belisario ,che partì il giorno 24 giugno 533, per la riconquista del nordafrica alla testa di 5000 cavalleggeri e di 10000 fanti, trasportato da 500 navi e scortato da 92 dromoni. Belisario si dimostrò un grande generale vinse contro i vandali e riportò Cartagine in seno all'Impero Romano già nel marzo del 534. Era piena estate quando il condottiero arrivo a Costantinopoli omaggiato come gli antichi eroi romani, tra applausi scroscianti all'Ippodromo dove la folla era in delirio per la conquista, lo seguivano dei carri colmi di ricchezze e il tesoro reale tolto ai vinti e donato all'Imperatore Giustiniano. (tra i tesori fu ritrovato il famoso menorah , il famoso candelabro a sette bracci, che poi fu riconsegnato alla comunità ebraica del tempio di Gerusalemme). Preso dall'euforia, l'Imperatore decise di rivolgere il suo pensiero all'Italia, un Impero che si definiva romano non poteva non avere Roma tra i suoi confini, e un regno ostrogoto e ariano per giunta nella penisola risuonava come un ingiuria. Ma come colpire ? Alla morte di Teodorico (che regnava per conto di Bisanzio in Italia) nel 526 fu nominato suo successore il nipote Atalarico figlio della sua unica figlia Amalasunta. La principessa era una donna istruita per il tempo, conosceva bene i classici e cercò di dare la stessa educazione al figlio, intavolò una stretta corrispondenza con Giustiniano, e quando fu assassinata, l'imperatore non si lasciò sfuggire questa occasione e decise per l'attacco.

La conquista del Nord Africa

Belisario partì alla testa di 7500 uomini per conquistare la Sicilia, riaffermò il potere imperiale senza combattere e meno di due mesi era già sotto le mura di Napoli. L'arrivo dei romani non fu osteggiato, le popolazioni essendo in gran parte cattoliche (in quel periodo voleva dire “non essere ariani” e quindi riconoscendo la divinità del Cristo), aprirono le porte ai nuovi arrivati senza combattere e questo ci porta a pensare che non fu una guerra di conquista ma una sorta di ritorno al vecchio potere.

La campagna d'Italia

Belisario arrivò alle porte di Napoli. La città cadde dopo poco e pagò caro il suo eroismo, l'evento demoralizzò molto i goti , che vedevano avvicinarsi le truppe imperiali.  Cosi decisero di detronizzare il loro re Teodato e di mettere Vitige, che per prima cosa lasciò l'indifendibile Roma per arroccarsi nella più sicura Ravenna. Belisario cosi entrò nell'Urbe senza colpo ferire il 9 dicembre 536, e sapendo di un ritorno prossimo dei goti rinforzò le difese e fece riempire i granai. Il generale ebbe la giusta intuizione, infatti poco dopo nel mese di Marzo del 537 Vitige arrivò con il suo esercito, si dice avesse 150 000 uomini (fonte Procopio di Cesarea nella “Guerra Gotica”) e rimase lì, per un anno, per poi alzare le tende e ripiegare verso Ravenna. Giustiniano allarmato dalla situazione aveva inviato un contingente di 2000 soldati di cavalleria con a capo un certo Giovanni che facendo terra bruciata era arrivato fino a Rimini che era pressoché rimasta incustodita. Qualche giorno dopo Belisario partì per Ravenna lasciando una piccola guarnigione nella vecchia capitale, la sua intenzione era quella di salvare Giovanni troppo esposto nella pianura riminese. Il generale non attaccò subito per non mettere a repentaglio tutto l'esercito solo per salvare una piccola guarigione.

Belisario e Narsete

Una nuova figura molto sinistra ma altrettanto potente fu inviata in Italia : l'eunuco armeno Narsete. Perché, Giustiniano non mandò solo dei rinforzi a Belisario, invece di mandargli anche un tutore? Qui Entrano qui in gioco dei fattori umani,che dobbiamo considerare per meglio capire il quadro storico, come l'invidia che provava sicuramente l'Imperatore o addirittura (come si evinse poi)da parte della moglie, l'imperatrice Teodora che sobillava contro il potente generale, che essendo troppo giovane, troppo bravo, e troppo brillante, risultava essere un papabile concorrente al diadema. Giustiniano sicuramente non voleva ripercorrere le sfortune dalle rivolta di Nika e subendo ancora la volontà di Teodora mandò in Italia Narsete. Appena arrivò l'armeno, Belisario convocò lo stato maggiore che decise di attaccare Rimini e liberare Giovanni. Un paio di settimane dopo il generale romano entrò nella cittadina liberando gli ostaggi. Tutte le glorie furono attribuite a Narsete,  contribuendo a creare quel brutto clima tra lo stato maggiore dei romani, che contribuì a disturbare e quasi affossare tutta l'impresa, ma si sa la storia è fatta di uomini e gli uomini sono nati per sbagliare. Belisario poi, anche se era uno stratega eccezionale e un magnifico comandante, non riusciva ad assicurarsi la lealtà delle sue truppe e infatti capì che si ci fosse stata una scelta, gran parte del suo esercito avrebbe scelto Narsete. Un fatto però cambio le carte in tavola, la richiesta di aiuto che fece l'arcivescovo di Milano, Dazio, egli chiese che gli imperiali liberassero la sua città costretta dal giogo goto.

Belisario e il ritorno in Italia

Belisario invio un contingente di 1000 uomini ma per la strada attraverso le città del Nord Italia, il contingente si ridusse notevolmente perché ogni borgo apriva le porte ai romani e chiedevano di essere difesi dai nuovi arrivati. Fu cosi che l'armata per liberare Milano, arrivò decimata di circa il settanta percento. Vitige, accortosi ,mandò a riconquistare la città una sua guarnigione in aggiunta a 10000 burgundi, cosi nel 538 Milano venne assediata da un esercito smisurato, Belisario invio un altro contingente con a capo uno dei suoi migliori generali ma sapendo di essere inferiori numericamente si rifiutarono di guadare il Po'. Milano cadde nel 539 fu una tragedia, l'unica nota positiva fu il richiamo di Narsete da parte di Giustiniano a Costantinopoli. Alle fine del 539 tutta l'Italia a sud di Ravenna, grazie a Belisario, era di nuovo sotto il dominio imperiale. Ma, mentre l'esercito cingeva d'assedio da mare a da terra Ravenna, giunse la notizie che Cosroe imperatore dei Persiani, era in procinto di attaccare. Giustiniano dovette cosi scendere a compromessi con i goti facendo inferocire Belisario. La proposta ai goti parve una trappola e costrinsero gli ambasciatori a far firmare anche Belisario, il generale fece finta di acconsentire (anche perché i goti gli chiesero di diventare Imperatore al posto di Giustiniano cosi si sarebbero sottomessi a lui) entrò in Ravenna la depredò e riempi i carri di tutte le mercanzie più pregiate compresi i nobili e il re Vitige. A maggio del 540 stava per ritornare nel Bosforo per la giusta ricompensa , ma lo attese una brutta notizia Antiochia era caduta, e la presenza di Belisario era richiesta sul fronte orientale. Anche li si dimostrò un eroe ma contro di lui continuavano ad essere imbastite tele di perfidia dall'imperatrice Teodora che riuscì a farlo imprigionare a togliergli tutte le ricchezze e tutte le proprietà. Dopo la batosta avvenuta in Armenia (30000 uomini furono annientati da un corpo d'armata persiano molto più piccolo) Giustiniano liberò Belisario che ritornò alla guida dell'esercito d'occidente ma partendo dall'Italia il suo rango non fu quello di magister militum bensì quello di comes stabuli.
Il crollo della potenza Romana in Italia, dopo la partenza di Belisario nel 540, dimostrava il suo vero valore. Oltre alla mancanza determinante del “generalissimo”, l'astro di Totila aiutò molto gli italici alla rivolta, gli scontri che ci furono a Verona e a Faenza, decretarono la sconfitta dell'impero, in aggiunta a ciò, dobbiamo ricordare le continue lotte intestine nel corpo militare romano che ne minarono l'efficienza. La caduta della città partenope costrinse Giustiniano a rimandare in Italia Belisario che nel 544 riconquistò Otranto e ricostruì le difese di Pesaro, ma preoccupato della situazione chiese aiuto all'Imperatore che questa volta non si fece pregare inviando un bel esercito di romani e barbari alla testa del generale Giovanni e di un Generale armeno di nome Isacco. Totila riuscì a prendere Roma, anche in questo caso uno dei generali romani avevano disertato o non aveva seguito gli ordini impartitogli da Belisario, il piano non riuscì lasciando al re goto la vecchia capitale. Lo smacco fu tremendo dal punto di vista strategico e simbolico, (anche perché Procopio dice che Roma aveva appena 500 persone e solo le più povere). Belisario fu richiamato a Costantinopoli e si riappacificò con Giustiniano (era morta Teodora) i due rimasero amici e la riconquista fu compiuta (grazie al grande lavoro fatto prima da Belisario) da Narsete che riuscì ad avere uomini e mezzi dall'Imperatore che non aveva mai dato al grande generale.

L'Italia nuovamente romana

Narsete parti da Ravenna nell'estate del 552 con 35.000 e distrusse l'esercito goto verso giugno sulla via Flaminia. Continuò a scendere lungo la penisola arrivando nella valle del Sarno dove nel mese di Ottobre del 552 dando il colpo di grazia all'esercito goto che capitolò. Ora il sogno di Giustiniano divenne realtà.
Belisario morì nel marzo del 565 e Giustiniano nella notte tra il 14-15 Novembre dello stesso anno. Come abbiamo notato la guerra fu lunga e logorroica ,Giustiniano accecato dalla bramosia e dall'invidia non permise mai al suo maggior e fido generale di compiere un'impresa sicuramente alla sua portata. La continua perfidia poi usata da Teodora e il conseguente terrore di cadere in un'altra rivolta (quella di Nika fu terribile per l'imperatore) da parte di Belisario rovinò forse la più grande impresa di Giustiniano.E' chiara la posizione di Napoli contro la seconda invasione Gota con Totila comandante. O la resistenza di Roma o di Milano. Sicuramente se le guerra fosse durata meno, ad esempio fino alla prima spedizione di Belisario, l'Italia avrebbe avuto sicuramente uno sviluppo maggiore e magari un'unità politica diversa, ma questo purtroppo non lo sapremmo mai.     Era poi molto importante avere Roma all'interno del proprio territorio, cosi l' l'Imperatore poteva controllare tranquillamente anche l'elezione del sommo pontefice come avveniva già di fatto in oriente con il cesaropapismo. Il Papa non influì molto anzi fece il gioco del più forte essendo poi Vigilio uomo molto vicino a Teodora che lo volle sulla sedia di San Pietro ,anche se poi finì quasi ammazzato perché non riconobbe la condanna dei tre capitoli… ma questa è un'altra storia.

Bibliografia essenziale


J.J.Norwich
Bisanzio, splendore e decadenza di un Impero, Mondadori, Milano, Novembre 2000



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