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Storia

L'impero e le sue regioni: -La Cappadocia regione di frontiera-la storia,l'arte e i protagonisti-

articolo a cura di Strato Gelsomino


La Cappadocia regione di frontiera - la storia ,l'arte e i suoi protagonisti.

La regione

La Cappadocia è una regione del limes orientale situato nel cuore della penisola anatolica.
Essa sorge su un banco tufaceo di origine vulcanica che per effetto di un'intensa attività erosiva si è fessurato in molti punti creando quel particolare aspetto di questa parte dell'attuale Turchia.
Tra queste formazioni geologiche emergono i caratteristici coni di pietra denominati “camini delle fate”,nonché una serie di grotte che daranno origine ad un'intensa attività di realizzazione di chiese rupestri.

(la foto verrà inserita a breve)

Camini delle Fate

La storia

Con il termine Cappadocia anticamente veniva denominata la regione compresa tra il Ponto ,a sud dal Tauro,a ovest dalla piana di Konia e a est dalla zona di Malata e che oggi designa invece il territorio rupestre inscritto pressappoco tra il fiume Kizilmark e le città di Aksaray, Kayseri e Nigde .
Tale appellativo toponomastico deriva dall'antico termine persiano”Katpatuka”che significa “il paese dei bei cavalli”.
Regione ostica e dai lunghi inverni, entrò nell'orbita del mondo ellenizzato dopo la conquista di Alessandro il Macedone detto il Grande.Egli insediò sul trono la dinastia degli Ariathidi la quale iniziò un programma di urbanizzazione e riforma del nuovo stato ellenistico.
L'ultimo sovrano lasciò in eredità il regno ai Romani i quali dovettero difenderlo dalle mire di Mitridate re del Ponto.
Essa divenne una provincia dell'Impero Romano con capitale Mazaka-Eusebia che succesivamente divenne Cesarea.
Nel periodo bizantino,la Cappadocia ebbe grande importanza per il suo status di regione di confine.Durante il periodo della campagna gotica in cui fu impegnato l'imperatore Giustiniano,i persiani approfittarono dello sforzo bellico in occidente del basileus per sferrare attacchi al limes orientale ,soprattutto penetrando nella regione della Cappadocia.
Giustiniano fu costretto a trattare una tregua con il re persiano Khursaw I a prezzo di molte concessioni.
Nonostante le varie promesse di pace e di tregua la guerra, fu ripresa da Maurizio(582-602) ed Eraclio(610-641):i persiani invasero molte regioni orientali,occuparono Cesarea e Gerusalemme,distrussero parte della basilica del S. Sepolcro ed asportarono come maggiore trofeo ed offesa alla potenza avversaria bizantina e cristiana, la reliquia della Santa Croce,e si spinsero fino alle porte di Costantinopoli.


La riforma Eracliana


I persiani prima dell'avvento dell'imperatore Eraclio raggiunsero il massimo dell'espansione territoriale della loro storia.Quasi tutti i territori orientali caddero sotto la sovranità della dinastia degli Acheminidi e a molti parve restaurato l'antico Impero Persiano.Ciò che Giustiniano cercò di attuare con la guerra gotica in occidente,cioè restaurare l'antico primato di Roma e dei Romani in tutto il Mediterraneo ,allo stesso modo i persiani con tali conquiste cercavano di ricostituire il loro dominio in tutto l'oriente.
Nel 622 L'imperatore Eraclio parte con una grande armata per la riconquista dei territori romei persi ignominiosamente dal suo inetto e sanguinario predecessore: Foca.
Nel corso delle sue campagne di guerra,l'imperatore soggiornò in Asia per sei anni e in special modo a Cesarea,in Cappadocia, dove si trattenne fino all'autunno del 622,per poi ritornarvi tra il 628 ed 629.
Grazie al genio militare di Eraclio la reliquia della S. Croce fu riconquistata e riconsegnata il 21 marzo del 630 tra l'esultanza della popolazione.
Per la sua fondamentale funzione strategica,la Cappadocia fu tra le prime ad essere interessate alla riforma tematica(dal greco thema,”corpo d' armata”)voluta dall'imperatore Eraclio che trasformò il vecchio ordinamento amministrativo/burocratico di ispirazione tardo imperiale, in territori controllati e colonizzati da truppe alle quali veniva dato in proprietà perpetua un fondo in cambio dell'impegno a contribuire alla difesa dell'impero.Questo sistema derivava dall'antico concetto di limes e guardie limitanie. Tale nuova organizzazione incominciò ad essere collaudata contro le incursioni degli arabi .I saraceni incominciarono già nel 634 a compiere le loro incursioni in territorio cappadoce,razziando e distruggendo.
In seguito a tali attacchi la popolazione della Cappadocia preferì sfruttare la particolare geomorfologia del paese e costruire delle vere e proprie città sotterranee.

(la foto verrà inserita a breve)

Esempio di insediamento rupestre a Goreme

Periodo iconoclasta

Alle devastazioni saracene in quel periodo fece seguito la grave crisi iconoclasta.Tale crisi ebbe probabilmente come motore propulsore le regioni orientali ,forse spinte a tale drastica scelta dalle influenze ebraiche,musulmane ,ma anche dall'ascetismo del monachesimo presente massivamente in quelle zone .La crisi durò dal 730 all'843 ed incise  in tutti i settori dell'impero provocandone una grande crisi di cui i popoli confinanti ne approfitteranno.
In Cappadocia i segni di tale periodo sono presenti in rari esempi di arte iconoclasta detta “aniconica” perché ridotta a forme geometriche ,ad ornati di tipo vegetale e la presenza quasi ossessiva di croci.Il motivo ricorrente della forma cruciforme ebbe in Cappadocia un notevole successo,poiché la ripetizione di tale simbolo fu voluto non solo dagli imperatori iconoclasti ,ma anche dagli altri poiché esse rappresentavano un preciso programma propagandistico da contrapporre alle invasione arabe e alla diffusione dell'islam.Molti artisti “aniconici” continuarono la loro attività anche dopo l'843 anno della vittoria del movimento pro-icone.

(la foto verrà inserita a breve)


Esempio di arte Aniconica :Goreme chiesa di S.Barbara:



Dall'eresia Pauliciana alla battaglia di Manzikert
(838 -1071)


Nell'838 gli arabi si impradonirono delle città di Ankara e di Amorio .I bizantini non rimasero a guardare e risposero con un grosso attacco tale da infliggere all'emiro di Melitene una pesante sconfitta e la restituzione delle città.Nel frattempo era sorto un problema di tipo religioso;una setta di tipo Manichea chiamata Pauliciani (alcuni studiosi reputano che essi professassero un tipo di fede fondato sul dualismo manicheo,mentre altri affermano che essi fossero seguaci dell'”adozionismo”cioè la dottrina secondo cui Gesù fu adottato da Dio.)avevano fondato nel cuore della Cappadocia uno stato sovrano.L'esercito imperiale nell'872 annientò le armate pauliciane e distrusse la loro capitale:Tephrike.
Con l'affermarsi del sistema di Eraclio e le vittorie bizantine,la Cappadocia ebbe un momento di floridezza grazie alla formazione di un'aristocrazia terriera dalla quale uscirono molte famiglie influenti tra i quali i Foca.
L'epoca dei grandi imperatori-generali: Romano Lecapeno (921-944), Niceforo Foca (963-969)- Giovanni Tzimisce (969-976),e Basilio II (976-1025),contribuì molto alla rinascenza della regione cappadoce.Uno di questi fu proprio Niceforo Foca, appartenente alla potente dinastia cappadoce dei Foca ,originaria di Cesarea,e proprietaria di immensi latifondi in tutta l'Asia Minore.Sotto il suo governo la regione trovò pace,progresso ed aumento demografico.Un omaggio al grande imperatore lo si può tuttora ammirare nella chiesa detta della grande “ piccionaia” in cui splenditi affreschi celebrano le vittorie dell'imperatore Cappadoce.
Tra il X e l'XI secolo la Cappadocia bizantina conosce il suo massimo splendore.
Con il regno di Basilio II e la cosiddetta “rinascenza macedone”, ritornò ad essere un'importante provincia dell'impero e questo favorì un'eccezionale fioritura di vita spirituale ed artistica della regione.
In questo periodo in seguito ad un incremento del monachesimo,furono fondati numerosi monasteri rupestri sovvenzionati dall'aristocrazia del luogo e decorati con pitture di notevole qualità.Anche l'architettura ebbe un notevole sviluppo con la fondazione di molte chiese e cappelle rupestri.Il notevole numero di tale presenze architettoniche/ecclesiastiche, in sproporzione se rapportate al numero di abitanti della regione,testimonia un duplice fenomeno:

1) l'elevato interesse dimostrato dai laici verso la realizzazione di tali opere anche per motivi di rappresentanza;

2) l'aumento del fenomeno del monachesimo.

Tutto ciò ebbe un brusco calo quando nel 1071 con la sconfitta dell'esercito bizantino a Manzikert la, Cappadocia passò in mani ai turchi selgiuchidi e con essa definitivamente tutta l'Asia Minore.

(foto verranno inserite a breve)

Esempio di arte rupestre in Cappadocia:Goreme chiesa della mela


Gli ultimi segnali della Cappadocia  cristiano/bizantina

Per circa un secolo la Cappadocia fu dominata dai turchi ,ed esattamettente dalla dinastia turcomanna dei Danismendidi fondata da Emir Danismed definito il distruttore di chiese,fortezze ,croci e monaci.Viceversa il figlio di costui,Amir Ghazi(1104-34)fu il vero conquistatore dell'Asia Minore prendendo definitivamente le città di Ankara e Cesarea.Fu molto tollerante con la popolazione indigena tanto da fare battere una moneta bronzea che sul dritto portava l'iscrizione greca ”ho megas amiras Amir Ghazi”(“il Grande Emiro Amir Ghazi “) e sul rovescio un busto di Cristo.
Il figlio maggiore Malik Muhammad (1134-42/43),ricostruì Cesarea ma fu intollerante verso i cappadoci e la religione cristiana.
La sua megalomania e integralismo religioso lo portarono a coniare una moneta
senza immagine ove si fa proclamare “Grande re di tutta la Romania e dell'Oriente”.
In seguito al continuo stato di guerra e alle persecuzioni che la popolazione cappadoce dovette subire dalla dinastia dei Danismendidi ,molte chiese subirono
un graduale abbandono e distruzione grazie anche alla grande fuga dei ceti aristocratici,monastici e chierici, rifugiatisi nei più sicuri territori bizantini ove l'aquila bicipite era ancora sovrana.In seguito a tale abbandono,molti chierici e monaci di rango inferiore abbracciarono dottrine eretiche anche per una forma di polemica verso l'antica patria bizantina che li aveva lasciati senza alcuna forma di aiuto.
Nel Giudizio Universale dipinto nel 1212 nella Karsi kilise di Gulsehir ,l'inferno è rappresentato come traboccante di vescovi e monaci e alcuni di questi figurano tra le braccia di Giuda forse per sottolineare la sensazione di tradimento che i cappadoci ebbero da quella fuga. Nel 1303 il patriarca Atanasio ,in una lettera alle comunità cristiane d'oriente, condannò la politica di Bisanzio di accoglienza ed incentivazione del clero in fuga dalla Cappadocia e denunciò la graduale scomparsa di grandi centri cristiani come Goreme.
In seguito alla morte del sultano Malik Muhammad, si aprirono aspri scontri interni
per la successione i quali diedero il pretesto ai Selgiuchidi di penetrare nel territorio cappadoce.
I Danismenditi cercarono di allearsi con i Bizantini(che precedentemente si erano alleati con i selgiuchidi per frenare le loro scorrerie),ma tale strategia non servì ad entrambi.Nel 1178 con la caduta di Melitene, i selgiuchidi ebbero campo libero sulla Cappadocia.Essi si comportarono, a differenza della precedenza dinastia, con molta tolleranza e saggezza.Non contrastarono la religione locale che era ancora dominante,ma cercarono di accattivarsi la popolazione restaurando i centri religiosi e le chiese.Fondarono anche alcune nuove città (Nigde,Aksaray,Yesilhisar) che servirono come forza propulsiva per la diffusione della religione islamica.
La Cappadocia dal passato cristiano stava pian piano cambiando,in modo non traumatico(nelle campagne resisterà ancora per molto tempo) ,ma semplicemente cooptando la religione dei padri con quella dei conquistatori.Nel XIII secolo questo già è percepibile dall'immaginario religioso cristiano nel quale vengono inseriti gli elementi tipici dei bestiari turco/mongolo(mostri,dragoni e serpenti).
La Cappadocia nonostante tutto mantenne e mantiene tuttora, grazie al particolare paesaggio,alla storia e alle presenze religiose di varia ascendenza, le caratteristiche di terra mistica d'oriente.

Bibliografia

Per tale articolo sono  consultati i seguenti testi :

Ennio Concina  -"Le arti di Bisanzio" Bruno Mondadori 2002
Dalla rivista Medioevo lo speciale "Il reame delle nevi" di Marco di Branco-Anno 8 n.7 luglio 2004



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