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Venezia e Bisanzio

Da Costantinopoli in dono al doge

a cura di Alessio Cittadini

Tale articolo è da interpretarsi nell'ottica di un patriottismo di maniera ma sincero, volto a suscitare orgoglio nazionale additando l'esempio di uomini illustri che compirono grandi cose pur essendo la penisola divisa.

Era allora Doge della Serenissima Enrico Dandolo, grande capitano di mare, appartenente a famiglia mobilissima. Pensate che, nel 1202, allorché i Crociati si presentarono a lui per averne aiuto, aveva ben 94 anni, essendo nato nel 1108.
In precedenza si era guadagnato grande gloria in spedizioni perigliose a servizio della sua patria: nel 1171, incaricato di riscattare alcuni cittadini di Venezia fatti prigionieri dall'imperatore di Bisanzio, Emanuele Comneno, egli si reco da costui, ed espresse con tale orgoglioso sdegno le proteste del governo di Venezia, che l'imperatore ordinò che venisse sottoposto al supplizio delle lastre infuocate passate sugli occhi. Dandolo si salvò per miracolo la vista, ma da quel momento giurò odio eterno al Comneno.
Eletto Doge nel 1192, aveva strappato la città di Pola ai Pisani e, convinto che l'avvenire della sua città non potesse essere che sul mare, si disponeva a nuove e più grandi imprese verso il Mediterraneo orientale. L'occasione gli fu offerta dalla quarta crociata. Presentatisi a lui i Cavalieri fregiati della grande Croce, egli richiese loro di pagare le spese delle navi che Venezia avrebbe dovuto fornire alla spedizione, e che di fatto erano già allestite, per trasportarla in Terrasanta. Ma i cavalieri crociati non erano in grado di pagare il forte prezzo richiesto dalla Serenissima: Dandolo allora li richiese di aiutarlo in una spedizione contro Zara, la città dalmatica che si era proprio in quel tempo ribellata contro Venezia. Non fu difficile ai bellicosi Cavalieri espugnare la città; quindi, avendo pagato ormai il loro debito alla Repubblica, si volsero verso Costantinopoli.
Guidati dallo stesso Dandolo, i Crociati furono presto sotto le mura della capitale dell'Impero Greco, dove fazioni interne si dilaniavano e dinastie rivali si contendevano il trono. Presa la città dai Crociati l'Impero greco fu rovesciato, e in suo luogo fu creato l'Impero latino d'Oriente. Naturalmente i Crociati unanimi designarono a primo sovrano del nuovo impero lo stesso Dandolo, ma questi, dando esempio di disinteresse veramente memorabile, rifiutò e preferì che i Crociati eleggessero in vece sua Baldovino di Fiandra, uno dei condottieri della spedizione. Rinunciando perfino, a qualsiasi investitura o dominio di terre, chiese, non per sé, ma per la Repubblica, l'isola di Candia con l'arcipelago Greco: dimostrò così quanto forti fossero in lui il sentimento patrio e lo spirito di abnegazione. Con tali conquiste, Venezia divenne l'arbitra incontrastata del Mediterraneo e toccò il vertice della sua potenza commerciale e politica.
Ora Dandolo, quasi centenario, poteva morire contento, e lasciare il suo nome, illustrato da tante mirabili gesta, negli annali della Repubblica veneziana e nei ricordi marmorei che questa gli decretò.

(Articolo tratto dall'enciclopedia per ragazzi Il Tesoro)



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