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Venezia e Bisanzio

Il Ducato veneziano

a cura di Nicola Bergamo


Premesse storiche

Eraclio, dopo aver vinto definitivamente i Persiani e dopo aver riportato la vera Croce a Gerusalemme, subisce l’invasione araba che porterà la conquista definitiva, a danno dell’impero, di tutte le province orientali (Egitto, Siria, Palestina, Mesopotamia). La situazione, dopo la battaglia sullo Yarmuk, non sarà più  la stessa, e l’Italia continuerà la sua lenta emancipazione da un impero, sempre più attento ai propri confini orientali, che alle terre della lontana Roma.
Il VII secolo dimostrò quanto effimera fosse stata la riconquista giustinianea, dato che quasi tutti i territori appena riconquistati, furono in gran parte persi. Caddero infatti la Spagna e l’Africa bizantina, così come gran parte dei territori italiani e la quasi totalità della penisola balcanica. Ci fu un tentativo da parte di Costante II, che alla testa di un corposo esercito di orientali, penetrò in Italia ma dopo le prime vittorie, non riuscì ad imporsi contro i Longobardi, che riuscirono invece a sconfiggerlo più volte, finché il Basileus, ripiegò su Napoli per poi arrivare a Roma. Nello stesso periodo, il Duca del Friuli Lupo, attaccò l’Esarcato da Nord, costringendo l’Esarco ad un intervento militare di difesa di Grado. Nel 667 Grimoaldo, distrusse definitivamente Oderzo, dividendo il suo territorio tra i ducati circostanti.
Le fonti locali, affermano, che in quel periodo, Venezia era governata da tribuni fino a che, si decise di eleggere un proprio capo, nella figura del Duca. Secondo il Dandolo, questo avvenne nel 697 con l’elezione di Paulicio, mentre Giovanni Diacono, lo attesta tra il 713 e 715, altre fonti ancora, affermano la data del 706.
Paulicio, secondo la storiografia moderna, non fu il primo Doge, il potere di Bisanzio era ancora troppo forte, incarnato nell’Esarco che ancora governava da Ravenna. Lo stesso può valere per il secondo Doge, conosciuto come Marcello, per gli stessi motivi sopraccitati. L’ipotesi più probabile, è legata alla figura di Orso, terzo in graduatoria, con il quale sembra che vi sia effettivamente la nascita di un Ducato venetico separato dall’Istria.

La nascita del Ducato Veneziano

            Sembra, quindi, che il primo vero Doge, sia stato il duca Orso, eletto nel momento del fermento politico e religioso, legato alle leggi iconoclaste imposte dal nuovo imperatore Leone III. Nel 726, dopo che il Basileus, aveva giustamente richiesto il pagamento alle finanze imperiali, alle terre soggette alla Chiesa, il Vescovo di Roma, reagì politicamente cercando di inserirsi nelle dispute locali, e nelle spinte autonomistiche dei Ducati in Italia. La situazione degenerò velocemente, tanto che Gregorio II, ricordava Leone III “come se fosse un nemico”. Il sovrano, l’Esarco Paolo e tutti i filo-imperiali furono colpiti da anatema, e in tutte le regioni controllate da Bisanzio, scoppiarono delle rivolte che portarono a forme di autonomie lontane da Costantinopoli.
A Venezia, quindi, seguendo quello che era il diffondersi di odio verso l’impero, venne eletto il primo Duca, ossia Orso, che però un solo anno dopo, ossia il 726, ritornò all’obbedienza, tanto che Leone III e il figlio associato Costantino V, emisero un privilegio a favore della chiesa di Grado riferendosi “alla provincia delle Venezie da Dio conservata”. Inoltre il nuove Duce o Dux, della Venezia marittima, ricevette il titolo aulico di Ypatos, entrando così nella grande famiglia imperiale. Pochi anni dopo, lo stesso Orso, aiutò l’Esarco a riconquistare Ravenna, momentaneamente soggetta al re longobardo Liutprando. La forza navale veneziana, si dimostrò già a buon livello tanto che furono fatti prigionieri Ildeprando, nipote del re, e Peredeo, duca di Vicenza.
Anche dopo questa importante vittoria, la situazione a Venezia, non era tra le più felici, e il continuo scontro tra famiglie, portò alla morte dello stesso Doge, assassinato nel 737. Dopo di lui, venne insediato un Magister Militum, al posto di un Dux, con nomina annuale, cancellando così la presunta libertà della quale godeva la città lagunare. Il rango di Ypatos, che era accomunato a quello del Magister Militum, sembra abbia inasprito il poter imperiale sulle Venezie, anche se la cosa sembra avere breve vita, tanto che Deusdedit, ritorna come Dux, nel 742. Questo nuovo Doge, figlio di Orso, spostò la capitale da Eraclea a Malamocco, dimostrando un certo grado di indipendenza, dato anche, dal sempre più labile controllo imperiale da parte dell’Esarcato. Nel 751, il re longobardo Astolfo, conquistò Ravenna, chiudendo definitivamente la parentesi esarcale, e annettendosi i territori nel regno, ma nulla fece contro Venezia, che sembra invece abbia appoggiato le truppe longobarde. L’antica provincia della Venetia et Histria, si riduceva sempre di più, anche se il controllo di Bisanzio non venne mai meno, anche se sempre più debole.
La situazione a Venezia, continuava a dimostrarsi riottosa, tanto che furono uccisi diversi Dogi, come Deusdedit, Galla, Domenico Monegario. Un punto di ripresa, e per questo importante, avvenne tra il 774 e il 775, quando nacque l’episcopato di Olivolo, sedimentando così il nucleo abitativo nato nelle isole di Rialto. Il legame politico con Bisanzio non si allentò, tanto che nel 775, allorché i Longobardi invasero l’Istria, truppe venetiche, sono attestate in aiuto alle truppe regolari bizantine.
Nel 774, Carlo Magno mise fine al regno longobardo, iniziando un nuovo percorso politico, tanto che nella notte di natale dell’800, venne incoronato imperatore dal Papa. Le dispute che nacquero con Bisanzio, furono la diretta conseguenza, dell’impossibilità oggettiva dell’esistenza di più di un impero, che per definizione è unico e universale. Ci furono delle trattative per limare le divisioni ed per arrivare ad un compromesso, tanto che Carlo propose di sposare l’imperatrice bizantina Irene, ma tutto naufragò nel 802. Per Venezia, stretta da due morse imperiali, stare nel mezzo risultava essere impossibile, e quindi seguì la politica di Maurizio Galbaio, fedele a Costantinopoli, che era riuscito ad imporsi sulle altre fazioni. Nel 804, le cose cambiarono nuovamente, salirono al potere due nuovi Duchi, nella persona di Obelario e Beato, che imposero una nuova politica estera filo franca. Nel 805, una folta delegazione veneziana composta da Obelario, Beato, il duca e il vescovo di Zara, rappresentanti dei Dalmati, si recarono ad Aquisgrana per rendere omaggio a Carlo Magno, il quale confermò i loro possedimenti. Nel febbraio del 806, l’imperatore, divise i vari regni trai suoi figli e assegnò pure Venezia, che di fatto non faceva parte del regno italico, a suo figlio Pipino. Bisanzio non reagì immediatamente, scegliendo di affidarsi ad una azione militare di sorpresa, tanto che il patrizio Niceta, già alla fine dello stesso anno, arrivò con una potente flotta nell’alto Adriatico ristabilendo la supremazia imperiale. Niceta non incontrò molto resistenza, tanto che poté firmare nell’agosto del 807, un trattato con i Franchi, forse a Ravenna, dove si gettarono le basi per la divisione delle rispettive sfere di influenza. Il patrizio rimase in laguna, tanto da poter erigere un cappella dedicata ad un santo militare greco, Teodoro, per poi ripartire portandosi a Costantinopoli tutto il partito filo franco. Nel 808 una nuova flotta bizantina apparve in laguna, questa volta era comandata dallo Stratego di Cefalonia, che dopo aver controllato la costa dalmata, si fermò a Venezia, dove trascorse l’inverno. Non si hanno notizie certe sulla sua permanenza, forse venne inviato per sistemare ulteriormente il nuovo accordo, o per testimoniare la presenza dell’impero nella lontana provincia. Sta di fatto che poco tempo dopo, lo stesso Ammiraglio fece ritorno in patria.
Pipino, Re d’Italia, attaccò Venezia che con il gioco delle alleanze, era riuscita a ritagliarsi una spazio di libertà sempre maggiore. Costantino VII Porfirogenito, ci riporta :

a Pipino che diceva
“Voi siete miei perché appartenete alle mie terre…”
rispondevano
“Noi vogliamo essere sudditi dell’Imperatore dei Romani e non vostro

Secondo la leggenda, le truppe franche non riuscirono a conquistare Venezia, per via della difficile accessibilità della laguna, e quindi dovette arrendersi e ritirarsi nella terraferma. Non si hanno, anche in questo caso, notizie certe, è probabile che si sia giunto ad un accordo, su un pagamento di un forte tributo. La morte di Pipino comunque, riportò la situazione alla normalità tanto che lo spatario Arsafio, inviato dall’imperatore bizantino Niceforo I, arrivò ad Aquisgrana dove sottopose a Carlo, un nuovo trattato. Venezia tornò nell’ambito bizantino, mentre l’Istria venne scissa a favore dei Franchi, così Arsafio, fece tappa in laguna, dichiarò deposti Obelario e i suoi fratelli, e insediò il duca lealista Agnello Partecipazio, portando con se quello che era rimasta della fazione filo-franca a Costantinopoli. Nel 812, vi furono le firme ufficiali, Carlo Magno ottenne l’ambito titolo di Imperatore (ma non quello di “Imperatore dei Romani”) confermando quello che era stato scelto nei trattati precedenti.
Questo fu l’ultimo tentativo di ribellioni che Venezia fece nei confronti di Bisanzio, almeno fino al periodo Comneno (ossia ancora per più di due secoli), e la città lagunare iniziò a guardare Costantinopoli come entità superiore e unico riferimento politico, sia per convinzione che per lealtà. Da parte bizantina, riconobbero di fatto, anche se mai ufficialmente, l’indipendenza di Venezia, considerandola una lontana provincia dove il controllo imperiale non poteva essere completamente garantito. Agnello spostò la capitale del ducato nell’isola di Rialto, gesto anche simbolico, che testimonia la rottura con il passato. Nell’828, ci fu il trasferimento delle reliquie di San Marco, da Alessandria a Venezia, dando così un nuovo patrono tutto “veneziano” alla città, abbandonando anche il legame religioso che la legava a Bisanzio tramite il Santo greco Teodoro. Nello stesso periodo, si iniziò il lento spostamento del patriarcato da Grado verso Venezia, sancito maggiormente dall’esistenza delle spoglie proprie del Santo, il quale avrebbe diffuso la parola di Dio, proprio nelle Venezie.
Nell’840, il Pactum Lotharii, sottoscritto dal duca Pietro Tradonico e dal carolingio Lotario, dimostrò la completa emancipazione di Venezia, che soli pochi anni prima era stata costretta a delegare a Bisanzio.


Costantino Porfirogenito, De Administrando Imperio, (traduzione a cura di R.J.H. Jenkins), Dumbarton Oaks, Washington, 1967, 28, “Story of the settlement of what is now called Venice”, p. 121.

Bibliografia essenziale

G. RAVEGNANI, Bisanzio e Venezia, Il Mulino, Bologna, 2006.
D. NICOL, Venezia e Bisanzio, Rusconi, Milano, 1990.
Costantino Porfirogenito, De Administrando Imperio, (traduzione a cura di R.J.H. Jenkins), Dumbarton Oaks, Washington, 1967

 


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