Imperatori di Bisanzio

Maurizio, Imperatore di Bisanzio

di Antonino Marletta

“Uomo temperato ed avveduto, estremamente preciso in tutte le cose, non era schiavo dell’agitazione; morigerato e coerente nello stile di vita e nei costumi, avvezzo soltanto ai cibi necessari e comuni, dominava pure tutti gli altri vizi che danno lustro all’esistenza dei dissoluti”.
(Evagrio di Epifania, Storia Ecclesiastica, V, 19).

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Ritratto di Nicola

Costantino XI Dragazes, l'ultimo Basileus

di Sergio Berruti

"Ed allora questo principe, degno dell'immortalità, si tolse le insegne imperiali e le gettò via e, come se fosse un semplice privato, con la spada in pugno si gettò nella mischia. Mentre combatteva valorosamente per non morire invendicato, fu infine ucciso e confuse il proprio corpo regale con le rovine della città e la caduta del suo regno."*

Era la mattina del 29 maggio del 1453, e Costantino XI Dragazes, l'ultimo degli Imperatori romani, cadeva combattendo valorosamente, e si compiva così la profezia relativa a Costantinopoli, secondo cui essa da un Costantino era stata fondata e con un Costantino sarebbe finita.

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Giovanni VIII Paleologo

di Sergio Berruti

Alla fine del XIV secolo ciò che restava dell'Impero dei Romei era in condizione quantomai precaria. Militarmente impotente, l'Impero offriva i suoi territori quale campo di battaglia, ma non poteva partecipare ai conflitti se non come spettatore. Stretto tra Turchi, Serbi, Genovesi e Veneziani, non aveva altra scelta che destreggiarsi tra i contendenti e sperare nell'aiuto dell'Occidente, affidando la propria difesa alle Repubbliche marinare e facendo atto di vassallaggio ai sultani turchi. Economicamente abbattuto, l'Impero s'indebitava sempre più, e per sopravvivere i basileis giungevano al punto di tentar di vendere parte delle terre che ancora appartenevano loro. O quelle di cui potevano disporre, poiché ormai era invalsa una fortissima tendenza centrifuga che faceva sì che l'autocrate dei Romei non era nulla più che il sovrano di Costantinopoli, mentre il resto dei territori erano appannaggio degli altri membri della famiglia.

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Manuele II Paleologo

di Sergio Berruti

L'anno 1349 non fu un anno brillante per l'Impero dei Romani: Genova, furiosa per alcuni provvedimenti che riteneva potessero danneggiarla, scatenò rappresaglie contro Costantinopoli e annientò la flotta bizantina che solo da poco tempo Giovanni VI Cantacuzeno era riuscito con gran fatica a ricostituire, e la ritorsione genovese non era che uno dei tanti eventi che scandivano la tormentata esistenza di ciò che restava dell'Impero.
In quest'anno venne alla luce, da Giovanni V Paleologo e da Elena, figlia del Cantacuzeno, Manuele.

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Andronico V Paleologo

di Sergio Berruti

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Giovanni VII Paleologo

di Sergio Berruti

Alla fine del XIV secolo ciò che restava dell'Impero dei Romei era in condizione decisamente precaria. Militarmente impotente, l'Impero offriva i suoi territori quale campo di battaglia, ma non poteva partecipare ai conflitti se non come spettatore. Stretto tra Turchi, Serbi, Genovesi e Veneziani, non aveva altra scelta che destreggiarsi tra i contendenti e sperare nell'aiuto dell'Occidente, affidando la propria difesa alle repubbliche marinare e facendo atto di vassallaggio ai sultani turchi. Economicamente abbattuto, l'Impero s'indebitava sempre più, e per sopravvivere i basileis giungevano al punto di tentar di vendere parte delle terre che ancora appartenevano loro. O quelle di cui potevano disporre, poiché ormai era invalsa una fortissima tendenza centrifuga che faceva sì che l'autocrate dei Romei non fosse nulla più che il sovrano di Costantinopoli, mentre il resto dei territori erano appannaggio degli altri membri della famiglia.

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Andronico IV Paleologo

di Sergio Berruti

L'età paleologa si contraddistinse per il totale sfaldamento dell'autorità centrale e per il crollo dell'autocrazia imperiale. Di ciò, in particolare dalla metà del XIV secolo, ne approfittarono quanti avevano interessi economici e politici a Costantinopoli, dunque Genovesi, Veneziani, Turchi, e senz'altro ogni singolo componente della famiglia regnante a Bisanzio si sentì in dovere di ritagliarsi uno spazio in ciò che dell'Impero restava, legandosi ad una o all'altra delle potenze straniere, spesso con un suo seguito e non senza una motivazione che non fosse il mero desiderio del potere.

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Giovanni VI Cantacuzeno

di Sergio Berruti

Andronico II Paleologo regnava da ormai quasi quarant'anni su un impero in profonda crisi, ma tutto pareva, sia pure tra poche luci e molte ombre, proseguire stancamente verso un futuro relativamente stabile, tanto più che la minaccia catalana era stata deviata verso altri lidi. Il sovrano regnava, suo figlio Michele IX era erede designato e dopo di lui sarebbe asceso al trono il nipote Andronico III, che, adorato dal nonno, era stato da lui nominato coimperatore nel 1316.

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Giovanni V Paleologo

di Sergio Berruti

Il più lungo regno che la storia bizantina ricordi, dopo quello di Basilio II, ma quanta differenza. E quanta tristezza. La basileia di Giovanni V segnò un punto di svolta nell'Impero e vantò alcuni primati, ma certo nulla di positivo può essere riscontrato in quello che fu il periodo nel quale i Turchi si riversarono in Europa, nel quale venne fondato il beylerbeycik di Rumelia, nel quale gli eredi di Roma e rappresentanti di Cristo in terra dovettero seguire a capo chino i Sultani in guerra, nel quale per la prima volta un successore di Costantino, di Giustiniano, di Basilio II, dovette calpestare il proprio orgoglio, chinare il capo e implorare invano aiuto a potenze estere. Mai l'Impero cadde tanto in basso.

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Andronico III Paleologo

di Sergio Berruti

Andronico II, figlio e successore di quel Michele VIII che aveva restituito all'Impero la sua Capitale, regnava ormai da quindici anni come autocrate quando, nel 1297, nacque dal figlio Michele IX, ormai coimperatore da tempo, e da Maria d'Armenia Andronico. Andronico II adorava questo suo nipote, probabilmente una delle poche soddisfazioni che aveva, visto che l'Impero non glie ne dava molte, e già nel 1316 lo promosse al rango di secondo coimperatore, al fianco di un padre ancor giovane ma invecchiato anzitempo dai troppi insuccessi. Ed in effetti Andronico era un giovane intelligente, capace, pieno di vigore ed energia, affascinante, seppur troppo volitivo ed instabile.

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