storia della medicina
L’epilessia dell’imperatore Michele IV Paflagone (1034-1041 AD): Resoconti di storici e medici
Inviato da AlessioI il Mar, 07/20/2010 - 07:27Traduzione di Emanuela Iolis
(*) J. Lascaratos e (°) P. V. Zis
Dipartimento di (*) Storia della medicina e (°) Neurologia, Facoltà di Medicina, Università Statale di Atene, Atene, Grecia
Finalità: Presentazione dell’epilessia dell’imperatore bizantino Michele IV Paflagone (che regnò dal 1034 al 1041 A.D.) e l’atteggiamento della società dell’epoca nei confronti di tale patologia.
Metodo: Ricerche nei resoconti degli storici e cronisti bizantini che si riferivano al caso dell’imperatore e sui testi medici bizantini che rivelano l’opinione della medicina ufficiale sulla patologia.
Risultati: Gli storici e i cronisti bizantini forniscono descrizioni cliniche dettagliate sulle convulsioni dell’imperatore Michele IV. Quasi tutti, esprimendo l’opinione comune, consideravano la malattia come possessione demoniaca conseguenza della punizione divina per l’adulterio dell’imperatore e i suoi atti di morte, mentre invece la corte imperiale cercava in tutti i modi di presentare eufemisticamente la sua condizione come una malattia dell’anima. Al contrario, ricerche nei testi bizantini dimostrano che i medici, già dal IV secolo, seguendo la tradizione ippocratica, credevano che l’epilessia fosse prima di tutto un problema collegato al cervello e basavano i loro trattamenti sul principio eziologico.
Conclusioni: Dallo studio della storia e dalle cronache bizantine, si può dedurre che l’imperatore Michele IV Paflagone, soffrisse di spasmi epilettici tonico-clonici diffusi. Nonostante la posizione allora sostenuta dai dotti medici bizantini, che consideravano l’epilessia un’alterazione del cervello, i resoconti mostrano i profondi pregiudizi della società civile.
La nascita dell’ospedale nell’impero bizantino
Inviato da AlessioI il Gio, 07/08/2010 - 07:35Traduzione a cura di Emanuela Iolis
Lo storico della medicina Vivian Nutton recensisce il libro di Timothy Miller (Baltimora, Md., Johns Hopkins University Press, 1985, 8vo, pp. xvi, 288, $19.95.) , non senza qualche polemica.
Il dottor Miller è un esperto e intraprendente storico alle prese con un tema affascinante.
Egli dimostra oltre ogni dubbio che la tradizione dell’ospedale occidentale risale ai primi tempi dell’impero bizantino, nel IV secolo AD; inoltre che perfino nella sua forma primitiva, l’ospedale forniva molto più della cura del malato; che già VII secolo, gli infermieri in qualche grande ospedale metropolitano non solo erano suddivisi tra uomini e donne, ma addirittura secondo le specializzazioni, in particolare chirurgia e oftalmologia. Al 1136, anno di fondazione dell’ospedale Pantokrator a Costantinopoli, regolari corsi di medicina erano forniti all’interno della struttura e, tre secoli più tardi, gli studenti accorrevano a frotte alle conferenze che eminenti medici e letterati vi tenevano. Le strutture del Pantokrator e quelle del più tardo ospedale delle donne, il Lips, entrambi fondati dalla casa regnante, erano lussuose e molto superiori agli ospedali occidentali del basso medioevo. Anche se fosse soltanto questo ciò che si può dire sugli ospedali di Bisanzio, meriterebbe comunque la seria attenzione di tutti gli storici della medicina. Ma il dottor Miller è andato oltre nella sua ricostruzione dell’ascesa e caduta dell’ospedale bizantino e, ancora di più, nel rivendicarne l’importanza.
Malattie della tiroide in epoca bizantina
Inviato da AlessioI il Lun, 06/21/2010 - 07:23Journal of the Royal Society of Medicine Volume 83, febbraio 1990
S Marketos MD A Eftychiadis MD D A Koutras MD
Dipartimento di storia della medicina e terapia clinica, Università di Atene,
Facoltà di Medicina, Atene, Grecia
Traduzione di Emanuela Iolis
Riferimenti al gozzo si trovano in testi antichi di migliaia di anni, come sottolineato da Langer (1). Questo è anche confermato da diversi testi, eppure esiste un apparente divario temporale fino all’epoca moderna in cui l’importante contributo dei medici bizantini in materia è stato sorprendentemente ignorato (2). In uno studio precedente avevamo attirato l’attenzione sulla più antica descrizione di gozzo accompagnato da protrusione degli occhi in un documento legale bizantino del VI secolo (3). Questo scritto latino dal Digesto del Corpus Juris Civilis Justiniani (4), su cui è basato il successivo testo greco dei Basilici (5), afferma: …'quis natura gutturosus sit aut oculos eminentes habeat'. Ma, secondo J. Zepos (1910-11) il primo autore del testo è il giurista Domizio Ulpiano (170-228 AD): perciò la descrizione della protrusione degli occhi associata al gozzo venne fatta circa mille anni prima della notazione di un medico persiano del XII secolo (2).
Nel presente articolo svilupperemo queste osservazioni e dimostreremo che i medici bizantini si erano interessati e avevano conoscenza della ghiandola tiroidea e delle sue patologie.
L’abbandono dei malati terminali nell’età bizantina. Un’antica tradizione?
Inviato da AlessioI il Sab, 04/17/2010 - 08:04(di John Lascaratos, Effie Poulakou-Rebelakou e Spyros Marketos rispettivamente: National University of Athens, National Centre of Health and National University of Athens.)
Dal 7ournal of Medical Ethics 1999;25:254-258)
Traduzione a cura di Davide Trentacoste
Le nostre ricerche sui testi degli storici e dei cronisti bizantini hanno rivelato un, apparentemente, curioso fenomeno, e cioè l’abbandono degli imperatori malati in fase terminale da parte dei loro medici quando questi capivano di non poter più offrire ai loro pazienti nessuna ulteriore cura. Questo atteggiamento coincide con la mentalità degli antichi medici greci, i quali anche all’età di Ippocrate pensavano che la cura dei malati terminali fosse una sfida alla natura e un atto di tracotanza (Hýbris) verso gli dei. Tuttavia è un comportamento molto curioso alla luce della concezione dei medici bizantini cristiani che, in accordo con le dottrine della religione cristiana, avrebbero dovuto essere imbevuti di spirito filantropico e amore per gli altri. La meticolosa analisi di tre esempi di abbandono di imperatori bizantini, e specialmente quello di Alessio I Comneno, da parte dei loro medici rivela che questa consuetudine, seguendo l’antica etica pagana, in quei tempi assunse una forma ritualizzata senza però alcun significato o contenuto reale.
Le radici della medicina cosmetica: prodotti per capelli ai tempi di Bizanzio
Inviato da AlessioI il Ven, 12/04/2009 - 17:02traduzione a cura di Emanuela Iolis
Bisanzio, la naturale continuazione dell’impero romano, rappresentò il più importante polo politico, culturale e scientifico a partire dal 324, quando Costantino il Grande trasferì la capitale da Roma al Bosforo, fino al 1453, quanto cadde sotto il Turchi (1).
Personalità illustri dalla Grecia antica a quella bizantina con disturbi renali
Inviato da AlessioI il Mar, 06/23/2009 - 11:34È una pratica tradizionale dividere la storia in due categorie principali. Primo, la Grande storia, che riguarda gli eventi importanti, quali le guerre, rivoluzioni, conquiste, che hanno modellato il nostro mondo durante i secoli passati. Di seguitp, la storia secondaria, quella che riguarda eventi della vita delle persone importanti, i pettegolezzi delle corti, coincidenze insignificanti, che hanno indotto la gente a domandare e discutere. La divisione, anche se generalmente accettata, non è definita ed esiste una sovrapposizione enorme fra le due categorie. In questo articolo, presentiamo un gruppo particolare di dati dalla seconda categoria, dei problemi renali di personalità illustri dalla Grecia antica all'era Bizantina che, in molti casi, hanno influenzato il risultato della Grande storia.
[in calce al testo è allegato un breve elenco di termini medici]
Un tragico caso di parto complicato nella Bisanzio dei primi secoli (404 d.C.)
Inviato da AlessioI il Sab, 05/30/2009 - 20:28Abstract
Obiettivi: Presentazione e commento sul parto complicato di un feto morto dell’imperatrice bizantina Eudossia. Scopo della ricerca: La lingua originale greca delle storie bizantine, delle cronache e delle fonti agiografiche è stata analizzata. Confronti sono stati quindi elaborati sulle conoscenze di ostetricia dei medici contemporanei e quelli antichi. Risultati: Il caso del parto di Eudossia è descritto in varie fonti letterarie con dettagli riguardanti l’infausto quadro clinico della partoriente dopo la morte dell’embrione. Lo studio dei testi medici antichi e contemporanei mette in evidenza che in casi simili il trattamento conservativo era preferito ma in caso di fallimento si procedeva alla embriotomia. Conclusioni: Il travaglio di Eudossia rappresenta un quadro completo delle difficoltà incontrate nel trattamento di parti complicati in tempi medievali, spesso con esiti mortali per madre e nascituro. Le terapie seguivano le antiche tradizioni ippocratiche, ellenistiche e romane e influenzarono la medicina europea medievale, ponendo importanti radici in materia di ostetricia.
J. Lascaratos,*, D. Lazarisb, G. Kreatsasc
a) Istituto di storia della medicina, facoltà di medicina, Università nazionale di Atene, Atene, Grecia
b) Prima Clinica di ostetricia e ginecologia, facoltà di medicina, Università nazionale di Atene, Atene, Grecia
c) Seconda Clinica di ostetricia e ginecologia, facoltà di medicina, Università nazionale di Atene, Atene, Grecia.


