Bisanzio e gli Slavi
Il rapporto che tra Bisanzio e i popoli slavi è forse davvero unico. Dalla prime migrazioni del VII secolo, alla continuazione dei regni slavi del XIX secolo, assistiamo sia ad una fase aggregativa costituita da continui scambi economici e influenze religiose, sia una fase agressiva, dove Bisanzio dovette imporre con la forza la supremazia nell'area.Il ricordo più vivo fu sicuramente quello di Basilio II, ancora oggi ricordato come Bulgaroctono, distuttore dei Bulgari. Quando infine la "Città degli Zar" cadde nelle mani dei turchi, sancendo la fine dell'Impero, proprio i neo nati regni slavi, nati dalla diaspora bizantina, portarono la sua tradizone. Secondo la profezia dello starec del monastero di Pskov, Filofiej: “... due Rome sono cadute, la terza stà, e la quarta non ci sarà”.

L’Impero rumeno-bulgaro degli Asen
L’Impero rumeno-bulgaro degli Asen
(traduzione a cura di Luca Zolli)
Intorno all’anno 1000, al fianco dei Bulgari di lingua slava, le fonti bizantine, sia le cronache della cancelleria imperiale, sia quelle della cancelleria patriarcale, fanno menzione a sud del Danubio degli Arumeni, un popolo romanico della regione.

Rapporti economici tra Bisanzio e gli Slavi
di Ivan Dujchev


Bisanzio e il mondo slavo
di Ivan Dujchev

Santa Sofia di Kiev
di Aldo Marturano
© Aldo C. Marturano 2006

Stereotipi medievali e medioevo Russo
di Aldo Marturano
Ci sono alcune idee preconcette vaganti nell’aria quando converso con coloro che si interessano del Medioevo che falsano, a mio avviso, il panorama storico europeo di quella lontana epoca ed escludono alcune realtà che sono invece importanti e fondamentali.

Olga di Kiev
di Giampiero Novello
© Giampiero Novello 2006
Un resoconto tra storia e immaginazione
Non era mio desiderio ripercorrere la visita di Olga alla corte di Bisanzio esponendo tutte le tesi, le diatribe, i conflitti tra gli studiosi, l'evidenza delle fonti e le divagazioni leggendarie. È già stato fatto in altre sedi, e da gente dal “peso specifico” ben superiore al mio. Tuttavia, ho sempre ritenuto questo episodio un momento affascinante nell'epopea russo-bizantina. Per questo mi sono riproposto di “cucire un nuovo vestito” con cui ammantare la vicenda. Rendere l'esposizione più divulgativa, soprattutto. Frutto del desiderio di affiancare il rigore storiografico e scientifico a uno stile meno tecnico e più diretto. Con l'illusione di poter interessare anche il lettore meno avvezzo alle nostre amate “cose bizantine”. Spero di essermi almeno avvicinato all'obiettivo. Ciò che è frutto della mia immaginazione viene dichiarato apertamente nel corso della narrazione. Per quanto riguarda le parti storicamente attendibili, debbo ringraziare tutti gli studiosi che prima di me si sono occupati dell'argomento, e che mi hanno fornito mille spunti e ispirazioni.

Dedicato ai Variaghi
di Aldo Marturano

Musica kazara alla fine del primo millennio
di Enrico Bertelli

Croci, aquile e crescenti: influenze bizantine sull'araldica balcanica
di Enrico Elmitri
Con il presente articolo proseguiamo il discorso iniziato con "Da Roma a Washington: il lungo volo dell'aquila"