Dalla morte dell’Apostata all’elezione di Gioviano
Nel giugno del 363 d.C., durante la difficile campagna militare in Mesopotamia, l’imperatore Giuliano spirava nella propria tenda da campo dopo essere stato ferito in battaglia. Con la sua scomparsa moriva «l’ultimo eroe greco», come lo definì lo storico coevo Ammiano Marcellino, lasciando lo Stato romano privo di eredi designati.
Di fronte al rifiuto del prefetto Sallustio di assumere la porpora imperiale, lo stato maggiore dell’esercito scelse come compromesso il giovane cristiano Gioviano, comandante dei protectores domestici. Tuttavia, il nuovo sovrano si trovò immediatamente intrappolato in territorio nemico con un contingente decimato e a corto di rifornimenti.
Per salvare l’armata e raggiungere Costantinopoli, Gioviano fu costretto a siglare una pace oltremodo punitiva con il re sassanide Shapur II. L’accordo impose a Roma la cessione delle province oltre il Tigri, la perdita di roccaforti strategiche quali Nisibi e Singara, nonché la rinuncia al protettorato sull’Armenia.
Nonostante il gravoso trattato, Gioviano avviò una rapida normalizzazione religiosa, ripristinando il labaro costantiniano e revocando le disposizioni anticristiane senza però perseguitare i culti tradizionali. Il suo governo durò tuttavia appena otto mesi: nel febbraio del 364 morì improvvisamente a Dadastana durante la marcia verso la capitale.
L’ascesa di Valentiniano I e la partizione con Valente
I vertici militari si riunirono nuovamente a Nicea e, dopo un ulteriore rifiuto di Sallustio, acclamarono Augusto il pannonico Valentiniano. Ufficiale di grande esperienza e dal carattere inflessibile, il nuovo imperatore posticipò persino la partenza per Nicea a causa della superstizione legata all’anno bisestile.
Incoronato il 26 febbraio del 364, Valentiniano accolse le richieste delle legioni nominando come co-Augusto il fratello minore Valente per governare la parte orientale dell’Impero. A differenza delle consuetudini passate, Valentiniano scelse di stabilire la propria sede a Mediolanum (Milano) per fronteggiare la minaccia barbarica sul Reno, lasciando a Valente il controllo di Costantinopoli e dell’Oriente.
Sul piano interno, Valentiniano mise in atto riforme incisive per stabilizzare le finanze e l’amministrazione dello Stato:
- Riorganizzazione economica: aumentò il soldo dei militari (spesso corrisposto in natura e bestiame) e incrementò la tassazione sui grandi latifondisti senatori.
- Tutela sociale: istituì la figura del defensor plebis per arginare le prevaricazioni dei potenti e finanziò nuove scuole e ospedali a Roma.
- Lotta alla corruzione: represse con severità spietata gli abusi dei funzionari provinciali, benché la sua intransigenza abbia talvolta alimentato tensioni tra governo centrale e periferie.
Con questo doppio governo iniziava per Roma una nuova era di sfide militari e riforme amministrative destinate a segnare in modo irreversibile la divisione tra Oriente e Occidente.
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