L’esercito di Bisanzio, breve introduzione

“se vuoi godere dei frutti della pace, devi anzitutto essere armato per la guerra; solo cosi potrai goderti la pace. Restare inattivi non consente di conservare nulla, come dicono i saggi, NO!! Bisogna agire di propria iniziativa. Ripeto: puoi goderti la pace solo se sei armato per la guerra. Chi non è pronto alla guerra non potrà mai avere la sua parte di pace”. 

Queste parole sono l’espressione del dotto rettore Tommaso Magistro recuperando ciò che già nel V secolo era stato espresso da Vegezio “qui desiderat pacem, praeparet bellum”. 

Bisanzio e la guerra un binomio inscindibile. La Nuova Roma dovette combattere per quasi l’intera sua esistenza, una volta per difendere i confini orientali, una volta per quelli occidentali, talvolta per difendersi da attacchi interni, la maggior parte delle volte da entrambi i confini. Per questo motivo grande importanza aveva la figura del militare. La struttura organizzativa era del tutto simile a quella romana anche nella terminologia militare che rimase a lungo ancorata al latino. Per poter comprendere le funzioni del soldato ci baseremo sui testi scritti dai vari Imperatori chiamati taktika. La prima linea era composta da soldati di fanteria e subito dietro, o molte volte ai suoi lati, veniva posta la cavalleria,  con il compito di inseguire i nemici in fuga. La seconda linea era formata da schiere di arcieri che venivano utilizzati sia in fase di attacco che in fase di difesa. Nelle retroguardie si trovava il personale sanitario, i tecnici, gli esploratori.
La scuola militare romea si divideva tra cavalleria e fanteria seguendo la vecchia scuola romana. Alla testa dell’esercito stava il comandante in capo (strategos) che poteva avere un attendente o un comandate in seconda (hypostrategos), a capo delle diverse divisioni (meros“parte dell’esercito”) stava un generale (merarches), successivamente il capitano (komes) il tenente (ilarches) il comandante del plotone (hekatontarches) ovvero “centurione”. Oltre i normali gradi attribuiti alla truppa vi erano il portabandiera (bandophoros) o la persona addetta a portare il mantello per il proprio superiore.

Le caratteristiche del “soldato ideale” dovevano essere molteplici. Non doveva essere né troppo giovane né troppo vecchio, doveva godere di buona salute e possedere sangue freddo. Il manuale dell’Imperatore Leone comprende ben quarantotto esempi di disciplina militare ed esercizi collettivi, come l’uso dell’arco sia a piedi che a cavallo e il lancio del giavellotto. Successivamente venivano spiegate le caratteristiche dei nemici di turno per rendere più duttile il soldato e renderlo maggiormente pronto alla sfida con il suo avversario.

Fanteria leggera: vestito con abiti leggeri, di solito una tunica da portare fino alle ginocchia scarpe dalla cucitura semplice. Armatura leggera, spada e attrezzi come lima e lesina per le piccole riparazioni. Elmo e scudo,fionda.

Fanteria pesante : corazzati con armatura pesante completa fino alle caviglie compreso di cappuccio potevano utilizzare dei muli. Nel manuale di Maurizio compaiono anche descrizione delle armature “quanto più fastosa è l’armatura di un soldato, tanto più prontamente attacca e tanto più timore instilla nel nemico”

Arcieri : armati di parastinchi fino al ginocchio, nella parte destra portano dei dardi mentre a sinistra la spada, altri portano la lancia. Alle spalle indossano uno scudo corto a bretelle che copriva il volto e il collo.

Catafratto (kataphraktes) : cavaliere dall’armatura pesante. Fortissimi guerrieri e molto temuti dai nemici.

Variaghi : gruppo addetto alla guardia personale dell’imperatore, fortissimo temperamento, corazzati con tenuta pesante e armati con l’ascia bipenne.
I soldati nella società bizantina.

L’importanza della classe militare nell’Impero seguì la tradizione romana anche per quanto concerne l’elezione dell’imperatore. Come accadde nel III secolo, gran parte degli imperatori romei furono eletti grazie alla forza dell’esercito che imponeva, grazie alla coalizione degli altri due elementi di controllo (senato,e partiti dell’ippodromo) la scelta del candidato. La continuità di questa pratica è un elemento fondamentale per il tessuto sociale bizantino. Molti imperatori provenivano dalla classe militare come Giustiniano,Teodosio,Eraclio, Leone. Questo dimostra che l’esercito non serviva solamente alla difesa dei confini o alle campagne di conquista, ma anche come “grande forza politica” che interagiva pesantemente sulle decisioni della vita sociale bizantina.

Il soldato e la morte. 

“La guerra è il pittore della morte” disse un comandante romeo. La retorica militare ci aiuta a capire come venisse affrontata la morte da parte dei soldati;  frasi come ” meglio morire in battaglia che a letto” oppure “che nulla è più dolce che morire in battaglia” individuano una filosofia del tutto similare agli antichi greci del periodo classico. La morte veniva vista come un volano alla gloria, ecco cosa scrive Teofilatto Simocatta (VII Secolo) ” c’era un soldato che agonizzava: il suo corpo era trafitto da numerose frecce che non era possibile rimuovere. Lo si condusse all’accampamento, ma anche i medici erano impotenti, Eppure sembrava che a quell’uomo interessasse sopravvivere solo per avere risposta ad una domanda “I Romani hanno vinto? Certo che hanno vinto ! Allora lasciò che gli estraessero le frecce dal corpo e morì.”

Eroi Romei

“Oggi il cielo è diverso; oggi è un giorno speciale ; oggi i giovani signori usciranno a cavallo (in battaglia)”. E’ l’inizio di un canto eroico romeo forse il più antico e sicuramente il più bello: il canto di Armuris. Questi cavalieri erano i soldati di frontiera (akritai) che muovevano battaglia contro gli infedeli. Erano eroi che possedevano una forza straordinaria, combattevano da soli contro eserciti e la loro fede cristiana gli donava poteri magici. Un angelo indicò ad Amuris dove era possibile il passaggio sull’Eufrate in piena, poi permise all’eroe di lanciarsi contro i nemici e di massacrarli tutti in un sol giorno e in una notte.

Bibliografia essenziale

G. Cavallo (a cura di), L’Uomo bizantino, Laterza, Bari, 1992.

Nicola

Author: Nicola

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