Abusi sessuali nei bambini: casi storici nell’Impero Bizantino

ABSTRACT

Obiettivo: Lo scopo di questo articolo è presentare una breve analisi di alcuni casi storici, sconosciuti alla più ampia bibliografia medica, di abusi sessuali nei bambini nella Società Bizantina (324-1453 A.D.).

Metodo: Sono stati studiati in sequenza i testi originali degli storici, cronisti ed autori ecclesiastici bizantini, scritti in lingua greca, per trovare casi di abusi sessuali.

Risultati: Sebbene la pena prevista dalla legge e dalla Chiesa fosse molto severa, in questi testi si rivelano molti casi di stupri sotto la copertura di matrimoni prematuri, anche nelle famiglie imperiali. Senza contare, inoltre , casi di prostituzione infantile, pederastia e incesti, confermati dagli autori contemporanei in tutte le classi della Società Bizantina.

Conclusioni: La ricerca della letteratura bizantina originale ha svelato molti casi di abusi sessuali nei bambini in tutte le classi sociali, anche nella società medievale bizantina, caratterizzata da rigide proibizioni legali e religiose.

INTRODUZIONE

Gli abusi nei confronti dei minori costituiscono oggi un allarmante fenomeno sociale i cui casi, riportati quotidianamente, sembrano aumentare sempre di più. (Leventhal, 1998; Wyatt, Burns Loeb, Solis, & Vargas Carmona, 1999)

La ricerca delle fonti storiche, comunque, rivela l’esistenza del problema sin dall’antichità, e lo sforzo dello stato di combatterlo era sempre intenso e sistematico.

In particolare, la nostra indagine nei testi originali degli storici bizantini indica che l’abuso sessuale nei minori proliferava anche in una società religiosa medievale come quella di Bisanzio, la continuazione naturale dell’Impero Romano e il più importante stato conosciuto per 11 secoli.

Lo stato con la sua legislazione severa e la Chiesa con le sue istanze spirituali a disposizione fecero entrambe ogni sforzo possibile per restringere tale fenomeno, che a Bisanzio prese la forma di stupro sotto la copertura di matrimoni prematuri, prostituzione infantile, pederastia e incesto.

                                           

Matrimoni prematuri

La legge Romana aveva stabilito l’età per il matrimonio a 12 anni per le ragazze e 14 per i ragazzi. Matrimoni ad età inferiori erano consueti quindi soprattutto tra famiglie aristocratiche, utilizzati come mezzo per intrecciare patti e alleanze politiche. La legge Romana era applicata a Bisanzio con l’aggiunta che il marito che sposasse una moglie più piccola avrebbe dovuto aspettare il di lei compimento di 12 anni per avere rapporti sessuali (Lingenthal, 1931). Di solito, comunque, la legge non era rispettata e spesso i genitori dichiaravano false età per le loro figlie (Bees, 1976). In caso di violazione della legge, la chiesa annullava il matrimonio e sconsacrava il sacerdote coinvolto. Il vescovo di Arta, Demetrio Cromaziano (tredicesimo secolo), ne annullò uno che era stato organizzato per una bambina di 5 anni perché il suo promesso sposo aveva regolarmente abusato di lei tra i 7 e i 12 anni. Quando raggiunse i 12 anni, lei richiese l’annullamento, minacciando di gettarsi da una rupe nel mare se non fosse stata accontentata (Pitra, 1981). Un altro caso riportato è quello di un contratto matrimoniale di una bambina di 7 anni dopo la falsa dichiarazione del padre che ne avesse 12. Il marito la violentò perché rifiutava rapporti sessuali con lui, “serrando la sua bocca a tal punto che il sangue usciva dalle orecchie. Per il resto della sua vita, si spaventava alla vista di qualsiasi uomo”(Tourtoglou, 1963).

Il caso più famoso riportato è quello della Principessa Simonide, unica figlia dell’Imperatore Andronico II Paleologo (1282-1328), che all’età di 5 anni venne offerta in sposa al quarantenne sovrano della Serbia, Stefano Milutin, per ragion di stato. Il marito, come conferma lo storico Niceforo Gregora (quattordicesimo secolo) “non si conformò ai requisiti di legge, ma la violentò a 8 anni, causandole danni ai lombi che le impedirono di avere figli, e sofferenze mentali che la spinsero a tornare in patria in lacrime per farsi suora”. I suoi genitori, comunque, rispettando ovviamente le implicazioni politiche del matrimonio che aveva creato condizioni di amicizia tra Bisanzio e la Serbia, la obbligarono a tornare da suo marito; così fece e divenne vedova all’età di 21 anni (Schopen, 1829).

Si dovrebbe enfatizzare come alcune descrizioni nei testi storici sulle reazioni psicologiche delle vittime sono molto simili a quelle descritte nella letteratura medica odierna(Calam, Horne, Glasgow, & Cox, 1998; Verduyn & Calam, 1999), come nel caso della bambina di 7  anni che ebbe paura degli uomini per tutto il resto della sua vita e della principessa che forse era caduta in depressione e desiderava farsi suora.

La famiglia imperiale ignorò la legislazione matrimoniale in numerosi casi, l’Imperatore Andronico I Comneno (1183-1185) violò la legge quando all’età di 63 anni impalmò l’undicenne Anna-Agnese, figlia di Luigi VII di Francia, già vedova di Alessio II Comneno che aveva deposto e ucciso. Subito dopo la cerimonia Andronico si precipitò a consumare il matrimonio per soddisfare le sue brame sessuali, come narra lo storico Niceta Coniata (dodicesimo secolo) (Dieten, 1975).

Comunque, laddove casi di abuso sessuale nel matrimonio venivano indirizzati al Patriarcato, l’annullamento del matrimonio per una decisione del Patriarca era il risultato. Una di queste decisioni era basata sulla certificazione di verginità attestata da una levatrice (Miklosich & Muller, 1970).

Anche più grave era il crimine di abuso sessuale al di fuori del matrimonio o accordi matrimoniali. In questo caso il colpevole era punito in vari modi durante l’età bizantina, da multe pecuniarie da pagare alla vittima, venendo trascinato per le strade, fino alla rinocopìa (taglio del naso), esilio, e in casi estremi, pena capitale (Pitsakis, 1971).

Prostituzione minorile

La prostituzione minorile era il risultato di decisioni dei genitori, nella loro abietta povertà, di vendere o noleggiare le loro figlie per 5 monete d’oro, come racconta il cronista Malala (Dindorf, 1831). La deflorazione delle ragazze era un oggetto di asta pubblica. Frequentemente prostitute minorenni soddisfa vano clienti nei bordelli con atti sessuali anomali. Come scrive il contemporaneo Procopio, la famosa Imperatrice Teodora, moglie di Giustiniano I (527-565), quan’era una prostituta minorenne, soddisfava così i suoi clienti. Come è ben noto, Teodora e le sue sorelle, una volta orfane, lavoravano nel teatro. Teodora partecipava alle performances dei pagliacci e si spogliava “per mostrare agli uomini davanti e didietro cosa avrebbe dovuto rimanere nascosto ai loro occhi”, come afferma lo stesso Procopio (Wirth & Haury, 1963). Le sue esperienze durante l’infanzia e l’adolescenza la portarono a due parti e numerosi aborti, che probabilmente furono responsabili della sua sterilità durante il suo matrimonio con Giustiniano.

Pederastia

Molti autori bizantini riportavano l’estensione del problema della pederastia durante l’intero periodo dell’Impero bizantino. Eminenti personalità bizantine furono accusate di essere pedofili, tra cui l’Imperatore Teodosio II (408-450), Costantino V (741-775), e l’Eparca di Costantinopoli durante il regno di Giustiniano, Giovanni di Cappadocia, che “regolarmente assaliva piccoli bamini preadolescenti che non avevano ancora acquisito segni della virilità, soprattutto i peli” (Kukules, 1955; Niebuhr, 1837).

E’ riportato un gran numero di rapimenti: le madri ammonivano i loro bimbi di non vagabondare lontano da casa perché “correvano il rischio di attacchi sessuali da pedofili che offrivano loro dolci e noccioline”, come scrive San Giovanni Crisostomo (Migne, 1858-1860).

Le pene erano specialmente severe per i pedofili. Il primo Imperatore di Bisanzio, Costantino il Grande (324-337 A.D.), decretò lunghi periodi di incarcerazione, l’Imperatore Costante II (641-668) la pena capitale e Leone VI il Saggio (886-912) aggiunse l’esilio e la precipitazione in mare con dei pesi.

I cronisti racontano, durante il regno di Giustiniano I, la punizione di un gruppo di pedofili, tra i quali il vescovo di Rodi, Isaia, e quello di Dione in Tracia, Alessandro, con la mutilazione del pene, trascinamento nudi per le strade, e morte (Bekker, 1838; Boor, 1883;Boor & Wirth, 1978; Dindorf, 1831).

La pena capitale rimase la punizione usuale per i pedofili per molti secoli a Bisanzio; le vittime erano anche punite con l’incarcerazione in un monastero che aveva le caratteristiche del moderno riformatorio (Migne, 1857). Comunque, Costantino VII Porfirogenito (913-959), provvide nel suo codice “Ekloge” (che significa Selezione), all’imunità dei bambini sotto i 12 anni che avevano avuto rapporti passivi; al contrario pedofili adulti stupratori erano puniti con la decapitazione tramite spada (Pitsakis, 1971).

Anche la Chiesa si scagliò contro il fenomeno, includendolo tra i peccati più gravi, e impose una pena di 19 anni di esclusione dalla Santa Comunione (Kukules, 1955).

Un ben noto caso di abuso sessuale progettato era quello del figlio del Megaduca Luca Notara, l’undicenne Isacco, vittima designata del sultano Maometto II dopo la caduta di Costantinopoli, come riferisce lo storico Ducas (Bekker, 1834). Lo stesso accadde a Giovanni, figlio dello storico Sfranze. I due ragazzi e i loro genitori rifiutarono di accondiscendere alle abominevoli voglie del sultano, che li fece uccidere tutti tranne lo storico, che riuscì a fuggire (Bekker, 1834; Schlumbergen, 1914).

Incesto

Più di ogni altra forma di abuso sessuale l’incesto è coperto da una cospirazione del silenzio per proteggere il segreto di famiglia. Le pene previste da ogni legislazione susseguitasi durante l’età bizantina, che includeva la pena capitale, e la condanna ecclesiastica dimostrano l’ampiezza del problema. Lo storico Agazia (sesto secolo) riferisce che “il fenomeno dell’incesto è assai diffuso e molti fratelli hanno rapporti obbrobriosi con le loro sorelle, i padri con le figlie e, peggio di tutti, figli con le madri (Niebuhr, 1828).

Il più noto imperatore incestuoso era Eraclio (610-641) che, col suo secondo matrimonio, “legalizzò” la sua lunga relazione incestuosa con Martina, la figlia quattordicenne di suo fratello, dalla quale ebbe 10 figli, molti dei quali soffrirono di vari handicap fisici (Lascaratos, Poulakou-Rembelakou, Rembelakos, & Marketos, 1995). Sembra che i desideri di questo onnipotente imperatore andassero oltre la legge e i codici morali. Gli storici Bizantini Niceforo (Bekker, 1837) e Leone Grammatico ( Bekker, 1842) e Giovanni Zonara (Buttner-Wobst) attribuivano l’anomalia congenita del sistema urinario dell’imperatore (epispadia) alla punizione divina per il suo matrimonio incestuoso.

                                               CONCLUSIONI

In conclusione, i resoconti degli autori bizantini confermano che l’abuso sessuale nei bambini è un fenomeno sociale antico, con molte similitudini con l’atteggiamento moderno per quanto riguarda l’impatto sociale e l’influenza sulla psicologia delle vittime.

I casi storici descritti dagli autori bizantini, sconosciuti alla maggior parte della bibliografia medica, provano come, nonostante la rigida legislazione e i divieti della Chiesa sin dai primi tempi dell’epopea bizantina, il problema sembra essere rimasto endemico in tutte le classi sociali.

Tratto dal Child Abuse & Neglect, Vol. 24, No. 8, pp. 1085–1090, 2000 Copyright © 2000 Elsevier Science Ltd.

Autori : Giovanni Lascaratos-Effie Polaukou-Rebelakou

 

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Author: Alessio Cittadini

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