I turchi e l’Impero d’Oriente dall’XI al XIII Secolo

I turchi e l’Impero d’Oriente dall’XI al XIII Secolo

Le origini dei turchi sono nelle steppe della mongolia, verso la metà del VI secolo i turchi BLU o KOK crearono un vasto impero che dal lago Bajkal si estendeva sino al Mar Caspio; Eraclio cercò l’alleanza dei turchi in funzione anti persiana durante la sua guerra con i Sasanide. Nel VII secolo i turchi BLU furono stritolati dall’offensiva congiunta dei cinesi T’ANG e degli UIGURI, un’altra federazione di popoli turchi. Alla Persia Sasanide si erano sostituiti gli Arabi i quali nel 751 si allearono con i turchi QARLUQ e sulle rive del fiume Talas sconfissero i cinesi T’ANG decretando la fine dell’espansione cinese verso occidente e la diffusione dell’islam verso l’Asia centrale. Nell’840 l’impero UIGURO fu distrutto dai selvaggi KIRGHISI e QARLUQ divennero il gruppo Turco dominante. Nella Transoxiana regnava una famiglia persiana convertitasi all’islam, I SAMAMIDI, i quali erano sunniti seguaci della scuola HANAFITA e i QARLUQ conobbero l’islam seguendo il credo dei SAMAMIDI. I Turchi QARLUQ che si convertirono all’islam prendono il nome do KHARAKANIDI e nel giro di pochi anni si sostituirono ai SAMAMIDI(1003) e convertirono le tribù turche degli OGHUZ che vivevano presso il Sir Darja. Un gruppo di questi turchi OGHUZ, i SELGHIUCIDI, sconfissero i GHAZNADIVI che dominavano una parte della Persia guidati da due fratelli,TOGHRUL e CHAGRI,entrarono a Bagdad e il Califfo proclamò TOGHRUL  sultano,legittimo detentore del potere temporale(1053).Sino alla sua morte TOGHRUL continuò ad ampliare i suoi domini e altrettanto fece suo nipote e successore ALP ARSLAN sino a toccare i confini bizantini e fatimidi; nel 1070 un suo generale ATSIZ s’impadronì di Gerusalemme, un evento che fu ritenuto la causa del primo movimento crociato. I principi SELGHIUCIDI si dimostrarono ansiosi di difendere i valori tradizionali dell’islam, si fecero paladini dell’ortodossia sunnita incrementarono la cultura arabo persiana che avevano conosciuto dai SAMAMIDI. L’esercito turco si dimostrò impermeabile a  questa cultura e mantenne la tipica cultura turca molto primitiva di carattere nomade. La cosa che colpiva maggiormente il soldato turco nell’islam, era l’intrinseco dinamismo che nell’insegnamento mussulmano era rappresentato dalla guerra santa(JIHAD) in cui lo spirito guerriero trovava un suo appagamento. Per impedire che l’esercito turco, desideroso di guerra e saccheggi, devastasse le province centrali del mondo islamico i sultani lo spinsero verso i confini dell’impero dove combattendo la guerra santa avrebbe potuto accrescere i domini dell’islam appagando lo spirito guerriero.

La conquista dell’Anatolia 

L’esercito mussulmano era stato composto da guerrieri provenienti da tutti i paesi islamici,questi guerrieri erano onorati come degli eroi e dei guerrieri sacri(GAZI).Con la conversione delle tribù turche all’islam il peso dei turchi in quest’esercito aumentò sempre di più sino a quando la guerra sulla frontiera bizantina fu quasi completamente in mani turche. Negli anni tra il1060 e il1070 bande di turchi devastarono l’Anatolia compiendo incursioni sino alla costa egea. La politica portata avanti da Costantino IX tesa a ridurre drasticamente l’esercito lasciava l’impero bizantino quasi indifeso, e quando il nuovo imperatore Romano Diogene decise di reagire si trovò a radunare un grande esercito, ma prevalentemente composto di mercenari in gran parte cumani comandati da Giuseppe Tarchaniotes e il cui corpo scelto di cavalleria pesante franca era comandato da Roussel di Bailleul.I soldati bizantini di professione erano pochissimi e guidati da Andronico Ducas nemico dichiarato dell’imperatore. Il fatidico  19 agosto 1071 l’esercito si trovava in una valle sulla strada che da Manzikert portava ad Akhalat quando fu attaccato da Alp Arslan: i cumani passarono dalla parte dei turchi, i franchi non presero parte alla battaglia e Andronico Ducas condusse le sue truppe verso occidente. A sera l’esercito era distrutto e Romano ferito e prigioniero. La battaglia di Manzikert fu un disastro, ma Alp Arslan trattò bene Romano e lo rilasciò con favorevoli termini di pace. Romano rientrò a Costantinopoli e fu ucciso dalla famiglia Ducas e l’impero per i venti anni successivi fu dilaniato da una continua guerra civile: questa fu la vera tragedia. Alp Arslan morì nel 1072 e suo figlio Malikshah gli successe come sultano; egli affidò il compito di occupare l’Anatolia al principe selghiucide Suleiman, il quale dando aiuto a Niceforo Boteniate riuscì ad occupare senza problemi le principali città dell’Anatolia e stabilì la sua capitale a Nicea. Quando però Suleiman marciò verso oriente con l’intento di occupare Aleppo,Tutush,fratello di Malikshah, lo sconfisse e lo uccise(1086).In Anatolia non si era stabilito solo Suleiman ma anche una serie di signori turchi come Melik Danishmend Ghazi,un autentico guerriero sacro che discendeva da Sayyid Battal Ghazi il condottiero arabo che era caduto nel 740 combattendo contro i bizantini e che rappresentava al tempo il prototipo del guerriero sacro,e che occupava Cesarea,Sebastea e Amasea;Menguchek signore di Erzinjan e Colonea;e Chaka che aveva conquistato Smirne e il litorale egeo. Dietro questi signori della guerra, dando all’invasione una forza nuova, venivano i nomadi Turcomanni che evitavano le città fortificate ma attaccavano i villaggi, distruggevano i raccolti, disperdevano le greggi e danneggiavano la rete stradale rendendo difficili le comunicazioni tra le città ancora in mano ai bizantini, provocandone la caduta in mano ai signori turchi. I cristiani cominciarono ad abbandonare l’altopiano per rifugiarsi nelle città lungo le coste. Morto Malikshah(1092) suo figlio e successore, Barkiyaruk, concesse al figlio di Suleiman,Kilig Arslan I,di ritornare in Anatolia,ma la situazione era cambiata. Sul trono di Costantinopoli regnava l’energico e capace Alessio I il quale sfruttò abilmente l’arrivo dei crociati latini nel 1097. Bizantini e crociati sconfissero Kilig Arslan a Nicea, che si arrese il 20 giugno 1097. Il primo luglio a Dorileo i crociati sbaragliarono ancora i turchi determinando così il destino dell’Anatolia occidentale che Alessio incorporò all’impero cacciandone i turchi e fortificandone il confine. L’espansione turca era così arrestata.

Il sultanato di Rum

La partenza dei crociati dette luogo ad una recrudescenza della rivalità tra Kilig Arslan e Melik Danishmend,il primo installò la sua capitale a Iconio e il secondo a Sebastea. Il pomo della discordia tra i due principi era la città di Melitene e dopo la morte di Melik (1106)Kilig riuscì ad occuparla ma, com’era già accaduto col padre, i principi Selgiuchidi della Mesopotamia  si accordarono e lo sconfissero sulle rive del Khabur(1107) dove il sultano perse la vita. I suoi successori, Malikshah(1107-1116) e Masud I (1116-1165)si trovarono a regnare su un territorio privo di sbocchi al mare, bloccato dagli stati crociati d’Antiochia e Edessa e in perenne lotta con gli emiri Danishmend. Quando nel 1147 l’imperatore Corrado III cercò di attraversare il territorio del sultanato col suo esercito i turchi lo sconfissero a Dorileo e lo obbligarono a cambiare percorso. Il nuovo sultano Kilig Arslan II (1165-1192) si dimostrò più energico, innanzitutto intraprese una lotta volta ad eliminare i Danishmend, i quali in difficoltà chiesero aiuto a Nur Ad Din,sino a quando questi visse Kilig Arslan non raggiunse il suo scopo,ma alla morte di Nur Ad Din (1174) l’emirato Danishmend venne annesso al sultanato di Rum. Il sultano si era dimostrato aggressivo anche nei confronti dei bizantini e nel 1176 Manuele I decise di farla finita con i selghiucidi che con l’annessione dell’emirato Danishmend si erano notevolmente rafforzati. Manuele allestì un grande esercito e marciò verso Iconio, contemporaneamente inviò suo cugino Andronico Vatatze verso il cuore dell’appena sottomesso emirato, ma davanti a Neocesarea Vatatze fu sconfitto ed ucciso. Manuele il 17 settembre 1176 sul passo Tzibritze presso il forte di Miriocefalo fu sorpreso dai turchi e riportò una pesante sconfitta. Le condizioni di pace che il sultano pose saranno miti, è probabile che non si renda conto dell’importanza della sua vittoria. Manuele invece capiva che la sua potenza in oriente era infranta per sempre, aveva forze sufficienti per presidiare la frontiera e per ottenere alcune vittorie sino alla sua morte; ma come un secolo prima la causa del crollo bizantino in Anatolia era stata la guerra civile, così i suoi deboli successori furono i responsabili degli eventi che seguirono .Kilig Arslan vide la strada di nuove conquiste ad oriente sbarrata dal Saladino, inoltre la crociata del Barbarossa causò notevoli danni al Sultanato tra cui l’occupazione d’Iconio. L’ultima parte della vita del vecchio sultano fu segnata dalla guerra civile tra due i suoi figli che lo videro dover elemosinare un luogo dove poter morire in pace.

La vita nel Sultanato di Rum

Durante il periodo Comneno le frontiere fra il sultanato e furono ben sorvegliate e i turchi cominciarono a divenire sedentari. La popolazione dell’Anatolia selghiucide rimase assai varia, se nelle campagne prevaleva l’elemento islamico sedentario o nomade che fosse, nelle città la popolazione era eterogenea composta di turchi, armeni, cristiani e immigrati mussulmani provenienti dal vicini oriente. In pratica pur avendo conquistato militarmente l’Anatolia la popolazione non era a maggioranza turca e neppure islamica, solo dopo le invasioni mongole, la situazione cambiò sia dal punto di vista etnico sia religioso. I guerrieri Ghazi che avevano compiuto la conquista del paese e si erano stabiliti in prevalenza nelle campagne non sempre, mantennero dei buoni rapporti con i sultani, la lotta esistente tra i sultani di Konia e gli emiri Danishmend furono l’espressione a livello politico della tensione esistente tra l’amministrazione selghiucide e la sua aderenza all’ortodossia islamica e i Ghazi, rozzi guerrieri che non conoscevano le raffinatezze della civiltà islamica, che ambivano solo a battersi per l’islam e che dal punto di vista religioso erano tutt’altro che ortodossi,anzi decisamente inclini a tendenze settarie cui li predisponeva la religione popolare turca che essi avevano portato con se, e che attraverso i contatti con le popolazioni dell’Anatolia ,si era combinata con forme religiose locali cristiane ortodosse o eretiche o precristiane. La conseguenza fu che la forma assunta dalla religione popolare dei guerrieri sacri, e in altre parole l’ordine derviscio dei BAKTASHI, sulla base islamica presentava elementi sciamanistici dell’Asia centrale, ed elementi cristiani e precristiani dell’Anatolia. Uno spirito completamente diverso regnava nelle città, i Sultani di Rum ritenevano che la loro missione fosse quella di promuovere la cultura islamica e di fare della loro corte il centro di essa. Il valore degli edifici di tutto il paese sono ancora oggi la prova dei loro sforzi. A collaborare alle loro costruzioni furono chiamati artisti siriani e persiani e l’opera furono spesso realizzati da artigiani locali greci o armeni. L’amministrazione fu affidata a colti scribi provenienti dall’oriente,furono create delle accademie per l’apprendimento della cultura araba e persiana, la prevalenza della cultura persiana è dimostrata dai nomi dei sultani del XIII secolo tratti dalla tradizione persiana,Kay Kawus,Kay Qubad,Kay Kusraw. Le relazioni con la corte di Costantinopoli erano buone, e ciascuna delle due corti offriva rifugio ai personaggi caduti in disgrazia ed era usato come luogo dove bandire i principi indesiderati. In quest’atmosfera colta e raffinata non vi era posto per il settarismo dei Ghazi i quali tenuti a freno militarmente da Bisanzio si videro messi ai margini dall’ortodossia sunnita.

L’apogeo del Sultanato di Rum

Nel 1204 l’occupazione di Costantinopoli avvenuta durante la quarta crociata, il crollo dell’impero bizantino, la nascita dell’impero di Nicea e di quello di Trebisonda aprirono nuove prospettive al Sultanato di Rum. Kay Khusraw nel 1207 s’impadronì del porto di Attalia riuscendo finalmente a dare al sultanato uno sbocco sul mare,nel 1211 la campagna condotta dal sultano contro l’imperatore di Nicea,Teodoro Lascaris si concluse con un disastro(battaglia di Antiochia sul Meandro) e con la sua morte(probabilmente in un duello con il suo avversario).Il figlio e successore Kay Kawus I dopo aver vinto l’imperatore di Trebisonda Alessio gli strappò il porto di Sinope sul mar Nero. Il sultanato era ora aperto al traffico commerciale con tutto il mondo e i rapporti con le repubbliche marinare portarono alla nascita del commercio e a una prosperità economica. La solidità dell’impero di Nicea portò i sultani ad espandersi verso est,venne occupata la Piccola Armenia sino alla Porta Cilicia(1216). Alla morte di Kay Kawus (1219) il sultanato era florido e potente. Il nuovo sultano fu il fratello Kay Qubad (1219-1237) con cui il sultanato raggiunse l’apogeo; egli conquistò il forte di Kalonoros trasformandolo in un porto mercantile che chiamò Alanja, la quale d’inverno divenne la sua capitale. AD oriente occupò Amida e Hian Kaifà e inoltre organizzò una spedizione in Crimea. Il sultano incrementò i commerci e varò un vasto programma di costruzioni a Konia, Cesarea e Sivas. Durante il suo regno le armate mongole invasero la Persia e il vicino oriente e un gran numero di profughi si riversò nel sultanato ben accolti,fossero membri dell’elite intellettuale o turbe di turcomanni nomadi. In quest’epoca la maggioranza della popolazione dell’Anatolia divenne turca e islamica modificandone per sempre l’equilibrio etnico e religioso. Uno di questi profughi, Giala’l ad Din,fautore del sufismo,divenne il centro di un movimento religioso di  natura mistica con aspetti sincretistica,e come capo di questo gruppo prese il nome di MEVLANA. Dopo la sua morte (1273)i suoi seguaci fondarono l’ordine dei dervisci Mevleviyye, i quali a causa delle loro pratiche religiose caratterizzate da musiche e danze turbinose(sama) divennero noti come dervisci danzanti. Il Mevlana fu anche un raffinato scrittore e in persiano compose un gran poema mistico il”MASNAVI  I MA’NAVI”e nel mondo persiano è noto come “RUMI”. L’invasione della Persia diede a Kay Qubad  l’occasione di espandersi ancora ad oriente,sconfiggendo i vari principi Ayubbiti,Selghiucidi,Mengujukidi e in una grande battaglia ad Erinjan (1230)Gialal’ad Din di Kwarizim . Nel 1231 occupò la città d’Ahlat sul lago di Van. Questo gran sultano fu ucciso su istigazione del figlio a Cesarea nel 1237. Kay Kusraw (1237-1245) che gli succedette riuscì ad aggiungere al sultanato la città d’Amida, ma il lusso e lo sfarzo della corte e la tirannia dell’emiro Salah ad Din ,visir del sultano risvegliarono il risentimento dei dervisci e dei ghazi contro la corte e la nobiltà. Un derviscio venerato come un profeta di nome Baba Ishaq (Baba Rasul) capeggiò una rivolta di grandi proporzioni sedata con fatica in un bagno di sangue dal sultano. Lo stesso anno il generale mongolo Baydju Noyon scendendo dal Caucaso occupò Erzerum. Il sultano radunò il suo esercito e marciò contro i mongoli il 23 giugno 1243 a Kose Dag l’esercito del sultanato fu completamente distrutto: era la fine della potenza del sultanato di Rum.

La fine del Sultanato

Il periodo che divise la battaglia di Kose Dag dalla morte di QUBAD III nel 1307è un’età oscura per il sultanato, i vari sovrani non furono che fantocci nelle mani dei mongoli che vi insediarono loro rappresentanti,come Mu’in ad Din Suleiman detto Perwana che dominò la scena politica dal 1256 al 1277 insediando sul trono una serie di ben 4 sultani. Dopo la morte di Perwana, un comandante turcomanno, Muhammed di Karam, riuscì a ritagliarsi un principato indipendente nel sud dell’Anatolia destinato a contendere in futuro agli ottomani il controllo della penisola ma che al momento non poteva che essere marginale nella lotta tra mongoli e mamelucchi. Nel 1307 il sultanato cessò di esistere e divenne una provincia dell’impero mongolo degli  Ilkhan di Persia.

autore: MIRKO RATTI

Nicola

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