Il greco classico e romeo

Queste righe esporranno una questione senza speranza di risolverla: il greco che costituisce il 20% del dialetto, ma molto di più della sintassi e di toponomastica, onomastica e agiografia in Calabria, è derivato dal classico e magnogreco come sostiene il Rolhfs, o è l’effetto di avvenimenti di riellenizzazione nei secoli VI-XI?

Sintesi della questione: l’aspetto sintattico del dialetto della Calabria Meridionale è palesemente neogreco, ma ciò non nega che vi possa essere avvenuta la stessa evoluzione della lingua  che si andava sviluppando in tutto il mondo ellenico; e non mancano indizi di dorico e acheo e dialetti diversi dalla koinè a base attica: àsamo in luogo di àsemo (àsimo), nota Rolfhs; né possiamo sfuggire alla suggestione che argasìa (terra lavorata) sia ha ergasìa e non he (hi) ergasìa con l’articolo neolatino.

Polibio parla della Megàle Hellàs come di un ricordo lontano, e Cicerone afferma che la Magna Grecia è “deleta”; ma Strabone, mentre rileva come quasi tutto il Meridione sia latinizzato, ci informa che Taranto, Napoli e Reggio parlano ancora greco, e, supponiamo, con del territorio intorno. Iscrizioni reggine del III e IV secolo sono ancora in greco, anche quando hanno il carattere di documenti ufficiali del municipio romano e vi vengono elencati personaggi che si chiamano M[arcos] Kornelios M[arkou] hu(iòs) Martialis, nomi latini in greco, ma forse nomi ufficiali, mentree i loro schiavi e dipendenti, che non godono di cittadinanza romana, si chiamano Meliftongo, Elicone, Magiro… Un’epigrafe è in greco e latino anche nei caratteri: “Dis Manibus Fabia Sperata Sallustis Agathocles ho kai Rodios”, in caratteri latini; e “hatòis epòhesan” in caratteri greci e greco locale. Appare anche incipiente il mutamento fonetico verso il neogreco: kai si legge e si scrive ke. È dunque un greco vitale tanto da subire un’evoluzione. Questa è tuttavia lenta e parziale, come è proprio di aree isolate conservative, e mostrano molti toponimi proparossitoni quali Amàroni, Candìdoni, Filòcastro, Màrtone; e termini come cùccuma, nòsimu, zàmmaru

Tuttavia l’antichissima Crotone è divenuta bruzia e latina; e a Thuri, Blanda, Clampezia, Vibo Valentia, Teura colonie o agri, abitano latini e bruzi latinizzati. Ben poco probabile che nella massima parte dell’odierna Calabria durante i sette secoli dell’Impero Romano si parli il greco.

Tra la Guerra gotica e il 1060, sei secoli, il territorio oggi calabrese appartiene in parte, e dopo l’888 quasi tutto, all’Impero d’Oriente, che vi invia soldati, coloni e funzionari, e con loro gerarchie ecclesiastiche dipendenti da Costantinopoli, e vi giungono monaci. Questi nuovi venuti provengono da ogni canto dell’Impero, ma tutti sono di fede cristiana ortodossa e di lingua greca. I cognomi greci diffusissima in Calabria, tra cui quello di chi scrive, ne sono ampia testimonianza.

Se i nuovi grecofoni incontrarono altri grecofoni di tradizione, possiamo solo ipotizzarlo. Certamente s’intrecciarono con parlanti neolatino, e si dovette verificare una frequente e non lineare condizione di bilinguismo: per questo i Vecchi coesistono con i Palaia, e i Calò e Caliò con i Bello; e il Monte Bianco si chiama Aspromonte.

Nei secoli del Medioevo europeo l’elemento neolatino dello stesso Catepanato, prima ancora del Regno meridionale, prevalse di grandissima lunga su quanto restava del romeo, sia pure senza violenza, ma per sovrapposizione; la lingua greca si mantenne in alcune aree viepiù ristrette, per poi ridursi a qualche borgo della Bovesia. Continuò certo a parlarsi da qualche comunità qui e lì, però con sempre più evanescente consapevolezza; e oggi è sostrato, e quando il mio vicino di campagna m’invita a compiere una sporìa, usa una parola greca senza saperlo, e senza che io minimamente glielo faccia sapere, o egli, intimidito, non me direbbe più. Sarà avvenuto molte volte che in una famiglia di lingua mista sia prevalso il linguaggio dei più, il neolatino, con qualche termine greco o locuzione o sintassi mentale inavvertita.

C’è comunque una grecità di cognomi, toponimi, tradizioni religiose; e di parole, alcune delle quali certo hanno varcato i millenni prima di Cristo, ma probabilmente la maggior parte giunsero con i guerrieri, i contadini, i funzionari e gli ecclesiastici e monaci venuti in Calabria durante il lungo periodo romeo.

Nicola

Author: Nicola

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