La caduta dell’Impero Romano d’Occidente

La caduta dell’Impero Romano d’Occidente

Ho riportato un documento da un libro di storia romana che viene adottato dall’Università di Venezia. Marcel Le Glay scomparso nel 1993 ha insegnato alla Sorbona di Parigi. Jean-Louis Voisin insegna nell’Università della Borgogna e Yann Le Bohec nell’Università di Lione III. Data la difficoltà del tema, ho preferito riportarlo integralmente

Lo storico si trova sempre in difficoltà quando deve scegliere una data per chiudere la storia di Roma. In effetti al momento della scelta si pongono tre domande:

1)     Che cos’è successo?
2)     In che modo ciò è successo?
3)     E’ solo alla fine: in quale momento ciò è successo?

Per la prima domanda sono state moltissime risposte e gli storici sono giunti a tre conclusioni oggi nel campo storico-romano. Una è sicuramente la decadenza, dall’antichità, questa idea costituiva un luogo comune della letteratura, e i cristiani rincararono la dose : la fine di Roma era una punizione inviata da Dio. Successivamente durante il rinascimento sono state aggiunte nuove cause morali; Biondo e Macchiavelli vi aggiunsero il declino demografico, nel settecento Montesquieu e Gibbon erano della stessa idea. Altre recenti ricerche accusano principalmente le istituzioni ree di essere inadeguate (G.Ferrero) secondo invece (j.Carcopino) l’impero romano era morto di morte naturale. M. Le Glay nel suo ultimo libro usa il termine “decadenza” utilizzato però nel caso delle Repubblica. La “teoria dell’assassinio” è quella più recente, constatando che la situazione delle province, secondo dati archeologici, si presentava sotto una luce meno cupa di quanto si fosse creduto. Addirittura A.Piganiol sostenne nel 1947 che furono i barbari a distruggere un mondo romano in buona salute. H.I. Marrou che prima confidava nella fine dell’impero nell’opera della decadenza si allinea a Piganiol criticando J.Carcopino. Questa teoria rinviava ogni crisi e ogni declino all’Alto medioevo.Infine molti ricercatori (senza dubbi ispirati ad una concezione del progresso senza alcun limite) si sono sforzati di dimostrare che non ci sarebbero state altro che trasformazioni e che si poteva rinunciare alle nozioni del declino e quindi ovviamente alla decadenza.

Per rispondere alla prima domanda che ci siamo posti dovremmo utilizzare la seconda : come è successo? Il IV secolo fu sicuramente complesso , vi coesistevano elementi dell’alto impero e delle novità: queste possono sia sembrare creazioni, e sarebbero dunque elementi di forza o al contrario esse possono costituire elementi di debolezza e quindi di crisi. In effetti non bisogna considerare allo stesso modo Oriente ed Occidente: mentre ad est nasceva l’Impero Bizantino, i provinciali dell’Occidente vedevano lo Stato indebolirsi e l’esercito sparire (esso non ha potuto impedire ai barbari di attraversare il Reno nel 406 né di prendere Roma nel 410). La forza dei Germani spiega in parte questo declino. I rinforzi ricevuti (popoli dell’Est) e la loro migliore organizzazione (federazione di popoli)hanno contribuito al loro successo, allo stesso modo della burocrazia e della crisi economica (carenza di moneta e squilibrio città-campagna) che indebolivano Roma. La città e la campagna hanno vissuto destini contrapposti e non più complementari come invece era un tempo. Si ammette in generale una permanenza almeno relativa delle città, ma la ripartizione ineguale delle imposte pesava più sulle fasce rurali che sui cittadini. Allo stesso tempo una minoranza di privilegiati dilapidava sempre più senza risparmio.

Bisogna poi distinguere due culture, il paganesimo e il cristianesimo, sicuramente non troppo estranee l’una dall’altra ma sicuramente in certi periodi si sono scontrati pesantemente. La tradizione fu preservata,certo, ma per diventare un oggetto di studio; essa non creò più, se non opere “universitarie” (Marziano, Capella); il paganesimo conobbe un declino ma sopravisse. Il cristianesimo, al contrario, non smise mai di progredire e questo sviluppo era accompagnato dalla nascita di nuove forme di arte e di pensiero. Inoltre secondo Piganiol questa nuova religione “favoriva la formazione di un’ideologia internazionalista che non conosceva più frontiere”. Ovviamente tutti questi cambiamenti non sono avvenuti simultaneamente, è chiara la terza domanda : quando?

Durante l’ultimo terzo del IV secolo, si assiste ad una grossa crisi economica che accompagna il rallentamento dell’evergetismo . Ma già li Occidente ed Oriente andavano incontro a destini diversi. L’epoca che va dall’inizio alla fine V secolo è ricca di avvenimenti importanti.

Gli ultimi anni di Stilicone furono segnati da un dramma che si consumò la notte del 31 dicembre 406; Vandali, Alani, e Svevi attraversarono il Reno chi era gelato. Percorsero la Gallia, la Spagna e l’Africa (passaggio dello stretto di Gibilterra nel 429); i Vandali fecero Cartagine la loro capitale e nessun romano potè arrestarli. Questa invasione provocò l’usurpazione di Costantino in Gallia, una nuova offensiva dei Visigoti di Alarico, più fortunata, ed una reazione generale; il consigliere Olimpio, Galla Placida, sorella dell’Imperatore e l’esercito si unirono contro Stilicone che fu arrestato e decapitato, insieme alla moglie e ai figli. Il 23 Agosto del 408. Galla Placida emerse come personaggio importante.

La morte di Stilicone non impedì ad Alarico di prendere Roma nel 410; la città fu abbandonata al saccheggio, che rappresenta anch’esso una data essenziale ai nostri fini. Ormai l’Occidente romano era diventato DI FATTO l’Occidente barbarico. Per quasi tutto il V secolo (dal 410 al 471-472) i destini delle due parti dell’Impero presero direzioni opposte.

In Occidente il debole Onorio, morto nel 423, aveva lasciato passare in primo piano Costanzo (411-421), l’effimero Costanzo III (421). Fu poi il turno di Valentiniano III (425-455) con Ezio Magister militum, comandante supremo dell’esercito. Dovettero affrontare subito il capo degli eserciti d’Africa, Bonifacio, poi Attila, re degli Unni, che fu sconfitto nel 451 al campus mauriacus. Ma questo potere centrale funzionava solo ad intermittenza: i Visigoti passarono dall’Italia all’Aquitania; i Franchi e i Burgundi si insediarono in Gallia; i Vandali, Alani e Svevi proseguirono nella loro avventura. Dal 457 al 472 fu il magister militum Ricimero, uno svevo ,ad imporre il suo protettorato sull’Occidente.

In Oriente, anche se la situazione presentava talvolta caratteri analoghi a quelli descritti per l’Occidente, le condizioni generali, interne ed esterne, migliorarono durante il regno di Teodosio II (408-450)in particolare per le molteplici imprese di Antemio. A quest’epoca risale l’elaborazione del Codice Teodosiano. La tregua alle frontiere permise comunque di conflitti interni: massacro della filosofa Ipazia da parte della folla di Alessandria nel 415, disputa monofisita. Ma dal 450 al 471 l’Oriente conobbe la stessa sorte dell’Occidente, con una sola differenza : fu un Alano, Aspar, ad imporre il suo protettorato.

La fine del secolo fu segnata da due avvenimenti di forte valore simbolico.

Nel 475 Oreste, già segretario di Attila ,aveva cacciato da Roma l’imperatore Nepote e dato la porpora a suo figlio, Romolo Augustolo dai nomi al quanto evocativi ! Lo Sciro Odoacre che aveva anche lui frequentato la corte di Attila, diventò re degli Eruli e chiese lo status di federato. Davanti al rifiuto che gli fu opposto, cacciò Romolo Augustolo e rispedi a Costantinopoli le insegne imperiali (476). Odoacre diventò “patrizio” “re dei popoli barbari” e costituì un proprio dominio (Italia, Sicilia, Dalmazia)

L’Imperatore Zenone nel 488 incaricò l’Ostrogoto Teodorico di riconquistare l’Occidente; quest’ultimo, dopo l’assassinio di Odoacre nel 493, si impadronì di Roma e dell’Italia.

Ormai l’Occidente romano era diventato di diritto l’Occidente Barbaro.

Ma il V secolo non rappresentò una fine in tutti i campi, poiché lasciò un’eredità

In Oriente si diede forma un impero romano originale, che era legato alla civiltà bizantina e che sparì solo nel 1453. In Occidente l’idea imperiale restò molto forte; ne sono testimonianza la creazione del “Sacro Romano Impero Germanico” e la diffusione del titolo di Cesare. Esso perdurò fino al 1917 in Russia (assassinio dell’ultimo “Czar” Nicola II) fino al 1918 in Germania (abdicazione dell’ultimo Kaiser Guglielmo II) e addirittura fino al 1946 in Bulgaria.

La Francia all’inizio del terzo millennio porta ancora anch’essa, l’impronta di Roma; i nostri contemporanei non se ne rendono sempre conto. E tuttavia, noi parliamo una lingua latina. I principi del nostro diritto vengono dal diritto romano. La nostra urbanizzazione e i nostri paesaggi rurali hanno venti secoli di storia. La nostra vita quotidiana (festività, nomi propri..) reca l’impronta del cristianesimo. La nostra arte, la nostra letteratura e la nostra filosofia, dopo il Rinascimento che fu  la rinascita di Roma, si ispirano molto spesso ad opere della Repubblica e dell’Impero. I nostri valori infine (libertà, Giustizia, diritto, Onore, Coraggio) hanno venti secoli.

In un certo modo, Roma viva ancora, Roma vive in NOI.

Marcel Le Glay, Jean-Louis Voisin, Yann Le Bohec. « Storia Romana » il Mulino editore pag. 517-521 ”verso la fine del mondo romano”.

Nicola

Author: Nicola

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