Lo strategikon dell’Imperatore Maurizio

Poiché recentemente in diversi messaggi è stato citato l’esercito Romano dell’Est o Bizantino mi è venuta l’idea di scrivere qualcosa sull’argomento, anche per mostrare quanto variegata sia stata la sua storia nel corso dei secoli.

In effetti dobbiamo immaginare questa peculiare istituzione imperiale come in continua evoluzione, per cui si possono individuare periodi diversi, che corrispondono a diversi ordinamento militari.
Non c’è dubbio, ad esempio, che l’esercito di Eraclio fosse molto diverso da quello di Basilio II, che a sua volta era diverso da quello dei Comneni.

Mi pare così opportuno dare qualche notizia in più sull’esercito romano d’Oriente come descritto dallo Strategikon, opera a carattere militare attribuita all’Imperatore romano d’Oriente Maurizio. Se poi troverò un pò di tempo (ed anche il materiale necessario), passerò a descrivere l’esercito in altri momenti temporali, magari rifacendomi ad una delle tante opere di carattere militare scritte a quei tempi. Purtroppo ragioni di tempo e di spazio mi impediscono una disamina più approfondita dello Strategikon mi limiterò perciò a qualche considerazione sull’interpretazione dell’opera ed a una descrizione sommaria dell’organizzazione e dell’armamento dell’esercito romano d’Oriente quale da essa si deduce. Gran parte dello Strategikon è dedicato all’organizzazione, equipaggiamento, tattica e condotta delle operazioni dell’esercito romano d’Oriente; v’è qualche parte ripetuta, ma per la maggior parte si tratta di consigli pratici. Da notare che a quel tempo gli ordini vengono ancora dati in latino, e la nomenclatura è un misto di termini greci e latini.

Lo Strategikon è diviso nei seguenti 12 Libri:

Libro 1 Introduzione
Libro 2 Formazione di battaglia della cavalleria
Libro 3 Formazioni dei Tagma
Libro 4 Le imboscate
Libro 5 Sul treno di bagagli
Libro 6 Varie tattiche ed addestramenti
Libro 7 La Strategia: i vari punti che un generale deve considerare
Libro 8 (senza titolo) – istruzioni generali e massime
Libro 9 Attacchi di sorpresa
Libro 10 Assedi
Libro 11° Caratteristiche e tattiche dei vari popoli
Libro 12° Senza titolo– formazioni miste, fanteria, campi e caccia.
Nel Libro 11° troviamo quindi quattro corti saggi dedicati a come combattere i principali nemici dell’Impero in qual periodo (fine VI – inizio VII secolo), e cioè i Persiani, gli Slavi ed Antae, gli Avari e gli altri Sciti ed i barbari occidentali.

Le raccomandazioni che qui vengono fatte sono simili a quelle già avanzate da Ammiano, Procopio ed Agathias.

L’ultimo Libro (il dodicesimo), fu aggiunto dopo la stesura del corpo principale del testo ed incorpora un trattato su equipaggiamento, organizzazione e tattiche della fanteria, steso forse originariamente in epoca Giustinianea; una Cynegetica (probabilmente scritta da Urbicius, generale romano di quell’epoca); il diagramma di un campo fortificato, e (ma solo in tre dei manoscritti in cui ci è giunta l’opera) l’Epitedeuma dello stesso Urbicius.
Le tre traduzioni più recenti sono quella in Rumeno (Arta Militara – Bucarest 1970, traduzione di H. Mihaescu), quella in Tedesco (Das Strategikon des Maurikios – Vienna 1981, traduzione di E. Gamillscheg) e quella in Inglese (Filadelfia 1984, traduzione di G.T. Dennis).

La traduzione inglese non include l’Epitedeuma di Urbicius, è senza testo greco a fronte ed è stata soggetta a critiche perché ritenuta imprecisa (un problema sempre presente con le traduzioni da lingue come il Latino o il Greco). Prima di passare ad illustrare il contenuto dell’opera, mi voglio soffermare su alcuni problemi ad essa connessi.

Vi sono infatti delle problematiche connesse all’individuazione dell’autore (e quindi al periodo in cui l’opera fu stesa), alla terminologia usata, ed allo scopo stesso per cui lo Strategikon fu scritto.

Per prima cosa l’autore: lo Strategikon è stato di volta in volta attribuito a Urbicius, ad un altro generale di nome Rufus, allo stesso Maurizio (o al di lui fratellastro Philippicus) o addirittura ad Eraclio. Anche se la controversia non è stata chiusa definitivamente, ragioni di coerenza interna fanno supporre che esso sia stato scritto tra il 592 d.C. ed il 610 d.C. (più probabilmente nell’ultima decade del VI secolo), e quindi, allo stato attuale, sembra l’Imperatore Maurizio l’autore (o il committente) più probabile, anche se non sono da escludere rimaneggiamenti successivi, sotto i regni di Foca o Eraclio. Passando alla terminologia, quella usata dallo Strategikon nel descrivere i vari nemici affrontati dai Romani al tempo della stesura dell’opera, è molte volte volutamente vaga o arcaica 8artificio retorico in voga all’epoca).

Così, per esempio gli Avari non vengono chiamati col loro nome, ma vengono definiti Sciti (popolazione oramai scomparsa da tempo), e l’autore fa un uso del tutto generico della frase “popoli dai capelli biondi”. Poiché lo Strategikon si riferisce principalmente alle popolazioni contemporanee con cui l’esercito romano lotta, i “popoli dai capelli biondi” sono principalmente i Longobardi (sono citati però anche i Franchi). In altri passi (III, 5, 29-34) invece l’autore, illustra come il cavaliere debba proteggere sè stesso e la testa del suo cavallo con lo scudo, “alla maniera dei popoli dai capelli biondi”. Questo uso dello scudo da parte della cavalleria romana è attestato già dal IV secolo, ed è di presumibile origine Gotica.

Tutto ciò ci fa capire che la frase ” popoli dai capelli biondi “, come il sistematico uso del termine Sciti per designare non solo gli Avari, ma anche altri popoli nomadi, non è altro che un topos letterario, tanto comune alla letteratura di quei tempi, e non può essere presa isolatamente, ma legata al contesto; soprattutto non può essere usata per trarne conclusioni etnografiche, visto anche che stiamo parlando di un manuale scritto da un soldato (sia pure letterato) per altri soldati.

Ciò premesso passiamo ad esaminare lo scopo reale per cui lo Strategikon fu steso.
Esso è espresso chiaramente dall’autore nella sua introduzione (Strat. Pr. 10 – 17) quando afferma che lo stato delle forze armate è stato trascurato per troppo tempo, cosicchè anche coloro che sono destinati al comando non conoscono a sufficienza la materia ed incorrono in ogni genere di difficoltà; di qua la necessità di un manuale destinato ai futuri comandanti.
Lo Strategikon non tratta quindi di come riequipaggiare l’esercito romano, ma piuttosto, fermo restando l’equipaggiamento, di come razionalizzarne e semplificarne l’organizzazione, stabilendo un’efficace catena di comando.

Ciò si è reso necessario per la mancanza di disciplina ed ordine all’interno delle forze armate, e la conseguente incapacità di mantenere la loro efficienza di combattimento per lunghi periodi.
La bontà della riorganizzazione effettuata è tale che anche la Taktica di Leone VI, scritta circa tre secoli dopo, adotterà largamente l’organizzazione descritta nello Strategikon.
Passiamo ora a descrivere l’esercito romano come delineato nello Strategikon, iniziando dalla cavalleria. L’unità base della cavalleria è il bandon di 300 massimo 400 uomini; più banda, variamente uniti in moirai, formano un meros di 6.000 o 7.000 uomini.  Vi è ancora una divisione tra unità di elite ed unità di prima e seconda linea, che riflette l’antica divisione tra Palatini, Comitatenses e Pseudo Comitatenses originata nel IV secolo d.C.

L’esercito schiera così unità di elite (i meros dei Boukellarioi, Optimatoi e Phoideratoi), unità di prima linea (i meros di Vexillationes e Illyrikani) e meros composti da truppe più ordinarie.
I Boukellarioi fungono da guardie del corpo, e sono dotati di protezioni più pesanti e di stendardi particolari (Strat. 1.1).

Vexillationes, Phoideratoi ed Illyrikiani, occupano la prima linea dello schieramento, nell’ordine in cui sono citati, partendo dall’ala sinistra. Gli Optimatoi sono considerati truppe scelte, e tenuti in riserva. Le altre unità di cavalleria sono schierate nella seconda linea dello schieramento.  La profondità dello schieramento assunto sul campo riflette la qualità delle truppe:

I Boukellarioi combattono in 5-7 ranghi, Vexillationes, Phoideratoi ed Illyrikiani combattono in 7-9 ranghi, mentre le unità composte da truppe più ordinarie combattono in 8-10 ranghi (Strat. 11.6). I meros dei Vexillationes, Phoideratoi ed Illyrikiani sono divisi in tre moirai. Per quanto riguarda l’origine di tali unità, le Vexillationes sono le discendenti delle unità di cavalleria dell’esercito Praesentalis Orientis tardo romano, mentre per gli Illyrikiani il discorso è più difficile: potrebbero essere i discendenti degli Illyriciani, cavalleria leggera romana armata principalmente di giavellotto, oppure le unità di cavalleria superstiti già agli ordini del Magister Militum per Illyricum, o anche unità reclutate nell’Illirico. Due fattori li distinguono dalle Vexillationes: gli Illyrikiani parlano latino e vengono schierati su 8 ranghi; poiché è conosciuto il nome di un soldato del XV bandon di Illyrikiani, è presumibile che ci fossero almeno 15 banda di essi. Mentre i meros di cui abbiamo prima parlato sono reclutati tra i cittadini romani, i Phoideratoi sono a reclutamento misto, principalmente barbaro, pur potendo accogliere cittadini romani. L’autore dello Strategikon li cita (Strat. 11.8) come esempio per darci un’idea dell’organizzazione di un meros; il meros dei Phoideratoi è organizzato in tre moirai, quella centrale (i defensores) composta da 10 banda, le due laterali (i cursores) composte da 3 banda. Anche gli altri meros dovevano presumibilmente avere organizzazioni simili, con l’eccezione degli Optimatoi. Gli Optimatoi sono un’unità particolare, formata da una sola moira, ma con i tagmata costituenti rafforzati (potevano avere più dei 400 effettivi che normalmente erano il limite massimo per un bandon) e presumibilmente composta da stranieri di fede Ariana, quindi Goti o Longobardi.

Haldon suggerisce che fossero nobili barbari, sottoposti al comando dei loro stessi capi tribali e che combattessero con le armi tipiche della loro gente; tra l’altro essi sono esentati dal portare l’arco. I Boukellarioi discendono invece dalle guardie del corpo dei generali tardo romani (Bucellarii, dal nome di una galletta usata dai militari), essi originariamente erano più legati al loro “datore di lavoro” che allo stato, ma, ai tempi della stesura dell’opera, sono diventati parte integrale dell’esercito regolare, anche se ancora all’inizio del VII secolo sono attestati Boukellarioi al seguito di uno specifico generale.

Passando ora all’armamento della cavalleria, la descrizione che ce ne fa lo Strategikon, come prima detto, è alquanto oscura. Una soluzione è che i primi due ranghi e l’ultimo, composto dai soldati migliori, fossero equipaggiati di lancia, spada, arco e scudo, quelli intermedi di solo arco e spada, tutti i ranghi sono poi dotati di un’armatura metallica che protegge la testa ed il corpo; solo i Boukellarioi avevano gli arti superiori protetti.  Una soluzione alternativa proposta, forse più convincente, è che i lancieri (kontatoi) avessero scudi, ma non fossero dotati di arco, e, viceversa, che gli arcieri (toxotai) non avessero lance, né scudi.
Ove ciò fosse vero, la prima ipotesi si riferirebbe ad un armamento duale (lancia corta ed arco) usato in epoca Giustinianea.

Inoltre gli Optimatoi non portano archi, ma solo lance, così come le reclute dei Phioderatoi.
Ove possibile i primi ranghi dovevano avere una qualche forma di protezione per i cavalli.
Da notare che tra l’equipaggiamento sono citate le staffe (Strat. I, 2), e che i soldati di cavalleria sono denominati cabalarii (niente cataphractoi !!).

La cavalleria leggera, principalmente armata di arco, è invece fornita soprattutto da alleati (Symmachoi) o altre truppe irregolari straniere (Ethnikoi), soprattutto Unni e Mori.
L’impressione che si ha da queste descrizioni è che l’arma primaria della cavallerie fosse l’arco, e che compito dei lancieri fosse proteggere gli arcieri e sfruttare l’azione di tiro svolta da questi ultimi per rompere le formazioni nemiche.

Passiamo ora a descrivere la fanteria, che a quel tempo sta perdendo rapidamente d’importanza, tanto che a volte la prima linea può essere composta interamente di cavalleria.

La fanteria è divisa in fanteria pesante (skoutatoi) e fanteria leggera (psiloi).

Gli skoutatoi sono armati di una corta lancia, di una spada, di dardi e fionde, e protetti da uno scudo e, almeno per le prime file, da un’armatura.

La lancia corta veniva usata contro la cavalleria, mentre, nei combattimenti di fanteria, veniva lanciata immediatamente prima del contatto.

Tutto ciò doveva dare agli skoutatoi sembianze vagamente tardo romane.

Gli psiloi sono armati di arco o giavellotto e possono essere schierati nei ranghi posteriori degli skoutatoi, se armati di arco, in modo da offrire loro supporto col tiro.
Questi psiloi sono in proporzione di 1 a 4 con gli skutatoi, così un’unità ad 16 ranghi avrà 12 ranghi di skoutatoi e 4 di psiloi.

I restanti psiloi vengono utilizzati in unità proprie di fanteria leggera. La fanteria è divisa in tagmata di circa 300 uomini; sul campo essa viene divisa in tre o quattro meros di circa 6000 -7000 uomini, di modo che, avendo a disposizione almeno 24.000 fanti, li si divideva in quattro meros, se meno di 24.000, in tre meros. L’impressione che ne deriva è quello di un esercito romano semipro più basato sulla cavalleria: nel VI secolo d.C. la fanteria già svolgeva un ruolo puramente difensivo o di supporto, nel VII secolo essa declina anche in numero, cosicchè nell’VIII secolo essa quasi scompare dal campo di battaglia.

Nota bene: ho cercato di translitterare i termini greci nel nostro alfabeto, seguendo l’esempio degli autori, principalmente anglosassoni, che ho consultato, non sono però sicuro dei risultati ottenuti; la pronunzia è però differente, essendo simile a quella del greco moderno; ad esempio bandon si legge vandon

(nota a cura della redazione, versione italiana dello Strategikon tradotta da G. Cascarino, edizione Il Cerchio 2007).

autore: GIANFRANCO CIMINO

Nicola

Author: Nicola

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