S.Maria Antiqua al Foro di Roma,chiesa bizantina

S.Maria Antiqua al Foro di Roma,chiesa bizantina

Santa Maria Antiqua al Foro: chiesa bizantina di Roma

Nel maggio 2004, mi sono recata in visita in occasione dell’apertura straordinaria della Chiesa di Santa Maria Antiqua al Foro di Roma, e ho il piacere di riportarne i contenuti essenziali. La chiesa è stata aperta su prenotazione fino al 30 maggio 2004, poi è stata richiusa al pubblico per permettere la prosecuzione dei lavori di restauro che, iniziati nel 2001, si estenderanno per altri tre anni, fino al 2007. Tali lavori si sono diretti finora alle opere di consolidamento dell’apparato iconografico della Chiesa, è ora inizierà l’opera di pulitura dello stesso. I lavori hanno permesso l’acquisizione di un’ importante documentazione, relativamente ad una zona urbana e ad un’epoca cruciale per la cristianità, come quella compresa tra il IV-V secolo fino all’VIII secolo d.C.,data in cui la chiesa venne sepolta dalle macerie di un terremoto e ‘sigillata’per mille anni.

Dati importanti che sono stati inseriti in un archivio informatico.

UBICAZIONE

Gli ultimi scavi hanno fornito delle notizie preziose circa le origini di questa chiesa. Anzitutto essa è ubicata alle spalle del tempio cosiddetto dei Castori,di cui si vedono ancora le imponenti colonne, risalenti al I secolo, ma che sono un rifacimento di un primo tempio che era stato eretto nel 496 a.C. per celebrare la vittoria dei romani contro i latini in una battaglia sul lago Regillo. Perché prendiamo come riferimento questo tempio? Perché le costruzioni attorno, come Santa Maria Antiqua, sono ancora fonte di discussione per gli archeologi, in quanto per tanto tempo non si era capita bene l’ubicazione di questa parte di Foro. Si è creduto che qui sorgesse il tempio del divo Augusto, ipotesi che è stata messa in discussione da poco, attribuendola invece ai palazzi imperiali che dovevano sorgere sopra questo sito, sul Palatino. Nella fattispecie, qui sorgeva il palazzo dell’imperatore Domiziano.La Chiesa, costituita da tre corpi principali, era in origine un complesso inserito nel foro romano. Un complesso che venne riutilizzato nel quarto -quinto secolo, e che soprattutto a partire dal sesto secolo vede una trasformazione in senso cristiano del foro. Nel 552 si erano svolte le guerre greco-gotiche; si ha una presenza bizantina a Roma, la quale aveva toccato il suo minimo storico come numero di abitanti (16mila contro il milione che aveva ai tempi dell’Impero).
Il foro romano in questo periodo viene riabitato; scavi di qualche anno fa sono la testimonianza che in questo periodo il foro viene utilizzato per essere abitato da un ceto medio/ alto (aristocratico). Il tessuto urbano del foro cambia verso il IX secolo, con la presenza di officine, botteghe, etc. Si mantiene la viabilità, tanto che in questo periodo la gente conosce ancora l’ubicazione delle varie strutture antiche dell’impero romano, che vengono riportate nelle guide turistiche ante -litteram.

MILLE ANNI DI OBLIO

La chiesa di Santa Maria Antiqua è il primo edificio cristiano del Foro,definita la chiesa bizantina per eccellenza di Roma. Il nome “Antiqua” deriva probabilmente dall’edificio precedente, menzionato da Adriano I; poteva essere una Diaconìa,con funzioni di assistenza.
Nell’anno 847 subisce i danneggiamenti di un terremoto. La data è certa perché viene riportata nel “LIBER PONTIFICALIS”, documento eccezionale sulla biografia dei papi ed importante per ricostruire la topografia della città di Roma. Con il terremoto, crollarono le strutture della DOMUS imperiale, dall’alto sopra la chiesa, che rimase imprigionata tra le macerie. Papa Leone IV decise di chiuderla e di trasportare il culto in un’altra Chiesa, che venne costruita EX-NOVO è che prese il nome di Santa Maria Nova (l’attuale Santa Francesca Romana).Ciò ha creato molti problemi per il ritrovamento di Santa Maria Antiqua,che rimase sigillata sotto le macerie per più di 1000 anni, perché nella lettura storico -antica si è fatto spesso confusione e si andava a cercarla sotto Santa Maria Nova, pensando che questa fosse una ridedicazione della Chiesa e non una fondazione ex-novo. Qui nasce tutto il dilemma del perchè si è tardato a riportarla alla luce. La si cercava nel posto sbagliato!
Tuttavia bisogna riconoscere che le fonti documentali erano piuttosto chiare e negli itinerari “turistici” si descriveva un percorso, partendo dal Colosseo, e Santa Maria Antiqua era collocata sulla sinistra e non sulla destra (come la chiesa di Santa Francesca Romana, alias Santa Maria Nova). In questo modo Santa Maria Antiqua cade nell’oblio, nessuno ne sapeva più nulla.
Appena si accede all’area archeologica specifica per questa visita, si possono notare alcuni resti di affreschi murali sulle pareti a cielo aperto dove, dopo che Santa Maria Antiqua era caduta nell’oblio, era stata creata la cappella di Sant’Antonio, tra il X° e l’ XI° secolo (era più alta rispetto al piano del calpestio perché sotto c’erano le macerie di Santa Maria Antiqua). Vi sono anche, in questa zona, resti ritrovati in loco, alcuni dei quali mostrano una decorazione molto interessante. Nel 1617 sopra tutte le macerie di Santa Maria Antiqua, dove si vedono oggi gli archi di scarico, venne costruita un’altra chiesa, Santa Maria Liberatrice, che veniva a trovarsi ad un livello che eguagliava quello delle colonne del tempio dei Castori. La Chiesa sorgeva nell’area dell’oratorio dei XL Martiri ed era retta da monache; nel 1702, durante gli scavi eseguiti nel giardino della Chiesa, venne ritrovata la parete di fondo dell’edificio sottostante (S.Maria Antiqua!), quindi ci si era accorti che c’era qualcosa ad un livello inferiore, ma mancando i fondi per scavare, venne ricoperto tutto. Nel 1900 il ricercatore Giacomo Boni decide di capire come fosse ubicata questa parte di foro legata al Palatino e inizia a scavare: il suo intento era trovare i livelli romani è così facendo ha portato via purtroppo gran parte della stratigrafia medievale, con gravi problemi nella ricostruzione dei siti archeologici. Ma scopre Santa Maria Antiqua. Trova una lastra marmorea con la dedicazione proprio a Santa Maria Antiqua; viene demolita la chiesa di Santa Maria Liberatrice. A causa del terremoto, tutto si era fermato all’847 d.C., permettendoci dei ritrovare tutta la decorazione pittorica che è un UNICA, perché ancora ci fa vedere quella che doveva essere una chiesa alto medievale.

ENTRIAMO NELLA CHIESA

Al visitatore si presenta un interno con atrio e colonne, che separano (per così dire) le due ‘navate minori’; in fondo c’è il presbiterio, con abside centrale. Non si conosce la funzione originaria effettiva di questo spazio,che come abbiamo detto faceva parte della Domus imperiale Domiziana, e della quale rimangono l’IMPLUVIUM, nella foto (oggi la zona in cui esso si trova è coperta, ma in epoca romana non lo era) e i muri, costituiti da blocchi di travertino. La chiesa conserva 250 m² di affreschi dipinti in circa tre secoli, il 60% dei quali, compresi gli intonaci, fortemente deteriorati a causa dell’umidità che ha gonfiato i dipinti murali, i quali si stanno staccando. Il guaio più grosso lo fece il restauro del 1900, durante il quale si usò un cemento definito Portland, che contiene grosse quantità di sali al suo interno ed entrano nella pellicola pittorica per un effetto chimico, provocandone il distaccamento. I restauratori cercano anzitutto di mantenere -dove possibile- l’affresco in situ, fissandolo con una carta sottilissima,chiamata carta giapponese; in altri casi si inietta malta liquida in modo da consolidare l’affresco; in altri casi è stato necessario staccare i frammenti di affresco e porli su un supporto, per il restauro. I lavori sono molto lunghi e delicatissimi. Il lavoro più difficile è togliere il vecchio cemento per poi restaurare il tutto. Per questi lavori, sono stati stanziati € 400.000 dal 2001, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con il WORLD MONUMENTS FOUNDS e altri enti, cifra che è terminata ed occorrono ancora 1.300 euro per completare tutta l’opera di restauro nei prossimi tre anni. Solo a conclusione dei lavori, previste per il 2007, ci sarà la riapertura stabile della chiesa di Santa Maria Antiqua al Foro. Oggi, quindi, chi la visita può in un certo senso partecipare al lavoro di restauro, vedendolo dal vivo.

Sono stati riportati alla luce vari strati di intonaco, che recano apparati iconografici di epoche diverse. La prima rappresentazione, databile tra il 530 e i 550 d.C. è quella della Madonna Regina in trono, con Bambino, adorna di gemme, così come il trono. (all’estrema sinistra si nota la Madonna incoronata,con il Bambino,primo affresco ad essere dipinto in questa sede; la lettura di quest’opera,nei suoi vari strati sovrapposti, ha permesso di capire le trasformazioni del culto e dell’arte nel corso di tre secoli).

Oggi rimane visibile solo un angelo, a destra, ma originariamente doveva essercene un secondo, sulla sinistra della Madonna, poichè si ritiene che la parete continuasse dritta, e che quindi l’abside non ci fosse.Esso venne ricavato dallo spessore del muro romano dopo il 550 d.C.; probabilmente venne fatta una copertura e le transenne costruite più tardi e in più riprese.La Madonna è abbigliata come una basilissa greca. E’ molto probabile che all’epoca in cui fu dipinta, vi fosse una decorazione marmorea poichè si possono vedere ancora i tubuli fittili, cioè dei travetti in terracotta atti a sostenerla. Questo apparato pittorico viene chiamato “palinsesto” e rappresenta una tappa importante perchè mostra la trasformazione da edificio pagano a edificio cristiano, insieme alla trasformazione della chiesa.,cha da ‘aula’ diviene un luogo di culto vero e proprio.La Chiesa fu parzialmente ridecorata in molte sue parti nella seconda metà del 600 d.C.sotto il pontificato del papa Martino I; abbiamo una testimonianza nella parte bassa dell’abside,dove si vedono S.Crisostomo e S.Basilio recanti un cartiglio con un’iscrizione latina, riferita al Concilio Lateranense del 659 d.C.,data importante poichè -con questo Concilio-il papa volle sancire la sostanza umana e divina di Cristo e in un certo senso la supremazia della Chiesa Romana su quella d’Oriente.
All’estrema destra, vi è il cosidetto “Angelo Bello” o pompeiano, perchè sembra venire da un medioevo ‘diverso’, poco noto all’iconografia cui l’Occidente è abituato. L’Angelo Bello è posteriore e risale probabilmente al VII sec.,quando il papa greco Giovanni VII, farà ridecorare completamente la Chiesa (in tal modo, la Madonna Regina venne coperta). Nel 705-707 quindi, si assiste ad una ridecorazione globale del presbiterio e di altre zone della chiesa; tra questa nuova iconografia, probabilmente fa parte la testa che si vede accanto alla Madonna Regina (la quale rimane su uno strato inferiore). Nel 726 d.C. accade un fatto non trascurabile in Oriente: la crisi iconoclasta di Costantinopoli, che poi dilagherà, con la proibizione del culto delle immagini. Molti artisti bizantini scappano dai luoghi di origine, trovando a Roma un luogo in cui potersi esprimere, la città infatti, appoggerà sempre il culto iconografico. Arrivano anche molti monaci greci; in questo periodo i papi stessi sono greci. Il papato stesso si preoccuperà in questo periodo di far produrre il più possibile immagini. In questi cicli pittorici si devono ravvisare elementi importanti per comprendere l’influenza bizantina,con la presenza a Roma di monaci greci: in città esistevano a quel tempo NOVE monasteri greci, di cui il più importante era quello di S.Saba. Nella liturgia stessa vengono introdotti elementi greci, come l’ambone o la separazione della zona presbiteriale dall’aula dei fedeli, che non esisteva nella liturgia romana. Durante la visita è stato osservato da una persona che l’immagine della Madonna Regina (la più antica) sia ‘più bella’ delle successive; questo-a detta della guida-potrebbe essere interpretabile come un linguaggio pittorico diverso, poichè lo stile è mutato, ma non è possibile dire ‘migliore o peggiore’. A chi legge il commento. Sicuramente la tecnica pittorica cambia nel VII secolo: più lineare,soprattutto nei panneggi,segno che a Roma stanno prendendo piede Maestranze locali,che si allontanano dall’influenza bizantina,che progressivamente sfuma. Papa Martino I e Giovanni VII, seguiti poi da Paolo I ( che farà decorare per l’ultima volta la chiesa tra il 757-767, prima del terremoto in cui fu sepolta), fecero dipingere scene evangeliche, cristologiche, oggi in gran parte perdute. Ben visibile è, invece, una grande iscrizione (attualmente la si vede attraverso le impalcature del restauro) bianca su fondo rosso, in lingua greca, che riporta una riflessione teologica sull’esaltazione della croce.
Tra il 772 e il 795, sotto il pontificato di papa Adriano I, viene decorata la parete dell’atrio, con storie dell’Antico Testamento e Santi,accanto a Cristo assiso in trono. Le colonne sono sicuramente di reimpiego e si noti (osservando quella più a destra) come dovevano essere dipinte a colori vivaci, decorazione che dovrebbe risalire al pontificato di Giovanni VII, ma la determinazione è lacunosa.

Il Papa Adriano I rivestirà un’importanza particolare per la città di Roma di quel tempo, con la “Renovatio Carolingia”, ovvero la ristrutturazione non solo di edifici ma della città intera,con il ripristino degli acquedotti,ad esempio. Prima di lui si erano costituite delle Domus agricolae,che sostentavano la città ed erano sempre di proprietà papale, ma avevano spento i commerci. Adriano I vi ridarà vigore, imprimendone l’incremento e ripristinando l’economia, con conseguente potenziamento del potere. Sono fasi cronologiche importanti per capire in quale contesto la Chiesa viene gestita. La pavimentazione è anch’essa a strati; ci fu probabilmente la sopraelevazione del presbiterio e il pavimento attuale dovrebbe risalire al VI o VII sec.Una curiosità: superato l’impluvium, sulla destra, in prossimità del presbiterio, ci sono due impronte di piedi, su una mattonella pavimentale, con alcune lettere incise accanto.Purtroppo l’immagine non è uscita e non posso produrla ma è stato chiesto alla guida se si sapesse a chi appartenessero o se fossero legate a qualche leggenda, ma la risposta è stata negativa. Quindi,chiunque avesse notizie, si faccia avanti, sarebbe interessante saperne di più! Ai lati del presbiterio, vi sono due Cappelle, una a destra e una sinistra, inaccessibili al pubblico, purtroppo;una è chiamata “dei Santi Medici” e osservando come ho potuto l’interno(di sbieco) ho avuto l’impressione che dietro la grata ci sia un’altra parete.
In questa Cappella, veniva praticata l’ “incubatio”: i malati vi passavano la notte pregando,attendendo la guarigione.La Cappella fu decorata sotto il pontificato di Giovanni VII.

La Cappella di sinistra -databile al 750 circa- è chiamata di Teodoto,che era un altissimo funzionario della Chiesa di Roma, ed è la parte che conserva affreschi in migliore stato. Qui è presente un Cristo crocefisso con la veste, oltre a storie di S.Quirico e di sua madre Giulitta.
Purtroppo le Cappelle, come detto , non sono visitabili; ne ho solo potuto scorgere approssimativamente il ciclo pittorico, che è sicuramente di influsso bizantino.Le navatelle minori conservano alcuni sarcofagi e resti di apparati decorativi, che presentano motivi di intreccio, volute, motivi vegetali, riconducibili ad epoca imprecisata (la guida non lo ha definito con certezza).
La Chiesa -da quando fu scoperta nel 1900-è stata aperta solo in rare occasioni e si dovrà attendere il 2007 per poterla visitare in toto, al termine dei lavori di restauro, che attendono comunque i finanziamenti necessari per essere proseguiti. Sono contenta di aver avuto l’opportunità di entrare in questo monumento tratto dall’oblio e che conserva una preziosa testimonianza della pittura Medievale greca.

autore: MARISA UBERTI

Nicola

Author: Nicola

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