I contadini a Bisanzio

Una piccola introduzione alla vita rurale nel periodo bizantino

La società bizantina era composta principalmente da contadini che vivevano o nei villaggi (kome o chorion ) o nella città. Ricorrendo ad una definizione di Michele Coniata “non sta nella forza delle mura o nell’altezza delle case, nella creazione degli artigiani, come immaginavano gli antichi ma piuttosto nell’esistenza di uomini dotati di pietà e di coraggio di pudore e di giustizia” possiamo notare che la differenza tra i due soggetti era molto limitata.

Ogni villaggio era definito chorion. Intorno al XIV° secolo possiamo contare in Macedonia 33 nuclei familiari composti da 50-150 famiglie, mentre in Asia Minore i villaggi sono molto più radi (composti delle volte di una sola casa) composti da 450-500 abitanti. Ogni villaggio comprendeva una cathedra (“seggio”) “vale a dire un centro strutturale dell’insediamento: il punto d’inizio della descrizione fiscale del villaggio”. Tutti i villaggi possedevano terre comuni, come, le colline coperte di foreste, i pascoli, i boschi di castagno o di noci. Se un bene necessario alla collettività era all’interno di un terreno privato, tutti potevano accedervi anche senza il consenso del legittimo proprietario. Si imponevano tasse al chorion e non alla singola persona quindi tutti insieme univano le forze per poter pagare i tributi. Le tasse non erano proporzionali al redditto e molte volte il ceto più povero pagava in proporzione più tasse rispetto a quello dei ceti più abbienti.

La struttura, molto arcaica, fu costruita su base piramidale in ordine di importanza : signori, contadini, schiavi. I signori del villaggio o dynatoi (“potenti”) potevano essere sia amministratori che garantivano un continuo gettito fiscale alle casse imperiali, o ecclesiastici (magari su vescovati di antica fondazione) oppure potevano essere i proprietari terrieri che possedevano vaste zone.
Come ogni suo collega europeo, il contadino bizantino viveva del lavoro della terra, le coltivazioni erano innumerevoli e diversificate da zone a zone. Prima dell’avvento dell’Islam, la primaria fonte si sussistenza era il grano, ed i maggiori produttori erano Egitto, Siria, Sicilia e Africa Settentrionale, successivamente alla perdita di queste terre la quantità di pane diminuì e si cercarono nuove tipologie di sussistenze. Fu introdotto il grano duro, il quale permetteva la coltivazione anche in zone impervie come l’Anatolia, si coltivava il frumento e l’orzo, in seguito anche le segale che sopperirono il grano e il frumento. Nell’Impero Bizantino si coltivava in modo da poter avere un raccolto sia invernale che estivo, nella loro dieta i legumi seguivano il grano,frutta e verdure,olive e uova. Si mangiava anche cavolo, cipolla,il porro, la carota,l’aglio, il cocomero,la zucca,il melone.
L’agricoltura rimase quella dei tempi romanici, il bue bardato trascinava la zappa che però essendo molto leggera solcava poco il terreno costringendo il contadino a perfezionarla o addirittura dissodarla da capo. Anche per la trebbiatura non v’erano molte differenze rispetto agli antichi romani, dopo aver deposto le spighe una slitta tirata da buoi o asini faceva dividere il grano dalla pula, esistevano i mulini dove si macinava il grano e i forni dove poteva essere cotto il pane.

Un elemento molto importante era sicuramente l’oliva e l’olio.
Le zone di produzione più importanti erano la Siria, e l’Africa Settentrionale fino a quando furono conquistate dagli Arabi, poi la produzione continuò in Asia Minore in Grecia e in Italia Meridionale. Oltre all’oliva e alle sue coltivazioni, si piantavano vigneti quasi dappertutto, quasi ogni contadino bizantino possedeva almeno un vigneto e si produceva una grande quantità di vino. A spremitura avvenuta venivano aggiunte spezie e aghi di pino, ne fu spiacevolmente impressionato Liutprando da Cremona che defini “il vino greco imbevibile poiché sapeva di pece resina e gesso”. Ma non tutti nel mondo latino la pensavano così, infatti, uno dei migliori vini dell’epoca era appunto un vino greco quello fatto a Creta.

Le case in cui vivevano i contadini erano molto modeste i pavimenti erano di terra e i tetti di paglia, la pianta era solita essere rettangolare oppure irregolare, il mobilio scarso. Il letto fungeva sia come loco di riposo sia come alloggio per mangiare. Gli utensili erano svariati e classificati per ordine di importanza, ovviamente materiali come oro o avorio erano fuori dalla portata comune della società rurale. Gli attrezzi da lavoro erano fatti di legno o bronzo, il primo era utilizzato anche per la costruzione di vasellame o alla fabbricazione di icone sacre, il secondo era considerato un materiale semi prezioso e veniva utilizzato in molti campi.

L’abbigliamento contadino ai tempi dell’Impero Bizantino non è molto chiaro da definire, si pensa comunque che portassero un particolare tipo di calzoni (anche perché come in Italia adesso l’uso comune “portare i calzoni” era simbolo di virilità) mentre le donne usavano vestirsi con tuniche.

autore: NICOLA BERGAMO

BIBLIOGRAFIA

G. CAVALLO (a cura di), L’uomo bizantino, Laterza, Roma, 2005

Immagine tratta da:

http://stravaganzastravaganza.blogspot.it/2012/07/agriculture-and-agricultural-technology.html

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