I Persiani si impadroniscono della vera croce

I PERSIANI si impadroniscono della VERA CROCE

 

Nel 614, sostenuti dagli Ebrei della città, l’esercito sassanide massacra i Bizantini, brucia le chiese e si impadronisce delle reliquie più preziose del Cristianesimo.
Sono gli inizi del 7° secolo, l’Impero bizantino viene a trovarsi in una situazione catastrofica. Esso si trova di fronte a lotte intestine per il potere e ad usurpatori, oltre che all’invasione slava nei Balcani. Questa situazione, precariamente ristabilita sul Danubio dall’imperatore Maurizio Tiberio (539-602), crolla a partire dal 604 quando il suo successore, usurpatore ed assassino, Flavius Focas Augustus (547-610) trasferisce l’esercito del Danubio in Oriente. La sua iniziativa risponde alla imperiosa necessità di contrare un pericolo più grande. L’usurpazione di Focas rappresenta l’occasione per il sassanide Cosroe 2° (570-628) di riprendere la secolare guerra con Bisanzio, dichiarando con forza che è suo dovere quello di deporre Focas e di vendicare la morte del legittimo imperatore.

Nel 604, dunque, i Persiani attaccano l’Oriente bizantino attraverso la Mesopotamia e l’Armenia. L’importante piazzaforte di Dara, che controlla il passaggio del fiume tigri a nord i Nisibe, viene conquistata quindi, dal 604 al 610, il generale persiano Shahrbaraz (+629) si impadronisce di Mardin, Amida (attuale Dyarbakir), di Edessa (Urfa) e di tutte le piazzeforti bizantine fra il Tigri e l’Eufrate Quest’ultimo fiume viene superato nel 610: l’esercito sassanide può, a quel punto, slanciarsi sui possedimenti bizantini.

Una sconfitta totale

Focas si trova nell’impotenza. Da due anni, egli si batte su tutti i fronti, ivi compreso quello interno con la rivolta dell’esarca di Cartagine, Eraclio il Vecchio, (540-610 circa) di origine armena, che, con il suo nipote Nicetas (570- dopo 619) si impadronisce di Alessandria e del Basso Egitto – il conflitto si estenderà per un periodo fino alla Siria ed alla Palestina, mentre suo figlio, Eraclio il Giovane (575-641), arma una flotta da guerra con destinazione Costantinopoli.

Focas, battuto dai Persiani, che penetrano a marce forzate in Asia Minore e giungono a minacciare la capitale, costretto a lasciare agli Slavi i Balcani, è praticamente nelle mani di Eraclio, arrivato davanti alla capitale alla testa della sua flotta il 3 ottobre del 610. L’usurpatore viene immediatamente giustiziato ed Eraclio il Giovane sale sul trono, fondando la dinastia degli Eraclidi

L’avanzata sassanide prosegue. Antiochia viene conquistata nel 611, Apamea si sottomette e la controffensiva di Nicetas e di Eraclio riescono appena a ritardare l’azione del Shahrvaraz, che conquista l’insieme della Cilicia nel 613. Da parte sua, il generale persiano Shahin, dopo aver occupato l’Armenia, diventa padrone di Cesarea di Cappadocia (l’odierna Kaiseri) nel 611 – massacrando e deportando la popolazione – e raggiunge Calcedonia, che conquista verso la fine del 614 o gli inizi del 615. A Shahrvaraz non resta che conquistare la Palestina e l’Egitto affinché la sconfitta bizantina diventi totale.

Continua la guerra

La capitale amministrativa, Cesarea di Palestina, si sottomette ai Persiani e la giudea – specialmente intorno a Gerusalemme – subisce massacri, devastazioni saccheggi ed incendi. I Persiani ricevono l’aiuto delle comunità ebraiche, che considerano la vittoria sassanide come l’occasione di prendersi la loro rivincita contro i Bizantini: alcuni vi intravvedono, d’altronde, il preludio alla venuta del Messia, assimilando Cosroe a Ciro il Grande (-590 / -530), che aveva liberato i loro antenati dal giogo babilonese. Di fronte alle misure repressive (conversioni forzate e pogroms), ricorrenti nell’Impero bizantino, ma aggravate negli ultimi anni del regno di Focas, l’invasione persiana agisce come un detonatore. Da 20 a 25 mila combattenti ebrei si uniscono alle forze di Shahrvaraz.

Ad Antiochia, scoppia una rivolta ed il patriarca Anastasio il Vecchio (+ 599), come anche alcuni notabili vengono assassinati. A Tolemaide, gli Ebrei si sollevano contro l’oppressione bizantina e bruciano le chiese. A Gerusalemme, le autorità della città ed il patriarca Zacaria o Zaccaria (fine 500-630), favorevoli ad una resa senza combattere, tanto più che alcuni monaci visionari hanno affermato che gli angeli difensori lasciavano la città … . Soprattutto, le poche truppe bizantine ancora presenti a Gerico si sono date alla fuga, privando gli assediati di eventuali rinforzi. I Persiani sono anch’essi favorevoli ad una soluzione pacifica, in quanto preferiscono risparmiare le loro forze da un assedio in piena regola. Ma la popolazione imporrà una soluzione bellicista.

Cristiani espulsi

I Persiani iniziano, a quel punto ad investire la città. Secondo le cronache del tempo, l’assedio ha inizio il 13 del mese di aprile del 614, nel quarto anno di regno di Eraclio e si prolunga per una ventina di giorni. Le mura vengono distrutte dalle macchine da guerra persiane ed il resto della guarnigione prende la fuga; l’esercito sassanide entra nella città il 24 maggio seguente (alcuni dicono nel mese di giugno) senza più incontrare resistenza. Ha inizio a quel punto, da parte persiana, un massacro sistematico della popolazione, aiutati in questo dagli ausiliari e dalla comunità ebraica, che non avevano perdonato ai bizantini i provvedimenti discriminatori che li avevano colpiti.

La città, sottoposta al saccheggio per tre giorni, viene parzialmente incendiata, specialmente gli edifici religioso; il patriarca Zacaria e diverse migliaia di abitanti vengono inviati in esilio verso la Persia e la reliquia della Vera Croce viene portata via dai vincitori. Il monaco Strategos, testimonio diretto, descrive questo saccheggio: “Le sante chiese sono state distrutte dal fuoco, altre demolite, gli altari abbattuti, le croci gettate a terra e pestate, i pagani hanno sputato sulle icone … Quando il popolo è stato portato in Persia  e gli Ebrei sono stati lasciati a Gerusalemme, essi hanno iniziato, personalmente, la distruzione e l’incendio delle sante chiese che erano rimaste in piedi”.

I Persiani lasciano, effettivamente, la città alla comunità ebraica e nominano un governatore che, simbolicamente, assume il nome di Nehemie (dal nome di un ebreo che era stato, con il prete Esdras, il restauratore di Gerusalemme e della comunica ebraica dopo l’Esilio nel -5° secolo). Questa amministrazione dura fino al 617, data alla quale Nehemie viene ucciso dalla folla in occasione di una sommossa. I Persiani intervengono, cacciano la popolazione ebrea e perseguitano alcune comunità ebraiche.

Vittoria di Pirro

A Gerusalemme, il prete cristiano Modesto di Bethlemme (+634) può rimanere sul posto e si attiva per inumare i numerosi cadaveri che giacevano nelle strade. Secondo i suoi conti, riportati dalle cronache, ci sarebbero stati 65 mila morti. Più tardi tale cifra è stata contestata (certamente esagerata), come anche la realtà dei massacri sistematici o delle grosse distruzioni.

Tuttavia, scavi archeologici hanno consentito la scoperta di una sepoltura collettiva databile agli inizi del 7° secolo, grazie a monete di Focas, ritrovate sul posto e contenenti i resti di diverse centinaia di persone; di fronte a questo carnaio, un mosaico porta l’iscrizione: “Per la salvezza e la redenzione di quelli che sono conosciuti solo da Dio”. Si può inoltre soggiungere che i racconti del tempo citano un massacro di cristiani nei pressi di una cisterna dell’acqua. Altri sei fosse comuni dello stesso tipo sono state scoperte in diversi luoghi di Gerusalemme e numerose tracce d’incendio compaiono negli stessi strati archeologici.

E’ indubbio che la conquista di Gerusalemme nel 614 abbia avuto un seguito di massacri, di incendi e di deportazioni della popolazione. La perdita della reliquia della Vera Croce è stata vissuta come una catastrofe nell’Impero bizantino. Ma questo riuscirà a superare la crisi e, in occasione di una campagna del’inverno 627-628, Eraclio riuscirà a penetrare nel territorio persiano, a battere il suo rivale, a recuperare la reliquia e ad ottenere un anno più tardi, la liberazione della Siria e della Palestina. Ma si è trattata di una vittoria di Pirro, poiché questa guerra, lasciando i due imperi notevolmente indeboliti, consentirà la rapida conquista della Persia e dell’Oriente da parte dell’islam e, nel 637, Gerusalemme verrà conquistata dal califfo Omar (589-644).

autore: MASSIMO IACOPI

Nicola

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