Arabi e Romei in Sicilia e nel Meridione

Edoardo Spagnuolo, autore di molti saggi di storiografia meridionale, associa due qualità che raramente si trovano assieme: scavo di archivi e acume di storico. Il suo ultimo lavoro, La conquista islamica della Sicilia, Delta 3, € 15,00, pur tenendo presente un fondamentale classico come è l’Amari, aggiunge a quanto noto delle preziose nuove fonti, e acutamente coglie la varietà e complessità di una vicenda che, avverte, va dall’827 al 965; e la lasciato il segno non solo nell’Isola, ma nell’intero Meridione.

  Il lavoro si sviluppa in 11 capitoli: “Un effimero governo indipendentista. L’arrivo dell’armata islamica. La vicenda di Elia il Giovane. Avanzata travolgente degli islamici. Reazioni siciliane e nuove vittorie islamiche. Ripetuti attacchi alla città di Siracusa. Eroica resistenza dei Siracusani. La strage. Rallentamento della conquista. Gli islamici conquistano Taormina. Indomita resistenza della Val Demone”. Seguono un’Appendice: “I Siciliani al cospetto della conquista araba”; e Indici dei nomi e dei luoghi.

 È una storia di guerre; ma anche di lunghi momenti di tregua; e, alla fine, anche di una convivenza che durerà a lungo.

 Una lettura densa ma godibile; serrata ma scorrevole, e che va consigliata a tutti i cultori di quell’antico e troppo spesso dimenticato periodo della storia dell’Italia romea. E che suggerisce al recensore qualche sua riflessione.

 Gli Arabi riuscirono a stanziarsi anche in alcuni luoghi del Continente. In Calabria, negli emirati di Tropea, Amantea, S. Severina e Squillace fino alla riconquista dell’888; nel campo trincerato del Garigliano; a Bari. Frequenti furono poi i saccheggi e rapimenti, che i potentati arabi lasciarono in eredità agli Ottomani e ai loro vassalli dell’Africa Settentrionale, detti i Barbareschi. L’ultimo rapito di Calabria fu, nel 1815, un cittadino di S. Andrea (abbiamo parlato di questo borgo), che riuscì a tornare, e i suoi discendenti sono detti Turchi.

 Rapimenti e saccheggi; ma resistette validamente, come abbiamo detto in altra occasione, la cintura difensiva ionica voluta da Niceforo II Foca (961-9) con i contadini soldati, molti venuti dall’Oriente portando con sé i loro santi guerrieri. Saranno i Normanni a dominare il Continente, liberandolo dagli Arabi; e, dal 1071 al 91, sottomettendo la Sicilia.

 Questi, in estrema sintesi, i fatti. Ma la presenza musulmana non venne meno con la sconfitta militare e con il Regnum Siciliae. Restano memorie e tracce di comunità di lingua araba, e ne diamo un breve cenno.

 Due località calabresi dette Brachalla (Barak Allah); il dialettale “tarì” per dire moneta in genere; e una vasta nomenclatura agricola e degli agrumi; e la manifestazione pirotecnica detta “ballo del ciuccio”, che in alcune aree reggine è detta, significativamente, “del cammello”; frequenti sono cognomi come Arabia, Marrapodi, Mauro, Neri, Sgro, Sgura…

 Federico II, per domarne a rivolta, trasferì una tribù siciliana a Lucera, e forse nel paese calabrese detto ancora Saracena. A Lucera si narra che ancora pochi decenni fa, nelle campagne più isolate, si notavano persone piuttosto grigie di pelle, e con usanze particolari.

 Furono i Saraceni di Lucera a battersi valorosamente per re Manfredi a Benevento.

Autore: ULDERICO NISTICO’

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Author: Nicola

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