Il mondo urbano dal VI al IX Secolo

Tra il V e il VII secolo il reticolo urbano ereditato da Roma non ha subito grandi modifiche, la sua stabilità è maggiore in oriente rispetto all’occidente. Certamente non tutte le città conservano l’importanza che avevano nell’era romana, alcune decadono altre prosperano. Nella Betica riconquistata all’impero la ripresa dei commerci fa prosperare Malaga mentre Cordoba  decade,in Africa la stessa causa, a cui vanno aggiunte le sollevazioni berbere, provoca nell’entroterra il ripiegamento su se stesse delle città che si trincerano e restringono i loro perimetri, in Italia le zone dove la presenza imperiale è più salda sono quelle dove le città si indeboliscono meno. Nel resto dell’impero le liste delle sedi vescovili nel VI secolo riportano cifre variabili fra 145 e197 città dimostrando la tenuta dell’impianto urbano. L’impero per ragioni strategiche ha sempre cercato di garantire i collegamenti terrestri e anche nei periodi più bui non si è verificata la paralisi dei traffici. L’estrema importanza dei collegamenti marittimi spiega come gli insediamenti portuali abbiano potuto perpetuarsi in gran parte. Molte città cambiano nome, scompaiono molte delle denominazioni che  troppo apertamente si richiamano al paganesimo, altre prendono il nome di un sobborgo che soppianta il vecchio nome, altre ancora situate all’interno sono abbandonate e ricostruite sulla costa con lo stesso nome: le città di nuova fondazione sono però rarissime e spesso sono il risultato della fuga da vecchie città distrutte da invasioni o terremoti. Tra il IV e il VII secolo le città conoscono una profonda trasformazione sociale nella quale il potere imperiale svolge una propria parte. Il sistema dei curiales resta, ma la loro nomina è affidata al vescovo: pur facendo venir meno la tradizionale divisione tra sfera civile e religiosa, il governo centrale scorge nel vescovo, che pure appartiene al ceto dei curiales, un mezzo per semplificare i rapporti con le collettività locali. Il risultato è la scomparsa delle vecchie amministrazioni locali, il vescovo può, infatti, senza passare attraverso loro, inoltrare a Costantinopoli suppliche e richieste, inoltre Giustino II nel 569 accorda ai vescovi il diritto di presentare i funzionari cittadini alla nomina imperiale. La giurisdizione delle città è nelle mani del vescovo e dei notabili che da lui dipendono, l’imperatore controlla il fisco e le guarnigioni. In frangenti di grave crisi sono i vescovi il punto di riferimento. Nel periodo della conquista araba sono  loro a stipulare col nemico le convenzioni di capitolazioni delle città in nome della popolazione. I curiales sono vittime di un sistema che gli espropria del proprio prestigio e di conseguenza tende ad impoverirli, inoltre la pestilenza del 541 fa sparire intere famiglie di curiales assieme a gran parte della popolazione cittadina più esposta al contagio la qual è sostituita da contadini inurbati del tutto ignari delle antiche tradizioni municipali. Oltre al vescovo vi è appena qualche funzionario e una massa di plebe del tutto differente dagli antichi cittadini. Altri poteri stanno per nascere, funzionari che sfruttano la loro autorità per accaparrarsi beni nella regione, proprietari terrieri inurbati, commercianti e artigiani arricchiti che investono in terre. Le trasformazioni sociali sono dunque profonde e la città prende man mano l’aspetto medioevale, il progressivo abbandono dei templi pagani ,in parte trasformate in chiese in parte abbandonate, il sorgere dei cimiteri all’interno del perimetro urbano ,il ridimensionamento delle città che si ritirano dentro cinte fortificate(KASTRA)  ne modificano definitivamente l’aspetto. La crisi ha accelerato la trasformazione economica, sociale e politica delle città le quali, svilite nelle loro funzione di scambio, si ruralizzano sempre di più. Sussistono però in alcune città delle fiere importanti come quella di San Demetrio a Tessalonica e quella d’Efeso che poteva rendere al kommerkion sino a 100 libbre d’oro. La città è ormai principalmente il capoluogo di un distretto agricolo nel quale la popolazione è poco differenziata ,visto che l’esodo contadino e la scomparsa delle classi propriamente urbane portano  nell’area cittadina una maggioranza di coltivatori che servono da elemento di connessione fra il centro urbano e il territorio circostante. Nell’ VIII secolo la classe dominante è composta di religiosi e da pochi funzionari, in un periodo di continue invasioni, infatti, i proprietari terrieri preferiscono soggiornare sulle loro terre per controllarle meglio. Dopo il 750 il ritorno ad una situazione più tranquilla porta molti proprietari terrieri a stabilirsi in città, inoltre alcune divenute capitali dei temi assumono un nuovo ruolo come centri amministrativi e militari, il risultato sono da una parte il ritorno di una certa ricchezza nelle città dall’altra la trasformazione di alcuni centri da capoluoghi rurali a centri di potere. Costantino V, che a ragione non si fidava della vecchia classe dirigente iconodula, cambia il volto dell’esercito e dell’amministrazione promuovendovi, purché gli si dimostri fedele, un personale qualificato esclusivamente dalle proprie funzioni. Nasce la nobiltà delle funzioni, i cui strumenti di dominio sono precari e subordinati ai capricci del potere, la cui aspirazione è un radicamento fondiario a partire dalle città dove è incaricata di rappresentare l’imperatore. Non è un caso che lo stratega non può acquistare terre nel tema in cui è responsabile: vi sono altri metodi trasversali per ottenere i loro scopi, matrimoni e prestanome sono i principali. Nei secoli VIII e IX le città sono il crogiolo di una nuova classe dominante che si afferma alleando la rendita fondiaria alle funzioni dello stato. A partire dall’IX secolo la città e il suo comprensorio sono strettamente legati come testimoniato dal Procheiron  di Basilio I che non distingue mai tra popolazione urbana e masse rurali, entrambe hanno lo stesso statuto giuridico, tale fattore incoraggia la circolazione ed evita l’antagonismo tra città e campagne, una costante invece nel mondo latino e islamico. Per secoli quest’armonia è stata uno dei fondamenti della potenza bizantina, la città è per lo stato uno strumento efficace di controllo del paese, tra circoscrizioni abbastanza simili le une alla altra, i siti urbani si distribuiscono sul territorio articolandosi in una rete di città di media taglia, ben diverse da quelle islamiche, meno numerose e più grandi ma separate le une dalle altre da veri deserti. Nel VII secolo la crisi aveva obbligato le città a raccogliersi in se stesse, esaltando forme di pietà talvolta assai particolaristiche. Ogni città aveva il proprio santo, la propria icona, la propria festa. La riforma dell’VIII dell’IX secolo ha favorito la ripresa delle relazioni a corto raggio intorno a ciascuna città, allo stesso modo rianima la circolazione interregionale, condizione necessaria per un efficace controllo politico, militare e per scambi economici più attivi. Nell’ 875 Leone VI pubblicando le sue novelle 46 e 47 che sopprimono definitivamente le vecchie autonomie municipali, le curie in particolare, non fa che sancire un dato di fatto. L’evoluzione e l’espansione delle città dei secoli X e XI partono da lontano e non è casuale ma la logica conseguenza di questo processo.

autore: MIRKO RATTI

Nicola

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