L’esercito romano nel VI secolo d.C.

L’esercito romano nel VI secolo d.C.

Continuando la mia analisi dell’evoluzione storica dell’esercito dell’Impero Romano d’Oriente, passo a descrivere in qual modo l’esercito descritto dallo Strategikon si è evoluto, nel corso del V e VI sec. d.C. a partire dall’esercito tardo romano del IV ed inizio V sec. d.C.

Vi sono molte informazioni attualmente disponibili relative all’esercito tardo romano (IV sec. ed inizio V sec. d.C.), compresa l’organizzazione generale e la nomenclatura delle singole unità.
Ma, con il volgere alla fine del V sec., e con la rapida evoluzione della situazione politico militare la situazione cambia e l’organizzazione dell’esercito subisce perciò una trasformazione.
Non che l’esercito tardo romano svanisca o cambi radicalmente all’improvviso al volgere alla fine del V sec. d.C., ma, in maniera senz’altro complessa, la maggior parte degli elementi che costituiscono questa istituzione si evolvono, mentre alcuni rimangono pressoché immutati e pochi altri infine cambiano drasticamente.

Così l’esercito romano del IV e V sec. d.C., ma anche quello del VI sec. d.C., può essere suddiviso in tre componenti: le guardie, l’esercito campale e l’esercito di frontiera. Quello che cambia all’interno di queste tre grandi categorie sono il tipo e la nomenclatura delle singole unità costituenti, nonché le loro modalità di arruolamento.

Passiamo quindi ad esaminare più dettagliatamente le singole categorie.

Guardie

Durante il VI sec. d.C. la guardia imperiale era costituita da due unità di Protectores (una di cavalleria ed una di fanteria) di 500 uomini ciascuna, da sette unità (portate ad 11 da Giustino I, ma poi ridotte nuovamente a sette) di Scholae da 500 uomini cadauna e da un’unità di Excubitores da 300 uomini. Di queste unità, Scholae e Protectores (Protectores Domestici), erano già presenti fin dal IV sec. d.C. , durante il V sec. d.C. erano stati invece introdotti gli Excubitores (più tardi Excubitoi). Con l’andar del tempo le Scholae avevano perso buona parte della loro efficienza combattiva (altissima nel IV sec. d.C.), ed i Protectores avevano assunto funzioni cerimoniali, anziché di guardia del corpo e di staff, ma non bisogna però credere che esse fossero solo unità da parata. Infatti, ad esempio, le Scholae parteciparono alla difesa di Costantinopoli dagli Unni nel 559 d.C., e troviamo una Schola nell’esercito d’Italia intorno al 600 d.C.; inoltre molti scholares e protectores parteciparono a titolo individuale alle campagne di Giustiniano. Insomma l’efficienza di queste unità della guardia dipendeva molto dalla volontà o meno dei singoli Imperatori di coinvolgerle nelle operazioni belliche dando loro un addestramento militare adeguato.
Ricordiamo inoltre che le Scholae, fondate da Costantino il Grande, erano così dette perché si radunavano in grandi aule (scholae appunto) del palazzo imperiale, e che l’ammissione ad esse era a pagamentoPer quanto riguarda gli Excubitores, nel VI sec. d.C. erano essi a costituire la guardia del corpo che accompagnava in battaglia l’Imperatore ed a vedere quindi la maggior parte del servizio attivo tra le varie unità di guardie.

Per concludere potremo annoverare nella categoria delle guardie anche i Bucellarii (dal nome delbucellatum, una specie di galletta che costituiva parte del normale vitto dei militari di allora, donde deriva anche il nome del tipico dolce lucchese, il buccellato), al servizio personale di generali o funzionari imperiali (ma anche potenti privati cittadini), che li pagavano regolarmente di tasca propria. Moltiplicatesi nel corso del V e VI sec. d.C., successivamente la tendenza fu di arruolare tali unità, generalmente caratterizzate da ottima efficienza di combattimento, nell’esercito regolare, vedi ad es. iBucellarii del generale Prisco assorbiti nell’esercito regolare; in effetti nello Strategikon (risalente agli anni a cavallo tra VI e VII sec. d.C.), una o più bande di Bucellarii fungono da guardia del corpo del generale comandante l’esercito.

Esercito campale

L’esercito campale era diviso in raggruppamenti, denominati exerciti stratoi, ciascuno della forza di circa 25.000 uomini, sia cavalleria che fanteria, comandati da un Magister Militum; in questo si seguivano quindi gli ordinamenti militari del IV e V sec. Cambiavano ovviamente, rispetto al tardo impero romano, i nomi di alcuni degli exerciti; ad es. al tempo della massima espansione dell’apparato militare, sotto Giustiniano, vi erano 9 exerciti: i due eserciti del Praesentum (vicini cioè alla presenza dell’Imperatore), e quelli di Armenia, Tracia, Oriente, Illirico, Africa, Italia e Spagna.
Di questi i due exerciti praesentales e quelli di Tracia, Oriente, Illirico ed Africa erano già presenti nel IV sec. d.C. e noti dalla Notitia Dignitatum. Analogamente, verso la fine del VII sec., prima della definitiva cattura di Cartagine da parte degli Arabi (698 d.C.) troviamo l’ exercitus dell’Obseqium (il nome frattanto preso dagli exerciti praesentales) che successivamente darà vita al Tema dell’Opsikion, e quelli di Armenia, Tracia, Oriente, Africa e Septem (odierna Ceuta), Italia (quello che rimane dell’esarcato di Ravenna) e Sardegna. In quel periodo è d’altronde già avviato il processo che trasformerà tali eserciti in Temata. Una distinzione invece già scomparsa alla fine del V sec. d.C. era quella che differenziava, all’interno dell’esercito campale, le truppe Palatine (elitè) da quelle Comitatensi (truppe di linea) e Pseudocomitatensi (unità dell’esercito di frontiera trasferite all’esercito campale). Ora le truppe dell’esercito campale erano indifferentemente chiamate Stratiotai o Rhomaiostratiotai; in un certo senso tutte le truppe dell’esercito campale erano ora Comitatenses.
Altra distinzione praticamente scomparsa era quella, relativa al tipo di unità, tra legionesauxilia,cohortes di fanteria, vexillationes, cunei ed alae di cavalleria, numeri, ecc., il che era anche logico visto la stretta correlazione di questa divisione con quella in Palatina, Comitatenses e Pseudocomitatenses.
Queste distinzioni erano per la massima parte scomparse, e le unità erano diventate tutte numeri (in Latino) o arithmoi (in Greco), mentre in Greco letterario si preferiva parlare di tagmata o katalogoi.
Bisogna però dire che unità ancora denominate legioni erano presenti ancora all’inizio del VII sec. d.C. in Egitto. La consistenza numerica di queste unità variava dai 300 ai 500 uomini; anche in questo proseguiva una tendenza alla diminuzione della forza numerica già manifestatasi nell’esercito romano fin dal IV sec. d.C. Dal 600 d.C. le unità di cavalleria furono chiamate banda, un termine che rimarrà in uso almeno fino all’XI sec.  L’esercito campale del VI sec. d.C. era per la maggior parte, formato da unità di cavalleria, ad esse si affiancavano altre particolari unità di cavalleria, i Foederati (Phoideratoi in Greco), a reclutamento barbarico e sottoposte all’autorità del Comes Foederatorum. Anche in questo caso vi era il precedente storico di unità di Foederati nel IV e V sec. d.C., consistenti di barbari alleati dei Romani arruolati in unità su base tribale, che combattevano alla loro propria maniera ed erano comandate dai loro stessi leader tribali.
Ma dai primi anni del VI sec. d.C. i Foederati erano divenuti truppe di cavalleria ben addestrate ai modi di combattimento romani, e disciplinate, sempre arruolate tra Germani ed Unni, ma sotto il comando di ufficiali romani. I Foederati, secondo lo Strategikon, combattevano radunati in un unico meros di 6.000 – 7.000 uomini. Ricordiamo che un tipico esercito romano, attorno al 600 d.C., era composto da circa 20.000 cavalieri divisi in tre meros da 6.000 – 7.000 uomini. Ciò rifletteva il cambiamento nella tattica verificatosi tra il IV ed il VI sec. d.C. : non vi era più un centro di fanteria e due ali di cavalleria, ma solo, essendo la fanteria generalmente lasciata fuori dalla linea di battaglia, tre corpi di cavalleria (un centro e due ali). L’uso dei mere, dapprima non ufficiale, fu successivamente regolarizzato proprio nelloStrategikon, dove veniva fissato anche il numero di banda per meros.
Da notare che si presupponeva allora che alcune unità (ad es. i Foederati) fossero di elite, altri (ad es. gliIllyrikani) fossero di prima linea, mentre altre unità fossero più ordinarie.

Alle truppe regolari ed ai Foederati, si affiancavano poi contingenti di truppe alleate, i Symmachoi, che quindi ricoprivano il ruolo che nel IV e V sec. d.C. era stato dei Foederati.
Una tipica forza di spedizione del VI sec. d.C. , era composta solitamente da un mix dei tipi di truppa da me sopra descritti; ad es. l’exercitus che Belisario portò in Africa nel 533 d.C. per la sua campagna contro i Vandali era composto da 10.000 fanti e 1.500 cavalieri (in 4 unità) dell’esercito campale, 2.500 cavalieri (in 9 unità) dei Foederati e 1.000 cavalieri Symmachoi (600 arcieri a cavallo Unni e 400 Eruli).

Bisogna infine tener presente che le distinzioni non erano però rigidissime: i Romani di nascita potevano arruolarsi tra i Foederati, mentre per i Barbari era possibile arruolarsi nell’esercito regolare; così ad esempio gli Eruli, alleati all’Impero, fornivano sia contingenti di Symmachoi che unità di Foederati. Tipico è anche l’esempio delle cinque unità di cavalleria formate da Vandali che dopo la fine del loro regno si unirono all’esercito campale e non ai Foederati.

L’esercito di frontiera

Le truppe che costituivano l’esercito di frontiera, chiamate Limitanei o Castrensiani, erano anche esse divise in numeri o arithmoi. Le unità dell’esercito di frontiera di una certa provincia erano raggruppate sotto il comando di un Dux, che a volte poteva comandare anche le unità dell’esercito campale di stanza nella provincia stessa. A differenza delle truppe dell’esercito campale, i Limitanei erano poco adatti alle battaglie campali, ed erano poco più che una milizia part time, visto che, anche se i loro obblighi militari avevano teoricamente la precedenza, gli uomini si dedicavano ad attività lavorative civili.

In realtà non solo le unità dell’esercito di frontiera già esistenti nel IV e V sec. d.C. si erano così evolute, ma anche molte, se non la maggior parte, delle vecchie unità (risalenti cioè al IV sec. d.C.) dell’esercito campale, erano degenerate a questo livello; ciò era anche dovuto alla loro lunga permanenza nella stessa zona, che rendeva il reclutamento locale, ed il conseguente radicamento nella società civile del luogo, alla lunga inevitabile. Nel VI sec, d.C. , quindi, tra le unità dell’esercito di frontiera vere e proprie, e moltissime vecchie unità dell’esercito campale, oramai sostituite in esso dai nuovi numeri o arithmoi, non vi era alcuna differenza, se non il titolo.

Il reclutamento

La qualità delle truppe dell’esercito romano era quindi sottoposta ad una forte spinta verso il basso: non solo era scaduta, a partire probabilmente dalla fine del IV sec. d.C. la qualità delle truppe di frontiera, ma le stesse vecchie unità dell’esercito campale, presumibilmente durante il V sec. d.C. erano scadute nella stessa maniera.

Come faceva quindi l’Impero a mantenere un adeguato strumento militare ?

In effetti, come abbiamo visto sopra, erano reclutate nuove unità che venivano inserite nell’esercito campale; le provenienze di queste reclute erano le più svariate: alcune aree dell’Impero, come l’Isauria, l’Illirico, la Tracia o l’Armenia, davano buoni soldati, altri venivano da popolazioni soggette o comunque alleate, infine non venivano tralasciati neanche i prigionieri di guerra.
Ad esempio durante le guerre di riconquista di Giustiniano vennero reclutati Isauri, Illirici, Traci, Ostrogoti, Vandali, Persiani e Mori, che vennero mandati sui vari fronti dall’Italia alla Persia.
Durante il regno di Tiberio (578 – 582 d.C.) lo sforzo di reclutamento fu indirizzato verso i popoli barbari foederati: Franchi, Ostrogoti, Bulgari, Unni, nonché Illiri, Isauri, Misii e Paeoni provenienti dall’Impero. Il numero di uomini così arruolato doveva essere elevato, anche senza arrivare ai 150.000 uomini riportati da alcuni cronisti.  L’Imperatore Maurizio, sul finire del IV sec. d.C. reclutò invece soprattutto tra gli Armeni. Furono quasi esclusivamente le truppe così reclutate a sopportare il peso delle campagne di Giustiniano e dei suoi successori, dal momento che le vecchie unità dell’esercito campale furono lasciate ai loro compiti di presidio e guarnigione, che comportavano alla lunga lo scadere della disciplina e del grado di efficienza operativa. Allo stesso destino andarono però incontro i nuovi numeri o arithmoiuna volta che essi venivano destinati a compiti sedentari; basta pensare al caso delle truppe che avevano compiuto la riconquista dell’Africa: molti di questi uomini avevano sposato le vedove dei guerrieri vandali, e perciò richiesero in dote le terre già possedute dai Barbari. Al rifiuto di Giustiniano, si ribellarono, dando inizio ad una guerra civile nella provincia appena conquistata.

Un trend che si nota in tutto il sec. VI d.C. è la progressiva sostituzione delle truppe di origine romana con truppe di origine barbara, ciò evidentemente per il pesante drenaggio di risorse umane causato dalle continue guerre. Se ad esempio il corpo di spedizione di Belisario in Africa comprendeva solo 1000Symmachoi su un totale di 15.000 uomini, l’esercito con cui Narsete completò la riconquista dell’Italia comprendeva più di 9.000 Symmachoi Eruli, Gepidi, Longobardi ed anche Persiani (disertori, in questo caso).

Ma anche la fonte di reclutamento barbarica era destinata ad esaurirsi, man mano che i Germani fondavano i loro regni e gli amichevoli Unni venivano sostituiti dai molto meno amichevoli Avari.
Alla fine, come conseguenza delle lunghe e costose (in tutti i sensi) campagne di Eraclio, della pestilenza, del peggioramento delle condizioni economiche e delle successive disastrose perdite territoriali dovute alla conquista Araba, il sistema collassò, per essere poi gradatamente sostituito dal sistema tematico.

Nomenclatura

Da quanto detto finora, si evince che, nel periodo da me considerato, è molto difficile voler desumere le caratteristiche delle varie unità dai loro nomi, così come era in genere possibile fare con le truppe del IV sec. d.C. Consideriamo ad esempio il Cuneus Equitum Maurorum Scutariorum, unità di Limitanei, che costituì la guarnigione di Hermopolis in Egitto dal 340 d.C. al 538 d.C. , ed i Leones Clibanari, unità dell’esercito campale, forse fondata da Leone I (457 – 474 d.C.) che tra il 487 ed il 531 d.C. costituì la guarnigione di Arsinoe, sempre in Egitto. Dai nomi sembra che la prima sia un’unità di cavalleria leggera limitanea, la seconda un’unità di cavalleria pesante comitatense, ma in realtà, dopo un tale periodo passato sempre di guarnigione, probabilmente entrambe non erano altro che unità di milizia, poveramente montate ed inadatte a compiti operativi.

Ciò premesso è possibile dare qualche esempio di nomi di unità romane del VI e VII sec. d.C. , tenendo presente che accanto al nome ufficiale in Latino, ne esisteva anche uno in Greco.
Ad esempio la Legio IV Parthica era anche nota come Kouartparthoi, la Legio V Macedonica comeKouintanoi. Altre unità dalla lunga storia erano, ad es. i Cornuti Juniores, costituiti nel IV sec. d.C. comeAuxilia palatina, a Costantinopoli nel VI sec. d.C. o gli Equites tertio dalmatae, già noti dalla Notizia Dignitatum. Il record di longevità spetta però a due turmae del tema Thrakesion, citate ancora nel 949 d.C. , per cui si ipotizza una continuità con due unità tardo romane (IV sec. d.C. circa). Tra i nuovi numeri / arithmoi possiamo ricordare i Primi Felices Justiniani ed i Numidae Justiniani, costituiti in Africa da Giustiniano dopo la riconquista. Infine, tra le unità di guarnigione in Italia all’incirca nell’anno 600 d.C. ricordiamo i Regii (già citati nella Notizia Dignitatum), il Numerus Veronensium, il Numerus Theodosiacus (probabilmente già Equites Theodosiaci) e la Schola Gentilium, per un totale di circa 25 unità divise in quattro distaccamenti (mere ?) dell’exercitus d’Italia, con sedi a Ravenna, Roma, in Campania ed in Sicilia.

La lancia corta veniva usata contro la cavalleria, mentre, nei combattimenti di fanteria, veniva lanciata immediatamente prima del contatto.

Tutto ciò doveva dare agli skoutatoi sembianze vagamente tardo romane.

Gli psiloi sono armati di arco o giavellotto e possono essere schierati nei ranghi posteriori degli skoutatoi, se armati di arco, in modo da offrire loro supporto col tiro.
Questi psiloi sono in proporzione di 1 a 4 con gli skutatoi, così un’unità ad 16 ranghi avrà 12 ranghi di skoutatoi e 4 di psiloi.

I restanti psiloi vengono utilizzati in unità proprie di fanteria leggera. La fanteria è divisa in tagmata di circa 300 uomini; sul campo essa viene divisa in tre o quattro meros di circa 6000 -7000 uomini, di modo che, avendo a disposizione almeno 24.000 fanti, li si divideva in quattro meros, se meno di 24.000, in tre meros. L’impressione che ne deriva è quello di un esercito romano semipro più basato sulla cavalleria: nel VI secolo d.C. la fanteria già svolgeva un ruolo puramente difensivo o di supporto, nel VII secolo essa declina anche in numero, cosicchè nell’VIII secolo essa quasi scompare dal campo di battaglia.

Nota bene: ho cercato di translitterare i termini greci nel nostro alfabeto, seguendo l’esempio degli autori, principalmente anglosassoni, che ho consultato, non sono però sicuro dei risultati ottenuti; la pronunzia è però differente, essendo simile a quella del greco moderno; ad esempio bandon si legge vandon

autore: GIANFRANCO CIMINO

Nicola

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