La Sicilia orientale bizantina: continuità della lingua greca
Certamente, per decenni gli studiosi di storia bizantina della Sicilia hanno dibattuto sulla ininterrotta continuità dell’uso della lingua greca nell’isola. Essi hanno finito per schierarsi su due fronti opposti: da un lato quelli che affermano una completa latinizzazione romana; dall’altra coloro che, al contrario, ritengono che la popolazione sia rimasta greca senza soluzione di continuità dall’VIII secolo a.C. fino allo sbarco di Belisario.
Papa Gregorio Magno e la questione della lingua latina
Tuttavia, la corrispondenza in latino di papa Gregorio Magno è la fonte principale su cui si basa la tesi della latinizzazione. Eppure, diventa difficile spiegare come sia possibile passare da una totale latinizzazione alla fine del VI secolo a una totale grecizzazione entro il secolo VII.
Sappiamo, infatti, che il progresso del greco doveva creare inquietudine: papa Gregorio, pur essendo stato a Costantinopoli, insisteva sull’ostentazione di non conoscere il greco. Di conseguenza, il suo uso del latino con l’imperatore e i patriarchi sembra più un rifiuto ideologico che una prova della realtà linguistica siciliana, in un’epoca in cui il greco diventava l’idioma prevalente nell’amministrazione imperiale.
Le teorie sulla grecizzazione e l’immigrazione orientale
Inoltre, secondo la fazione che sostiene la latinizzazione, la svolta sarebbe dovuta all’arrivo di emigranti balcanici e monaci orientali in fuga dalle invasioni. Tuttavia, questa tesi è debole: città come Roma e Ravenna, pur ospitando forti colonie siriane e greche, non furono mai grecizzate.
D’altronde, gli immigrati tendevano ad adattarsi alla lingua locale. Bisogna inoltre notare che l’amministrazione bizantina non impose mai il greco a province latine, come dimostrano i casi di Ravenna e Bari. Perciò, la Sicilia rappresenta un caso unico che suggerisce radici più profonde.
L’evidenza delle catacombe e della cristianizzazione
È, invece, molto interessante la lettera inviata da papa Gregorio a Giovanni, vescovo di Siracusa, nel 598. Da essa apprendiamo che in città si parlava e forse si celebrava la messa in ambedue le lingue. Il Cristianesimo, infatti, fu introdotto in Sicilia non da Roma, ma direttamente dall’Oriente, facilitato dai rapporti commerciali con i porti levantini.
Inoltre, le iscrizioni sepolcrali paleocristiane rappresentano la prova definitiva della grecità della popolazione in età pre-bizantina. Delle numerosissime epigrafi di Siracusa, ben il 90% è in greco. Proporzioni simili si trovano a Catania e Lipari, dimostrando che il popolo, fin dai ceti più bassi, utilizzava questa lingua come idioma d’uso quotidiano.
La sintesi tra continuità ellenica e periodo normanno
Infine, la presenza di abitanti bilingui dovette determinare una situazione linguistica molto fluida, con un continuo processo di scambio. È perciò un fatto naturale che la cultura e la liturgia bizantina attecchissero tanto rapidamente in Sicilia, data l’esistenza di un così profondo substrato greco.
In conclusione, la continuità ellenica e i contributi bizantini si fusero in modo inestricabile. Infatti, dopo due secoli di dominio arabo, i Normanni trovarono che la popolazione cristiana era greca; non c’è alcuna indicazione che si fossero imbattuti in abitanti di lingua latina in nessuna parte dell’Isola.
AUTRICE: SUSANNA VALPREDA MICELLI
- Borsari S., La bizantinizzazione religiosa del mezzogiorno d’Italia, in «Archivio Storico di Calabria e Lucania», n. XIX, 1950, pp. 209-225.
- Borsari S., La bizantinizzazione religiosa del mezzogiorno d’Italia, in «Archivio Storico di Calabria e Lucania», n. XX, 1951, pp. 5-20.
- Borsari S., Il monachesimo bizantino nella Sicilia e nell’Italia Meridionale prenormanne, Istituto Italiano per gli Studi Storici, Napoli 1963.
- Falkenhausen V. von, Chiesa greca e chiesa latina in Sicilia prima della conquista araba, in Bizantini e Musulmani in Sicilia, Archivio Storico Siracusano Società Siracusana di Storia Patria, Siracusa 1981, pp. 138-155.
- Giunta F., Sicilia bizantina, Edistampa, Vicenza 1962.
- Irigoin I., La culture grecque dans l’Occident latin du VII au XIe siècle, in La cultura antica nell’Occidente latino dal 7. all’11. secolo: Settimane di studio del Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, 22: Spoleto 18- 24 aprile 1974, presso la sede del Centro, Spoleto 1975, pp. 425-456.
- Kislinger E., Formen der Migration ins frühmittelalterliche Süditalien (7.-9. Jh.), in Migration und Integration von der Urgeschichte bis zum Mittelalter. 9. Mitteldeutscher Archäologentag vom 20. bis 22. Oktober 2016 in Halle (Saale), Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie Sachsen-Anhalt, Halle 2017, pp. 285-293.
- Lavagnini, B., Greco o latino nella Sicilia bizantina?, in Actes du VIe Congrès International des Études Byzantines, Paris, 27 juillet-2 août 1948, École des Hautes Études à la Sorbonne, Paris 1950, pt. 1, pp. 127-128.
- Mandanikiotis A., Problemi di storia del cristianesimo antico e medievale in Sicilia, tra oriente e occidente, in Ricerche storiche ed archeologiche nel Val Demone. II Convegno, in «Archivio Storico Nisseno», Anno XI, n. 20, Gennaio-Luglio 2017, pp. 257-261
- Martin J.-M., Il Monastero di S. Filippo di Fragalà. Il contesto storico, in San Filippo di Fragalà. Monastero greco della Sicilia normanna, Adda, Bari 2018, pp. 15-27.
- Soraci C., La Sicilia romana. Secc. III a.C.-V d.C, Carocci, Roma 2016
- Spano B., La grecità bizantina e i suoi riflessi geografici nell’Italia meridionale e insulare. Libreria goliardica, Pisa 1965.





