Dogaresse bizantine a Venezia

Conosciamo tre casi di dogaresse bizantine, anche se per le informazioni che abbiamo è talvolta difficile separare la leggenda dalla realtà. Orso I Partecipazio (864-881) sembra aver preso in moglie una bizantina, che sarebbe stata una nipote dell’imperatore Basilio I, alla quale la tradizione veneziana lega l’origine della consuetudine ancora mantenuta (tra le poche che sopravvivono a Venezia) di donare alle donne amate il “bocolo”, ossia un bocciolo di rosa nel giorno della festa di S. Marco. Narra infatti la leggenda, almeno nella sua versione più diffusa, che Vulcana, la figlia della dogaressa, si era fortemente innamorata di un certo Tancredi, di condizione sociale assai inferiore alla sua. Non sarebbe stato possibile concludere il matrimonio e, di conseguenza, Vulcana gli disse di andare a combattere contro i Mori con l’esercito di Carlo Magno e di coprirsi di gloria: in questo modo il padre non si sarebbe più opposto al loro amore. Tancredi mantenne la promessa ma alla fine morì in guerra. Prima di morire, tuttavia, diede ad Orlando, suo compagno in battaglia, un bocciolo inzuppato del proprio sangue, perché lo consegnasse alla sua giovane amata, come ultimo pegno d’amore. Il 25 aprile, giorno del santo patrono, la ragazza fu trovata morta nel suo letto, con il bocciolo posato sul suo petto. E di qui sarebbe nata la delicata usanza di donare il bocolo.
La seconda dogaressa bizantina, e questa volta il racconto è storico, si ebbe nei primi anni dell’XI secolo. Quando infatti verso il 1004 Giovanni, figlio del doge Pietro II Orseolo, fu chiamato a Costantinopoli per celebrare la vittoria di Bari, dove la flotta veneziana aveva messo fine all’assedio arabo, vi sposò Maria, figlia del patrizio Argiropulo discendente dall’imperatore Romano I e, secondo i cronisti veneziani, nipote dell’imperatore Basilio II. In questo caso siamo bene informati, perché l’episodio è ricordato con molti particolari dal cronista Giovanni Diacono che, con evidente orgoglio civico, si dilunga sulla cerimonia nuziale officiata dal patriarca di Costantinopoli alla presenza di Basilio II e del fratello. Gli sposi si trattennero per qualche tempo ancora nella città imperiale; presero quindi la via di Venezia assieme, ma qui la dogaressa morì poco più tardi di peste assieme probabilmente al figlio avuto dall’Orseolo, al quale era stato imposto il nome di Basilio. A lei sembra da attribuire il racconto di S. Pier Damiani, relativo a una «donna di Costantinopoli» che avrebbe dato scandalo a Venezia per i costumi troppo raffinati:

Un duca di Venezia aveva in moglie una donna di Costantinopoli. Costei amava vivere una vita molle e delicata e si compiaceva a tal punto di cose morbide e piacevoli in modo non solo superstizioso ma, direi, artificioso, che disdegnava pure di lavarsi con l’acqua comune. I suoi servi avevano un gran da fare per raccogliere dappertutto la rugiada del cielo, con cui le preparavano a grandissima fatica un bagno. Faceva poi attenzione a non toccare mai il cibo con le mani. Gli eunuchi, addetti al suo servizio, avevano il compito di ridurre i suoi cibi in tante parti minutissime, che poi lei con certe forchettine d’oro a due o tre denti portava alla bocca e assaggiava. La sua stanza da letto inoltre profumava a tal punto di ogni genere di incensi e di profumi che, anche solo a raccontarlo, mi pare di sentire il puzzo e forse chi mi ascolta è capace di non crederci.

La peccatrice, termina il santo, fu infine punita da Dio e morì in preda a una malattia orribile che le corrompeva le carni spargendo un fetore intollerabile. Se la sua mollezza consisteva nel non lavarsi con acqua comune, nell’uso della forchetta per mangiare e non ultimo nel profumare la stanza da letto, si tratta evidentemente di consuetudini che mal si adattavano ai costumi ancora rustici della Venezia del tempo, mentre facevano parte integrante della ben più raffinata corte di Costantinopoli. Il richiamo di questa continuava tuttavia a essere forte e qualche anno più tardi, Domenico Selvo (o Silvio, doge di Venezia dal 1071 al 1084) prese in moglie una bizantina per volontà dell’imperatore Michele VII Ducas, forse Teodora sorella del sovrano stesso.

autore: GIORGIO RAVEGNANI

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Nicola

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