Il livore di Venezia: 12 marzo 1171

Il rapporto tra Bisanzio e Venezia si mostrò complicato fin dall’inizio: due grandi potenze che hanno sempre cercato di prevalere una sull’altra fino ad arrivare allo scontro finale con la Quarta Crociata nel 1204 d.C. Secondo Niceta Coniata i Veneziani erano “uomini nutriti dal mare, errabondi alla maniera dei Fenici, rotti a tutte le astuzie”,ma chi tra Venezia e Bisanzio ha portato la situazione al collasso?

Con l’ascesa al trono di Alessio I Comneno nel 1081 d.C, il primo grande problema che l’Impero bizantino è costretto ad affrontare è l’espansionismo normanno. In particolare Roberto Il Guiscardo, duca di Puglia e di Calabria, si mostrò il più attivo nel voler realizzare il disegno di conquista di Bisanzio e così l’imperatore bizantino, non disponendo in quel momento delle risorse necessarie per uno scontro con le milizie normanne, fu costretto ad intraprendere relazioni diplomatiche con Venezia, a cui fece richiesta di aiuto navale. Questo accordo è ritenuto dannoso per l’Impero in quanto, secondo molti studiosi, segna l’inizio di quel lungo declino che porterà Bisanzio alla capitolazione nel 1204 d.C, proprio a causa dei continui screzi e contrasti tra le due potenze.

L’episodio cardine di questo difficile rapporto avviene con Manuele I Comneno, quasi un secolo dopo Alessio I, che il 12 marzo 1171 d.C ordina l’arresto di tutti i Veneziani presenti nell’Impero e la confisca dei loro beni. Secondo le fonti greche il gesto dell’imperatore sarebbe dovuto a causa del disordine provocato dai Veneziani contro i commercianti delle rispettive Repubbliche Marinare di Genova e Pisa, che commerciavano anch’esse nell’Impero. L’anno precedente all’arresto, Manuele I emise una crisobolla – il “sigillo aureo” che venne istituito dalla cancelleria ufficiale di Bisanzio e che verrà poi adottato anche in Occidente – con la quale permetteva ai commercianti genovesi e pisani di commerciare oltre i territori dell’Impero,  riservando loro dei quartieri poco fuori Bisanzio per vivere e organizzare il commercio.

La presenza delle due Repubbliche concorrenti non piacque a Venezia, che decise di devastare e incendiare il quartiere dei Genovesi, provocando danni che l’imperatore ordinò di rifondere. Al rifiuto dei Veneziani seguì la decisione di Manuele I del loro arresto.

Secondo le fonti occidentali, vicine dunque ai Veneziani, il gesto del Comneno è dovuto a un evento avvenuto qualche anno prima: nel 1167 d.C tre ambasciatori bizantini vennero mandati dalla capitale a Venezia per ottenere l’appoggio dei Veneziani in funzione anti normanna. Il Doge rifiutò tuttavia di concedere a Manuele I l’aiuto richiesto, avendo intrapreso rapporti diplomatici con la corte siciliana già da qualche tempo. Inoltre, poco più tardi due figli del Doge avrebbero sposato due principesse ungheresi, in funzione chiaramente antibizantina.

L’accordo del 1081 d.C con Alessio I Comneno in funzione anti normanna ha portato Venezia ad avere una situazione privilegiata, autonoma ma di fatto dipendente dall’Impero, che traeva comunque minori vantaggi rispetto alla Repubblica marinara.

Alcuni storiografi testimoni dell’arresto dei Veneziani, come Giovanni Cinnamo e Niceta Coniata,  ritengono che nel tempo Venezia abbia mostrato presunzione e arroganza, tanto da unirsi a donne bizantine e mescolandosi quindi con i sudditi dell’Impero.

Niceta Coniata, che insiste sul fatto che la ricchezza e il troppo potere abbiano portato Venezia a comportarsi come se non fosse dipendente dall’imperatore di Bisanzio, ritiene che la superbia dei Veneziani abbia spinto Manuele I ad agire in questo modo.

Per quanto si cercherà di ristabilire un rapporto pacifico tra le due potenze, l’arresto del 12 marzo del 1171 è un affronto che non sarà dimenticato da Venezia, che non mostrerà remore nell’attacco a Bisanzio nel 1204 d.C. insieme alle altre città crociate.

autrice: AURORA COSTA

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Author: Nicola

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