Taranto bizantina: Dalla “polis” magnogreca al “Kastron” bizantino

I libri di storia parlano diffusamente di Taranto come di una importante città della Magna Grecia, dove nacquero importanti scuole filosofiche e soggiornarono valenti filosofi. Ci informano diffusamente della guerra scoppiata fra Taranto e Roma per il controllo del Mar Jonio. Ma ahimé poco ci dicono della presenza bizantina a Taranto. Eppure illustrerò quanto questa presenza sia stata importante per la storia della città bimare e non solo per essa.
Il periodo cronologico preso in considerazione va dal terzo decennio del VI secolo fin quasi alla fine dell’XI secolo, dalla guerra greco-gotica fino alla conquista normanna della città.
E’ importante ricordare che la guerra greco-gotica ebbe inizio nel 535 d.C. per volontà dell’ “augustus” bizantino Giustiniano, che voleva recuperare le terre d’ Italia all’ Impero Romano e strapparle ai barbari Goti.

In Puglia gli storici ritengono che in quel momento, non viveva nessun Goto. Taranto, come molte altre città pugliesi, si arrese quasi subito al generale Belisario. Lo storico Procopio, che ci parla diffusamente della sopramenzionata guerra, considera latinizzati gli abitanti delle città magnogreche. In realtà i linguisti ritengono che l’ elemento greco non sia mai stato del tutto cancellato in questa parte d’ Italia. Nel 542 d.C. Belisario venne richiamato a Costantinopoli e il re goto Totila occupò la Puglia e Taranto, che divenne la più importante roccaforte gotica. Il Merodio narra che Totila rimase colpito dalla fertilità del suolo, dalla mitezza del clima, dal porto grande e sicuro e decise di stabilirsi per un po’ di tempo in questo angolo di Puglia.
Molto probabilmente nel 546 d.C., il generale bizantino Giovanni, detto il Sanguinario, rioccupò Taranto e gli venne ordinato da Belisario di fortificarla e portarvi nuovi coloni. Giovanni studiò la conformazione della città e del territorio circostante e si accorse quasi subito che Taranto era molto estesa, però priva del tutto di fortificazioni. Pertanto decise di raccogliere gli abitanti della città e dei dintorni, oltre alla guarnigione bizantina, nell’ antica acropoli e di cingerla di mura. Per quanto riguarda il porto nel VI secolo, esso è sicuramente meno importante rispetto a quelli di Otranto e Brindisi, dato che la “polis” era decentrata riguardo alle rotte da e per il Mediterraneo orientale, però assunse un ruolo fondamentale come porto militare e luogo di approvvigionamento delle truppe bizantine collocate fra Otranto e Reggio Calabria .
Ben sappiamo come la guerra greco – gotica abbia stremato la popolazione italica e gli stessi Bizantini che non riuscirono a fermare, dopo la vittoria sui Goti, i Longobardi che guidati da Alboino scesero in Italia conquistando parecchi territori. In soli tre anni i Bizantini persero gran parte dell’ Italia, conservando le terre prevalentemente costiere grazie alla supremazia sui mari. Venezia, l’ Esarcato di Ravenna, i ducati di Roma e Perugia, la Pentapoli, la Puglia, Napoli, la Corsica, la Sardegna, la Sicilia e la Calabria rimasero in possesso di Bisanzio, benché minacciati dalle scorrerie longobarde.

Bisogna passare al secolo successivo, quindi al VII, per assistere al tentativo dell’ imperatore bizantino Costante II di strappare in Italia quante più terre possibili ai Longobardi. Il papa Vitaliano (657-672) aveva richiesto l’ aiuto dell’ “augustus” perché si sentiva fortemente minacciato dai Longobardi. Costante II nel 663 d.C., proveniente da Atene, insieme alle sue truppe decise di sbarcare a Taranto. Ma perché fece questa scelta? Perché non preferì Brindisi od Otranto? Sicuramente sbarcare nella città bimare permetteva un quasi immediato controllo delle due arterie stradali, l’ Appia Antica e l’ Appia Traiana, di fondamentale importanza per il controllo della Puglia. Certamente questa scelta mise in evidenza come fossero di buon livello le strutture portuali della città bimare, efficienti e moderne, così come potevano esserle a quei tempi. E’ evidente che nel VII secolo il porto di Taranto avesse una funzione prettamente militare, mentre quella mercantile fosse di secondaria importanza. E’ bene ricordare come la presenza di una comunità ebraica a Taranto abbia favorito i commerci marittimi e non solo quelli. Ahimé la spedizione antilongobarda di Costante II non ebbe grande successo, benché ci fossero degli iniziali risultati positivi come la conquista di Oria, Ceglie Messapica, Conversano, Monopoli, il saccheggio di Bari, Siponto, Erdonia e la distruzione di Lucera. Successivamente assediò Benevento, ma non riuscì a conquistarla. In seguito proseguì per Napoli e poi raggiunse Roma, le cui chiese vennero depredate molto probabilmente per pagare lo stipendio ai soldati. A questo punto l’ imperatore passò in Sicilia per porre le basi per una grande spedizione contro i Musulmani, che oramai dominavano il Mediterraneo. Ma a Siracusa nel 668 d.C. venne assassinato, grazie a una congiura di palazzo. I Longobardi beneventani, approfittando della morte dell’ “augustus” bizantino, conquistarono prontamente Brindisi e Taranto, che passarono ben presto e nuovamente in mano bizantina.

L’VIII secolo può considerarsi un periodo di grande tranquillità e prosperità per i territori bizantini in Italia e quindi anche per la città bimare. L’ unico problema erano le tasse che gravavano sui cittadini e che creavano qualche malcontento.
Il IX secolo fu un periodo molto difficile per l’ Italia meridionale, infatti la pressione e le scorrerie degli Arabi o Saraceni furono frequenti. Numerosi gli attacchi e le scorrerie arabe che fruttarono schiavi e un ingente bottino. Taranto fino all’ 840 d.C. vide alternarsi la presenza dei Bizantini e dei Longobardi, anno in cui fu presa dai Saraceni. L’ anonimo longobardo che scrisse il “Chronicon Salernitanum” visitò la “polis” magnogreca negli ultimi mesi dell’839 d.C., di lì a poco la città sarebbe passata in mano saracena. L’ anonimo descrive Taranto, che appare dal racconto una città profondamente legata al mare. Ci parla delle numerose osterie e mercati, dove si vendono cibi, vini, vasellame. Gli appare una città affollata e ricca. Nell’840 d.C. i Saraceni conquistarono Taranto e vi soggiornarono per 40 anni. Bari verrà espugnata dagli infedeli 7 anni dopo e riacquisterà la libertà 9 anni prima della “polis” magnogreca. Ma perché gli Arabi decisero di occupare Bari e Taranto e non fare solo bottino come avevano fatto in passato con altre città italiane? Vi era un preciso progetto strategico e commerciale da parte dei Saraceni, che conquistando le due città pugliesi sopramenzionate, si assicuravano il controllo dello Jonio e del basso Adriatico, oltre che dell’ Appia Antica e dell’ Appia Traiana. Durante l’ occupazione saracena il porto di Taranto ebbe un notevole sviluppo militare e mercantile. Venne creato un Arsenale, dove si costruivano e si riparavano le navi arabe. Il monaco franco Bernardo insieme al monaco Teodemundo giunsero a Taranto, durante l’ occupazione saracena, per imbarcarsi alla volta di Alessandria d’ Egitto. Narrano che nel porto ci fossero ben sei navi con un carico di 9.000 schiavi cristiani. Tutto ciò a dimostrazione di come il porto di Taranto venisse utilizzato per il commercio degli schiavi.

Gli attacchi pirateschi compiuti nello Jonio da parte degli Arabi minacciarono seriamente i Bizantini, il cui imperatore Teofilo (829-842) chiese aiuto ai Veneziani, anch’essi preoccupati dall’ occupazione araba della Sicilia e dai continui attacchi pirateschi nei mari. Il doge Pietro Tradonico rispose all’ invito dell’ “augustus” Teofilo, inviando 60 navi contro i Saraceni di Taranto, che ahimé nello scontro svoltosi nelle acque di Crotone vennero distrutte e buona parte dell’ equipaggio delle navi catturato. I Saraceni tarantini, consci delle proprie forze, giunsero nell’ alto Adriatico e nel marzo dell’840 d.C. saccheggiarono Ossero nell’ isola di Cherso, poi si diressero verso Ancona che verrà data alle fiamme e si ritirarono con un ingente bottino e numerosi prigionieri. A sconfiggere definitivamente i Saraceni ci pensò Ludovico II che conquistò Bari nell’871 d.C. e il generale bizantino Leone Apostyppes che occupò Taranto nell’880 d.C., collocandovi una guarnigione. Il primo provvedimento di Leone Apostyppes fu di vendere come schiavi gli abitanti e la città accolse circa 3.000 coloni che giunsero da varie province dell’ Impero bizantino e in particolar modo dal Peloponneso. Si sa che nell’886 d.C. venne nominato un vescovo di rito greco per la “polis” magnogreca che evidenzia come oramai buona parte degli abitanti di Taranto fosse di origine greca. Bisanzio utilizzò il porto come base navale per rintuzzare e combattere le continue scorrerie saracene, che erano una continua minaccia per le città costiere dello Jonio. Inoltre vennero ripresi i contatti commerciali con Costantinopoli.
Certamente il X secolo non si aprì bene per Taranto. Numerose erano le incursioni dei Saraceni in cerca di bottino e di schiavi da vendere in Africa settentrionale. Nel 925 d.C. gli Arabi occuparono Oria, una cittadina di origine messapica a circa 40 chilometri da Taranto. Nel 927 d.C. un numeroso esercito di infedeli espugnò la città, uccidendo la maggior parte dei cittadini e portandosi in Africa quei pochi che riuscirono a sopravvivere. Qualche famiglia riuscì a scampare all’ eccidio e alla schiavitù come i Merlato e i Giungato che ritornarono in città quando questa fu ricostruita.

Il Regaldi visitò Taranto nel 1845 e innamoratosi della città lasciò questa iscrizione: Ubi seges est, ibi caput magnae graeciae fuit, ubi Tarentum est, ibi arx formidabilis erat, tu Quinte Fabi Maxime, vos, Gothi et Saraceni, ne gloriemini! Urbem vos, funditus, crudeliter devastastis: sed delicias suas, mirum naturae spectaculum potuistis? (Dove è ora campagna, lì fu la capitale della Magna Grecia; dove è Taranto, là sorgeva una rocca ardita; tu Quinto Fabio Massimo, voi Goti e Saraceni non gloriatevi. Distruggeste crudelmente la città, ma potevate annullare le sue delizie, lo straordinario spettacolo della natura?).

Per quaranta anni Taranto scomparve dalle carte geografiche e fu uno sbiadito ricordo per quei pochi che riuscirono a sfuggire alla sua distruzione. Rischiò di fare la fine di tante città dell’ antichità, che oggi vengono studiate attraverso delle campagne archeologiche. Si pensi a Leptis Magna in Africa o a Cesarea di Palestina, per fare qualche esempio.

Nel 967 d.C. l’ imperatore bizantino Niceforo Foca, timoroso che il sovrano tedesco Ottone I volesse occupare l’ Italia meridionale e preoccupato che i Saraceni creassero un villaggio là dove sorgeva Taranto, affidò al “magistros” Niceforo Foca, omonimo dell’ imperatore e uno degli uomini di fiducia dell’ “augustus”, l’ incarico di ricostruire la “polis” magnogreca. Pertanto il “magistros” giunto a Taranto, visitò l’ area dove sorgeva la città e ordinò di far sorgere la nuova, là dove era l’ acropoli della città greca, quella che oggi viene chiamata “città vecchia”. Allargò la superficie dell’ isola, dove sorgeva l’ acropoli della città greca, con materiali di risulta; costruì numerosi e nobili edifici e cinse la “polis” di possenti mura. Quindi come scrisse il Merodio:”da un rozzo scoglio formò una comoda città, come al presente si vede”. Niceforo Foca dovette risolvere un problema di grande importanza: come portare l’ acqua in città. I Saraceni avevano distrutto l’ acquedotto che portava l’ acqua da una località chiamata Saturo, a pochi chilometri dalla città. Pertanto Niceforo Foca fece costruire un nuovo acquedotto che portava l’ acqua dalla sorgente di Vallenza, distante 40 chilometri dalla “polis” magnogreca. Le strade ricostruite si rifacevano all’ asse viario romano ed anche a quello greco. Non è possibile dimenticare la costruzione, in quel periodo, del ponte a sette arcate sullo stretto del Mar Piccolo, denominato Ponte di Porta Napoli, che permetteva di collegare Taranto al territorio circostante. E’ bene ricordare che il ponte subì numerose riparazioni, ma la parte inferiore dei suoi piloni evidenzia tutte le caratteristiche delle costruzioni bizantine. A questo punto era necessario ripopolare la “polis”. Ritornarono quelle poche persone che quaranta anni prima erano scampati alla schiavitù e alla morte, gente che abitava nel contado e coloni provenienti dalla Grecia. La città, possiamo a questo punto chiamarla bizantina, rinacque ed ebbe contatti marittimi con Costantinopoli. Divenne la roccaforte della resistenza bizantina fino a quando i Normanni riusciranno a conquistare tutta l’ Italia meridionale. Nelle fonti bizantine Taranto viene designata con il termine “kastron”, indicante le città fondate dai Bizantini nel mezzogiorno d’ Italia.
La città rifondata, cinta di imponenti mura, ritornò tra i possedimenti di Bisanzio, ma per i rimanenti anni del X secolo dovette sempre vigilare sulle costanti incursioni dei Saraceni nello Jonio e nel Basso Adriatico. Sicuramente l’ unico aiuto e conforto in questi anni difficili per i Tarantini era offerto dalla Chiesa, anche se le notizie su di essa sono poche e scarse.
I Normanni, cioè uomini del Nord, provenivano dalla Svezia, dalla Norvegia e dalla Danimarca. Nel IX e X secolo numerosi pellegrini normanni attraversarono l’ Italia meridionale per raggiungere i luoghi santi. Nei primi anni dell’XI secolo Melo di Bari, nobile ed influente cittadino barese, con l’ aiuto di suo cognato Detto invitò le prime “compagnia di ventura” normanne a venire in suo aiuto nella rivolta antibizantina della città barese. Si narra che Melo incontrasse per la prima volta pellegrini normanni intorno al 1015 nel santuario di San Michele sul Gargano e questi gli promisero che avrebbero mandato delle truppe, una volta raggiunta la Normandia, per aiutarlo nella sua rivolta antibizantina. Comunque Bisanzio, per reprimere la sommossa, inviò in Puglia il capitano Basilio Boioannes che annientò i rivoltosi capeggiati da Melo e si riappropriò delle città perdute. Quindi fino al 1035 la Puglia fu saldamente nelle mani dell’ Impero Romano d’Oriente. Intanto sempre più Normanni raggiunsero il meridione d’ Italia in cerca di fortuna. Un esempio è Guglielmo Bracciodiferro che ottenne la contea di Puglia e nel 1047 venne riconosciuto dall’ Imperatore Enrico III di Franconia (1017-1056) quale conte di Puglia. In un primo tempo i Normanni vennero accolti dalla popolazione meridionale come alleati contro l’eccessivo fiscalismo dei Bizantini, ma successivamente vennero considerati come degli intrusi, dato che saccheggiavano villaggi e perfino chiese. Pertanto il papato, capeggiato da Leone IX (1002-1054) che divenne papa dal 1048, si pone come alleato dei Bizantini per scacciare questi “uomini del Nord”, che sempre più la facevano da padroni nel mezzogiorno d’ Italia. I Normanni, stanziati in Campania, Puglia e Calabria, si allearono per combattere le truppe pontificie, imperiali e bizantine che verranno annientate nel 1053 a Civitate sul Fortore. I Normanni prenderanno numerosi prigionieri fra cui lo stesso papa Leone IX. Dal 1053 al 1059 gli “uomini del Nord” conquisteranno tutto il sud Italia ad eccezione di Bari, Trani, Taranto e Otranto. Intanto nel 1059 il papa Niccolò II, appena giunto sul soglio pontificio, riconobbe le conquiste normanne nel meridione d’ Italia e offrì il titolo di duca di Puglia e Calabria oltre che di tutti i territori che avrebbe condotto sotto il suo dominio a Roberto il Guiscardo. Infine nel 1063, dopo una strenua resistenza, Taranto si arrese per fame ai nuovi conquistatori. Sicuramente nella data sopramenzionata termina il potere politico di Bisanzio su Taranto. Ma non ha fine la presenza bizantina nella città bimare. Cominciando con la città “Vecchia”, così soprannominata oggi, costruita dove un tempo vi era l’ acropoli della “polis magnogreca”. Grazie ai Bizantini la città rinacque dopo 40 anni, come la Fenice dalle proprie ceneri, certamente più piccola in estensione rispetto alla città magnogreca per poter meglio essere difesa. Inoltre molte espressioni dialettali tarantine sono di origine greca. Vorrei ricordare come esempio l’ espressione “ u rummàt” che significa la spazzatura. Infine non si può sottacere che molti cognomi presenti oggi a Taranto evidenziano l’ origine greca di diverse famiglie che vivono nella “polis bizantina”. Basile, Calò, Catapano, Procopio, Sfacteria, Spiridione mostrano come molti coloni giunsero dalla Grecia per ripopolare Taranto. E’ opportuno ricordare come in una Scuola Superiore di Taranto è stato presentato ultimamente un progetto per l’ insegnamento della lingua neogreca, proprio per riannodare i rapporti culturali e linguistici con la Grecia, che negli ultimi secoli si erano un po’ ridotti. Così come per proseguire su questa linea è nato un gemellaggio fra Atene e Taranto. Inoltre un professore della provincia jonica, molto recentemente, ha pubblicato in italiano una grammatica per lo studio del neogreco, cosa che non avveniva in Italia da molti anni. Tutto ciò evidenzia come nella “polis” bizantina, negli ultimi anni, ci sia la volontà di riscoprire e studiare non solo la storia della città magnogreca ma anche quella alto-medievale della città, con la riscoperta e l’ intervento su edifici e costruzioni alto-medievali della “polis” per la loro tutela e conservazione affinché le generazioni future non dimentichino il passato e tengano sempre a mente la celeberrima frase di Cicerone: “Historia magistra vitae est”

BIBLIOGRAFIA

Merodio A., Istoria Tarentina (manoscritto), Napoli, 1680;
De Vincentiis D.L., Storia di Taranto, Taranto, 1983;
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Corsi P., Ai confini dell’ Impero: Bisanzio e la Puglia dal VI all’XI secolo, Bari, 2003;
Treadgold W., Storia di Bisanzio, Bologna, 2005.

Author: Giampiero Lovelli

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